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pubblicato il 29/set/2014 19:02

Renzi al Pd: ''O cambiamo noi o saranno i tecnocrati a dirci cosa fare''

(ASCA) - Roma, 29 set 2014 - Il Pd deve tenere il passo di un mondo che cambia ad una ''velocita' impressionante'' e se fallira' questa sfida ''ci affideremo per sempre al predominio della tecnocrazia''.

Il premier lo ha detto concludendo il suo intervento alla direzione democratica: ''''La velocita' delle trasformazioni e' pazzesca, in questi 44 anni in cui noi siamo rimasti attaccati al totem idelogico dell'articolo 18 il mondo intorno a noi e' cambiato ad una velocita' impressionante. Ed e' impressionate anche la velocita' con cui gli elettori fanno zapping e cambiano voto e scommettono su altri''.

Dunque, ''o crediamo nella politica, e la politica fa il proprio mestiere e decide, oppure, ci affideremo per sempre al predominio della tecnica e della tecnocrazia. Altrimenti saranno altri da Bruxelles a spiegarci come fare, altri dagli editoriali dei giornali, dalle accademie, dalle universita', dai club, dai salotti a spiegarci come fare. Il 25 maggio si e' aperta una finestra di opportunita' straordinaria''.

''Quello che vi propongo e' di cambiare, a me non fa paura, io penso che la sinistra debba essere dove c'e' il cambiamento'', aveva gia' sottolineato Renzi parlando della riforma del mercato del lavoro: ''Io non lascio ad altri l'esclusiva della parola sinistra, questa riforma e' di sinistra se difende i lavoratori e non i totem, e' di sinistra se difende il futuro e non il passato, se difende tutti e non solo chi e' gia' garantito, e' di sinistra se difende il cambiamento e non la conservazione''.

Fu il centrosinistra - ha ricordato il premier - ad aprire alla flessibilita' nel mercato del lavoro, negli anni '90, ma la parte sulle tutele ''ci e' venuta meno bene... Nel '97-'98 abbiamo si' garantito forme piu' flessibili, ma poi cadde il governo e la seconda parte, quella delle tutele, ci e' venuta meno bene''.

L'Italia in questi anni e' stata una ''Repubblica fondata sulla rendita di posizione'', anziche' sul lavoro, e per questo ''anziche' vivere di paure'' bisogna avviare una riforma dello statuto che estenda a tutti il welfare e elimini contratti come i co.co.pro, ha quindi ribadito il presidente del Consiglio. ''La Costituzione dice che l'Italia e' una Repubblica fondata sul lavoro, ma in questi anni fondata sulla rendita, la rendita di posizione. Il lavoro non si crea difendendo le regole di 44 anni fa, ma innovando: investendo su ricerca, sviluppo, green jobs.

Come si fa a non vedere che questa e' un'occasione straordinaria, anziche' vivere di paure?''.

Renzi propone ''un modello di welfare per cui se tu ci provi e fallisci io ti proteggo, non ti lascio andare in terra''.

Serve dunque la riforma della ''giustizia civile'', della ''pubblica amministrazione, ma anche la certezza che se investi in Italia sai quanto costa il lavoro. Non possiamo continuare ad avere un elemento di incertezza. L'azienda non investe perche' non sa quanto costa l'eventuale uscita''.

''Noi - ha incalzato, rivendicando il risultato ''straordinario'' del Pd alle elezioni europee - abbiamo fermato l'avanzata dell'antipolitica e il fatto che gli italiani abbaano chiesto a noi di cambiare l'Italia e l'Europa e' rilevante perche' non lo hanno mai chiesto i governi tecnici''. Percio' ha spiegato il premier ''abbiamo dato vita, nel bene e nel male, a uno straordinario processo di riforme e, alla faccia degli annunci, in presenza di consenso, smentendo chi dice che se si fanno le riforme si perde consenso: in questi mesi abbiamo vinto tutte le elezioni''.

''Non li chiamiamo poteri forti altrimenti non saremmo noi al governo, non chiamiamoli neanche poteri immobili, anche se peccano di dinamismo, forse potremmo chiamarli con un eccesso di stima, poteri artistocratici: e' un grande derby democrazia e aristocrazia'', ha ancora Renzi parlando di chi ostacola le scelte del suo governo. ''Non mi preoccupano le trame altrui - ha assicurato il premier -, e' naturale che vi sia chi immagina di vedersi spodestato da un ruolo nel dibattito e ambisca a receperarlo, e' normale, e' fisiologico, sarebbe assurdo il contrario''.

Il Pd ha ottenuto il ''miglior risultato di partito dal 1958 ad oggi'' e ora deve raccogliere il mandato degli elettori che e' quello di ''cambiare l'Italia'', ha detto il premier: ''In Italia il Pd e' punto di riferimento di una sfida che tende a cambiare il nostro paese e l'Europa, se siamo capaci di fare il nostro lavoro cambiamo l'Italia e cambiamo l'Europa''. ''Gli elettori - ha aggiunto - si sono affidati a noi con questo obiettivo: il patrimonio che ci e' stato affidato alle Europee non e' solo un patrimonio di consenso. Certo, il 40,8% e' il miglior risultato di un partito dal '58 ad oggi, e qualcosa vorra' pur dire''. Ma quel voto ha un significato, che va oltre anche ''il numero di voti complessivi, il piu' alto in Europa, oltre 11 milioni, la Merkel ne ha presi 10,6 milioni''. Il punto, ha spiegato Renzi, ''e' come se gli italiani avessero detto, caro Pd l'Italia la devi cambiare tu. E ha fermato con questo risultato l'avanzata dell'antipolitica che sta avanzando in altri paesi''.

''Nel nostro partito si discute anche con animosita' ma non viene meno il reciproco rispetto, percio' sono d'accordo con Cuperlo quando dice che non vuole essere definito Flintstones se ha posizioni diverse. Percio' stabiliamo che chi non la pensa come la segreteria non appartiene ai Flintstones e chi invece la pensa come la segreteria non e' un emulo della Thatcher'', ha voluto inoltre precisare Renzi aprendo la Direzione del Pd, aggiungendo: ''Sono due posizioni che hanno la stessa dignita' di esistere e si confrontano''.

int Gal

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