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pubblicato il 09/giu/2015 09:02

Renzi apre sulla scuola e dice basta ai diktat dalle minoranze

Campanelli d'allarme da regionali, ma avanti sino al 2018

Renzi apre sulla scuola e dice basta ai diktat dalle minoranze

Roma, 9 giu. (askanews) - Matteo Renzi conferma l'apertura sulla scuola, ma nella direzione nazione del Pd dice basta ai diktat. Il segretario democratico, di ritorno dal G7 in Baviera, ha affrontato ieri sera la riunione che si è svolta alla luce dell'esito delle elezioni regionali, dalle quali, ammette, sono arrivati "molti campanelli d'allarme", benchè il premier continui a ritenere soddisfacente i risultati. Con le minoranze, e in particolare i fuoriusciti da partito, usa la metafora calcistica: dopo le primarie, non si scappa con il pallone. Quindi Renzi invoca il codice di condotta interna e punta il dito contro chi nel Pd non ha votato la fiducia in Parlamento, da loro non vuole ramanzine sull'unità del partito.

Sulla riforma della scuola il presidente del Consiglio arriva a dare la disponibilità del governo a prolungare la discussione anche di 15 giorni e ribadisce l'apertura a modifiche anche per la riforma del Senato, sottolinenado di non avere paura dei numeri a palazzo Madama. Proprio al Senato nei giorni prossimi si vedrà se i toni più concilianti del premier sono riusciti a placare le minoranze del partito, in procinto di decidere la linea da assumere proprio sulla scuola, nelle prossime ore in commissione e poi in Aula.

E' Gianni Cuperlo a ribattere al segretario chiedendo più sinistra nel partito e sottolineando che le urne hanno detto al partito che è ora di cambiare rotta.

Quindi, nella direzione nazionale del Pd, gli attacchi di Renzi indirizzati all'esterno del partito: La Lega non è credibile, Beppe Grillo mente sull'esito delle regionali, Rodotà è un uomo della prima Repubblica, Landini è destinato alla sconfitta. Rimangono però gli equilibri del Pd al centro dell'attenzione di Renzi, e nella riunione di ieri sera i messaggi erano tutti diretti alle minoranze con le aperture e gli avvertimenti, in vista della maratona parlamentare da qui a fine luglio e per arrivare al traguardo finale che rimane quello del 2018.

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