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pubblicato il 10/ott/2016 21:52

Renzi apre su Italicum, minoranza Pd non lo vota: "Non basta"

Premier: avviamo confronto ma in commissione si va dopo il referendum

Renzi apre su Italicum, minoranza Pd non lo vota: "Non basta"

Roma, 10 ott. (askanews) - La "mossa" preannunciata c'è stata, Matteo Renzi ha fatto un ulteriore passo in direzione di chi chiede di modificare l'Italicum, ma le aperture del premier non bastano alla minoranza Pd che, seppure con toni diversi, chiede al leader una proposta concreta già "nei prossimi giorni". Un distinguo non da poco, perché Renzi ha invece rinviato a "dopo il referendum" la calendarizzazione della questione in commissione Affari costituzionali, limitandosi nell'immediato a promettere un sondaggio degli altri partiti affidato ad una delegazione Pd nella quale entrerà anche la sinistra del partito. Non a caso, la minoranza non partecipa al voto finale sulla relazione del leader.

I toni, come spesso accade, non riflettono appieno la tensione che dilania il partito. Il leader riserva solo qualche frecciata alla minoranza ("Ho letto una girandola di interviste il giorno prima della direzione per dire no"), Gianni Cuperlo e Roberto Speranza replicano dicendo che ancora non basta, ma rinviano lo scontro finale. Una partita a scacchi, nella quale non è semplice distinguere la tattica dalla strategia.

La proposta di Renzi prevede, appunto, una delegazione Pd composta dal vicesegretario Guerini, dal presidente Orfini, dai capigruppo Zanda e Rosato e anche dalla minoranza. Nella replica finale il leader ha fatto capire che la sinistra Pd ha chiesto di avere due rappresentanti nella delegazione. Il compito, per Renzi, dovrebbe essere innanzitutto quello di sondare le posizioni degli altri partiti perché "il vero oggetto del contendere è se c'è o non c'è una maggioranza fuori dal Pd per cambiare la legge. Perchè da soli non ce la facciamo". Per dirla con un uomo della segreteria, "prima del referendum Fi e M5s non accetteranno niente". Nel merito, Renzi ha detto di essere pronto a discutere di tutto: non solo del modo in cui vengono scelti i parlamentari e del dilemma 'premio alla lista o alla coalizione', ma anche del ballottaggio, "anche se sapete come la penso".

Una posizione che secondo la minoranza rivela un tentativo di "bluff", un modo per dire: io ci ho provato, ma gli altri non hanno voluto. Per questo Cuperlo e Speranza rilanciano. "La via che (Renzi, ndr) ha indicato qui, dal mio punto di vista si è come arrestata a metà del sentiero, ma è un segnale che voglio cogliere. Il tema però è se esiste la volontà di ricomporre una frattura destinata altrimenti a produrre un trauma". Dunque, giusto andare a vedere se il premier fa sul serio. Poi, se non ci sarà un'intesa, al referendum Cuperlo voterà no e "insieme comunicherei al presidente della Camera le mie dimissioni da deputato".

I bersaniani stamattina erano su posizioni più dure: "Quelle di Renzi sono chiacchiere, a meno che non si impegni ad approvare una nuova legge prima del referendum noi votiamo no", diceva uno di loro. La posizione di Cuperlo, però, ha indotto anche Speranza e l'ex segretario a un rilancio: "Se vogliamo cambiare davvero l'Italicum dobbiamo mettere in campo un'iniziativa del Pd, con la spinta del governo. Penso che la proposta che hai fatto oggi non sia sufficiente". In più, l'assicurazione: "Io vorrei che questo partito restasse unito, è il partito in cui credo". E dopo la Direzione dalla minoranza spiegano: "Siamo sempre verso il No, ma se questo comitato dovesse fare il miracolo, valuteremmo il miracolo".

E' quindi prevedibile che la minoranza porrà subito, nella delegazione che verrà costituita, il tema di fissare una nuova proposta Pd. Su questo è intervenuto Dario Franceschini, cercando una mediazione: "Lavoriamo su correzioni dell'Italicum non su nuovi modelli. E tempi brevi, giorni, non per approvare la legge, che si farà dopo il referendum, ma per trovare un'intesa nel partito". Insomma, nessuno pensi di azzerare l'Italicum, ma Renzi accetti di arrivare a una convergenza almeno nel Pd prima del referendum.

Renzi su questo punto specifico, nella replica, è rimasto vago, non ha escluso che il Pd possa fissare una posizione "in tempi brevi" come chiesto dalla minoranza e da Franceschini, ma poi ha avvertito: "Si può costruire l'unità del Pd e poi costruire il consenso fuori, ma abbiamo fatto i miracoli in questa legislatura per riuscirci. Chi dice facciamo l'accordo nel Pd e poi cambiamo la legge, nega la realtà dei numeri". Il premier, però, ha aggiunto: "E' necessario trovare un punto di caduta comunque vada il referendum. Noi siamo per farlo". E un ex Dc in Transatlantico oggi, prima della direzione, pronosticava: "Finirà con l'abolizione dei capilista bloccati e il premio di maggioranza allargato alla coalizione. E se la sinistra se ne va, vorrà dire che il Pd si allargherà a nuovi alleati di centro...".

Adm/Rea/Afe

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