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pubblicato il 01/dic/2014 21:26

Renzi chiede sprint a Pd ma blinda Italicum: non si cambia

Il premier: inimmaginabile riaprire la discussione

Renzi chiede sprint a Pd ma blinda Italicum: non si cambia

Roma, 1 dic. (askanews) - Il timore di Matteo Renzi è quello del trappolone, dell'ennesima riedizione della "tela di Penelope" che potrebbe andare in scena su riforme, legge elettorale e Quirinale, e per questo il premier ha voluto chiedere un nuovo voto nella Direzione Pd (alla fine solo due saranni contrari). La legge elettorale va fatta subito, ha detto, "io chiedo che ci sia un voto oggi sulla convinzione di proseguire il percorso delle riforme. Voglio sapere se il Pd è d'accordo con me sul fatto che le riforme vanno accelerate, non ritardate".

E se la minoranza chiede di ridiscutere anche i capilista bloccati, la risposta è netta: "Non è immaginabile che adesso si riapra la discussione sui punti condivisi, dal Pd, Ncd, Sc, e per il 90% da Fi". Di nuovo, il messaggio è chiaro: "Le leggi elettorali non si fanno da soli, chiaro che si può sempre migliorare tutto, ma è sottile il confine tra il desiderio di migliorare e il tentativo di rompere".

Un ragionamento che Renzi fa anche sul fronte delle riforme della Costituzione: "Il tema delle riforme lo puoi rimettere in discussione quanto vuoi, ma sai benissimo che corri il rischio di azzerare tutto. E' l'esercizio non dico della tela di Penelope, ma quello che riannoda costantemente i fili e che riporta sempre al punto zero, un file che si scrive e che si dimentica di salvare. Nella riforma costituzionale che sta uscendo... Sì, io preferirei i sindaci ai consiglieri regionali, ma si è fatta una scelta diversa perché per arrivare a quel punto era necessaria una mediazione".

Proprio nel pomeriggio, uno degli esponenti dell'ala dura della minoranza alla Camera spiegava: "Difficile che lui riesca ad approvare la legge elettorale prima di eleggere il nuovo presidente, credo che ci sarà chi glielo impedirà...". Ma, appunto, il premier oggi ha usato toni ultimativi: il Pd deve sì discutere, ma poi "riabituarsi alla capacità di stare insieme"; l'astensionismo in Emilia Romagna non è colpa del Jobs act, ma della "disaffezione" degli elettori verso "l'intera classe dirigente emiliana". Ma, ha avvertito, "non c'è alcuna ragione per bloccare o ritardare la legge elettorale. Berlusconi ha detto che prima vuol fare il nuovo Presidente della Repubblica, e questa proposta è da respingere al mittente". E, ha sottolineato, tutti ricordino che "s'avanza una nuova destra. E' un elemento che dovrebbe farci riflettere. Fuori di noi non ci sono le magnifiche sorti e progressive, c'è Salvini".

Il congresso, ha aggiunto, si farà "nel 2017", quindi la minoranza si metta l'anima in pace. E tutti ricordino che il voto in Emilia e Calabria conferma il 40,8% "non era un'una tantum". Un dato che dimostra, tra l'altro, come il Partito Democratico abbia "sostanzialmente fatto saltare Beppe Grillo". E "se si è stancato lui, figuriamoci quelli che lo hanno votato...". Ma soprattutto, quanto accaduto "ha causato divisioni fortissime nei Cinque stelle, che avranno conseguenze su tutta la prossima legislatura a partire dalle scadenze istituzionali". Il segretario del Pd e premier ipotizza dunque "il coinvolgimento con quelle persone che non considerano più il blog l'unica bussola", sembrerebbe sull'elezione del prossimo Presidente della Repubblica. "Nessuno offre un'alleanza politica, ma su qualche punto - conclude Renzi - possiamo portarli a discutere come abbiamo fatto sulla legge elettorale".

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