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pubblicato il 03/ott/2016 19:58

Renzi cerca tregua con minoranza Pd e sonda partiti su Italicum

In direzione non una proposta di riforma elettorale ma paletti e mandato a capigruppo e Guerini per confronto

Renzi cerca tregua con minoranza Pd e sonda partiti su Italicum

Roma, 3 ott. (askanews) - Una direzione Pd che riduca il più possibile le distanze con la minoranza, almeno con l'ala di Gianni Cuperlo, e mandato esplorativo ai capigruppo, o ai vicesegretari, per sondare le proposte delle altre forze politiche: è questo, secondo quanto si apprende da fonti Pd qualificate, il percorso immaginato da Matteo Renzi per provare a sminare la strada verso il referendum dalla polemica sulla legge elettorale. Nessuna proposta Pd, insomma, ed è lo stesso segretario-premier a precisarlo: "Se bisogna cambiarla si cambia(la legge elettorale, ndr), ma non presentando un'altra proposta, altrimenti fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no. Siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarci".

Per andare a "vedere le carte", appunto, il leader Pd vuole che la direzione affidi un mandato ad esplorare, affidato probabilmente ai capigruppo in Parlamento Luigi Zanda e Ettore Rosato, o ai vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.Un giro d'orizzonte con gli altri partiti per mettere nero su bianco le ipotesi di riforma di ciascuno.

Di fatto, spiegano, un' iniziativa che servirà a Renzi a togliere ai suoi avversari, interni ed esterni al Pd, l'argomento della legge elettorale per giustificare il no al referendum: se i partiti terranno fede alle posizioni espresse con le mozioni votate alla Camera, si certificherà che al momento solo il Pd è disponibile a ragionare di legge elettorale e che sono proprio i tanti critici dell'Italicum a non voler mettere mano da subito alla riforma. Ma anche se si entrasse nel merito, sarebbe ben difficile trovare un'intesa rapida sulle modifiche da apportare.

Il Pd, infatti, in direzione fisserà anche i suoi paletti: non verrà presentato un Italicum-bis, o un sistema alternativo, ma ci si limiterà a mettere nero su bianco i criteri irrinunciabili.Non solo "governabilità e rappresentanza", come fin qui detto: il compito affidato a Guerini in queste ore è quello di studiare una formulazione che consenta di fare breccia anche nella minoranza Pd, almeno in quella parte più disponibile al dialogo. Un lavorio iniziato già al momento del voto sulle mozioni alla Camera e che ha costretto le varie anime della minoranza a trattare per evitare di andare in ordine sparso.

Si guarda in particolare a Cuperlo, che anche nell'intervista di oggi a Repubblica continua a mostrarsi aperto al confronto, a differenza dei bersaniani che da giorni bollano come "propaganda" le aperture del premier. Il punto è trovare una mediazione sufficiente a convincere almeno Cuperlo e i suoi: l'ex sfidante di Renzi non giudica sufficiente il premio alla coalizione, chiede di eliminare il ballottagio e invoca una proposta del Pd in Parlamento.

Renzi non ha chiuso del tutto la porta sul doppio turno, lo scorso giovedì a Perugia ha detto: "Dire che il ballottaggio non va bene, vorrebbe dire che tutti i sindaci non vanno bene. Però - ha aggiunto - non voglio entrare nella polemica, mi va bene trovare le ragioni che ci uniscono". Il premier vuole che la legge elettorale sancisca un vincitore, non accetta soluzioni che aprono la strada alle larghe intese, e senza il doppio turno è difficile garantire questo obiettivo. Ma è disposto ad ascoltare le soluzioni alternative che gli arriveranno dalla minoranza, anche se non a prenderle a scatola chiusa. Possibile poi una modifica del meccanismo dei capilista bloccati, per venire incontro ad un'altra delle critiche più forti.

Più delicato il tema del premio alla coalizione, che Renzi potrebbe anche prendere in considerazione ma che la minoranza, Cuperlo compreso, considera solo un escamotage per poter allargare a Ncd e Verdini tra il primo e il secondo turno, riducendo il peso della sinistra Pd. Il premio alla coalizione, invece, è una delle richieste chiave di centristi e Fi.

Del resto, gli uomini del premier hanno studiato nel dettaglio il comportamento della minoranza in occasione del voto sulle mozioni alla Camera e hanno notato che diversi esponenti della minoranza, soprattutto cuperliani, hanno votato a favore del testo di maggioranza anziché astenersi. Ottenere il sì al referendum almeno di una parte della minoranza è considerato una priorità dal premier, spiegano, e per questo si tenterà tutto il possibile in direzione.

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