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pubblicato il 16/apr/2015 20:59

Renzi avanti su Italicum, Speranza al bivio Bersani o dialoganti

Premier non ha gradito mossa di ieri. 'Duri' puntano al congresso

Renzi avanti su Italicum, Speranza al bivio Bersani o dialoganti

Roma, 16 apr. (askanews) - Dall'entourage di Matteo Renzi si descrive un premier soddisfatto per l'esito della riunione di ieri sera con i deputati Pd, ma parlando con diversi parlamentari si capisce che la mossa di Roberto Speranza non è piaciuta affatto e che, adesso, le possibilità di ricucire un rapporto non sono molte.

Quella scelta di dimettersi subito dopo la relazione di Renzi ha dato fastidio, "voleva bloccare il voto dell'assemblea", ragiona un renziano, e questo al premier non è piaciuto per niente. Ma anche parecchi di Area riformista - come Enzo Amendola, Dario Ginefra, Davide Zoggia, Cesare Damiano - pensano che ora si debba cercare di trovare una via d'uscita e il capogruppo dimissionario si trova di fatto ad un bivio che potrebbe cambiare gli equilibri interni al partito e alla minoranza. Se l'ala dura di Bersani, Fassina, Gotor e D'Attorre punta ormai ad una "verifica" nel partito dopo le regionali, un simil-congresso per preparare le assise vere e proprie del 2017, i 'dialoganti' ritengono che si sia tirata troppo la corda e su questi punta Renzi per i prossimi mesi.

"Poteva emanciparsi da Bersani - è il ragionamento dei renziani su Speranza - aveva l'opportunità di affrancarsi, invece ha scelto un'altra strada". Una strada che, appunto, nemmeno tutta Area riformista approva fino in fondo. Oggi, secondo quanto riferiscono parlamentari Pd, sono stati diversi gli esponenti della minoranza che hanno suggerito a Speranza di trovare un modo per ricucire. Di sicuro, i toni sono molto diversi.

Basta sentire le dichiarazioni di Alfredo D'attorre, da una parte e Davide Zoggia, dall'altra, entrambi bersaniani. Il primo definisce "ridicola la minaccia di Renzi di andare a votare" e aggiunge: "Dopo questo strappo sull'Italicum che inevitabilmente lascerà un segno, credo sia giusto avere un momento di verifica nel partito per verificare se gli iscritti e i militanti stanno dalla parte di Renzi". Zoggia, invece, spiega che la minoranza presenterà certamente i propri emendamenti in aula, ma se poi dovessero essere bocciati "voteremo sì all'Italicum". E la stessa cosa pensa Damiano, per esempio: "Dobbiamo evitare assolutamente la fiducia. Detto questo, si fa la battaglia sugli emendamenti, si vince o si perde. Ma in ogni caso alla fine si vota l'Italicum".

Già ieri sera, del resto, la minoranza ha evitato di mostrare le proprie divisioni solo abbandonando l'aula, mentre l'orientamento iniziale, un paio di giorni fa, era quello di votare no. Quando si è capito che molti di Area riformista si sarebbero limitati a non votare, lasciando il no solo all'ala dura, anche i più intransigenti hanno ripiegato sul non voto. Un escamotage che non potrà essere ripetuto in aula, a meno che il governo non metta la fiducia, ricompattando la minoranza.

Oggi, però, sono riemerse le diverse linee: "Ci sono dei giovani con dei principi", ha commentato Bersani quando gli è stato chiesto se le dimissioni di Speranza siano da considerare irrevocabili. Bersani e l'ala più dura vedono in Speranza il volto giovani su cui impostare la "nuova fase" dei rapporti nel Pd, ovvero quella di contrapposizione aperta che prepari il nuovo congresso. In realtà, però, chi ha parlato con il capogruppo dimissionario racconta una realtà un po' diversa: "Sta a Renzi fare una mossa, è lui che deve fare un'apertura, almeno sulla riforma del Senato. Un'apertura concreta, non le poche parole dette all'assemblea". E, appunto, il fronte più moderato della minoranza spinge per una ricucitura.

L'apertura che auspica Speranza, però, al momento, non sembra esserci. Il vice-segretario Lorenzo Guerini, interpellato dai cronisti alla Camera, risponde così: "La prossima settimana il gruppo si riunirà per confrontarsi sulle dimissioni di Speranza. Al quale rivolgo ancora un appello a riconsiderare la sua decisione perchè serve un Pd unito e compatto". Niente di più, però, nessuna traccia di concessioni. E anche il fatto che Renzi, con i suoi, commenti "Adesso concentriamoci sulle priorità, a cominciare dall'economia" sembra significativo. Contatti ci saranno ancora nei prossimi giorni, prima della riunione del gruppo che, la prossima settimana, dovrà discutere proprio delle dimissioni di Speranza. Ma i margini non sembrano molti e in tanti cominciano a guardare a Ettore Rosato, attuale vice-capogruppo vicario, come al possibile sostituto.

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