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pubblicato il 29/dic/2015 19:25

Renzi: 2015 di successi, se perdo referendum riforme ho fallito

Non temo sondaggi, il Pd alle politiche 2018 può vincere al primo turno. Rimpasto no, qualche riorganizzazione

Renzi: 2015 di successi, se perdo referendum riforme ho fallito

Roma, 29 dic. (askanews) - Matteo Renzi conclude il 2015 elencando i "successi" del governo e per il prossimo anno punta tutto sul referendum che dovrà confermare la riforma del Senato e a cui lega lo stesso proprio destino politico e quindi del suo governo.

Il presidente del Consiglio ha incontrato la stampa per la seconda volta da quando è a palazzo Chigi per la tradizionale conferenza di fine anno, (caratterizzata quest'anno da un battibecco a più riprese con il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino sulle condizioni di "schiavitù" di molti cronisti in Italia). Un'occasione per trarre qualche bilancio degli ultimi 12 mesi di governo.

Si capisce dall'introduzione di circa mezz'ora, in cui il premier presenta le sue consuete 'slides', che il desiderio è quello di smentire, dati alla mano, tutte le previsioni negative che erano state fatte sull'azione del suo governo. Non a caso sono i gufi, nemici-simbolo del governo Renzi, a raccontare tutti i possibili fallimenti: 'il jobs act non sarà mai approvato' o 'l'Italia è invasa dai migranti o ancora l'Italia è in stagnazione perenne, 'non ci sono i numeri per l'Italicum', e così via. Ad ognuno di queste 'gufate' Renzi replica snocciolando i suoi risultati: la legge elettorale è stata l'"operazione parlamentare più difficile di questo primo anno di attività"; "sulla riforma costituzionale credo che ci possa essere l'11 gennaio la votazione definitiva" per poi tenere "il referendum nel mese di ottobre".

Per Renzi insomma il 2015 ha segnato la "vittoria della politica contro il populismo 4 a 0". E i quattro 'goal' segnati sono: "l'elezione del presidente della Repubblica, le riforme costituzionali, la questione dell'immigrazione, l'assunzione dei dei professori". Forte di questi risultati il presidente del Consiglio non teme quello che dicono i sondaggi, ossia il testa a testa sempre più minaccioso tra Pd e Movimento 5 stelle: "Non sono terrorizzato" dai sondaggi, assicura, "nel 2018 vinciamo al primo turno: liberi di non crederci e liberi gli italiani di cambiare idea" fino ad allora. "Io ho preso un partito che aveva preso il 25% alle elezioni non dimenticatelo" e poi "i sondaggi dimostrano che il Pd ha lo stesso consenso che aveva nei giorni precedenti le elezioni europee, allora ce la giocavamo pari con i 5 stelle per il primo posto, ma alle elezioni abbiamo preso il 40,8 e loro il 20%, insomma i 5 stelle vanno molto forte nei sondaggi ma poi ci sono le elezioni che li smentiscono".

Renzi insomma crede di avere il polso dell'opinione pubblica più di quanto non lo abbiano i commentatori politici o gli analisti e perciò, forse, non teme neanche di giocarsi tutto sul referendum: "Se noi perdiamo il referendum costituzionale considererò fallita la mia esperienza politica".

Diverso ragionamento invece il leader del Pd fa per quanto riguarda le prossime elezioni amministrative: "Le elezioni amministrative nei Comuni eleggono il primo cittadino non il primo ministro". E dunque le alleanze o la scelta dei candidati, aspetti su cui la stampa ha più volte sollecitato il segretario dem, non sono al centro dei suoi pensieri: "i candidati li sceglieranno le primarie" e "se Sinistra italiana- Sel ne prenderemo atto, il Pd non si preoccupa di caselline o casacchine, abbiamo sostenuto Pisapia, abbiamo appoggiato Zedda a Cagliari e lo appoggeremo ancora anche se non è del Pd", perciò "se i nostri amici della coalizione vorranno partecipare alle primarie saranno benvenuti altrimenti il Pd andrà con chi vuole". Quanto alla complessa vicenda della Capitale Renzi ha assicurato che le elezioni si terranno nel giugno 2016 e che pur non avendo ancora alcun candidato "il Pd se la giocherà" e comunque "il prossimo sindaco sarà sicuramente meglio di chi lo ha preceduto".

Tornando poi al governo,Renzi ha negato la necessità di un "rimpasto", si tratterà solo di "alcune riorganizzazioni - manca qualche casella al Governo perché ci sono state delle dimissioni - le faremo, ma non ci sarà rimpasto", ha ribadito. E infine, dopo due ore e mezza di conferenza stampa, il premier ha parlato anche del suo futuro fuori dalla politica: "questo sarà il mio ultimo ruolo pubblico: nella nostra filosofia, più anglosassone, quando hai fatto il capo dell'esecutivo dopo lasci, quindi succederà molto prima di quanto accadeva in passato, molto dopo, spero, di quanto qualcuno si augura...".

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