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pubblicato il 11/lug/2016 17:04

Referendum spacchettato potrebbe far slittare la data del voto

Probabili ricorsi degli sconfitti

Referendum spacchettato potrebbe far slittare la data del voto

Roma, 11 lug. (askanews) - A parte il radicale Riccardo Magi, che per primo ha proposto lo spacchettamento del referendum costituzionale, quasi tutti hanno cambiato idea: chi lo chiedeva - gli oppositori di Renzi - adesso è contrario o, perlomeno, fa finta di niente; chi lo rifiutava - Renzi stesso - adesso fa capire che non avrebbe obiezioni, anche se il Pd comunque non farà arrivare le firme alla richiesta di dividere i quesiti. Per molti, c'è in ballo - due mesi fa come ora - qualcosa che ha molto poco a che vedere con la comprensibilità del referendum e molto, invece, con la battaglia tra Renzi e i suoi avversari: l'idea di fondo è quella che con un solo quesito si accentuerebbe l'effetto-plebiscito, il pronunciamento pro o contro il premier e il suo governo, mentre suddividendo la riforma in 4-5 diversi capitoli si potrebbe ragionare "sul merito".

Questa, di sicuro, era l'intenzione dei promotori dell'iniziativa, i Radicali. Ma per gli avversari di Renzi la partita, già allora, era un'altra. Lo spiegava, per esempio, il senatore bersaniano Miguel Gotor, sempre lo scorso maggio, sostenendo appunto che si dovesse votare su più quesiti: "È quella la strada da percorrere, occorre abbassare la temperatura plebiscitaria che Renzi vuole alzare, altrimenti finiamo nel pieno della deriva berlusconiana".

Due mesi fa tutti, a cominciare dal premier, pensavano che non ci fosse partita e che i sì avrebbero vinto facilmente. Per questo per gli avversari di Renzi bisognava evitare "la temperatura plebiscitaria", c'era da evitare che il premier sfruttasse il voto sulla riforma come trampolino di lancio per le elezioni politiche. Proprio per lo stesso motivo, del resto, Renzi aveva puntato tutte le sue carte sul referendum, cercando di minimizzare il valore politico delle amministrative.

Questo spiega anche perché adesso nessuno, tra le opposizioni, chieda più lo spacchettamento, che invece non viene più considerato una sciagura dal governo. Ma Renzi, d'altro canto, non intende mobilitare il Pd per far passare la richiesta, dai gruppi parlamentari non è arrivata nessuna indicazione in questo senso. L'idea è quella di aspettare e vedere cosa accade.

Peraltro, al di là della propaganda, è improbabile che la maggior parte degli elettori possa votare in maniera differente a seconda del quesito, scelta che presupporrebbe una preparazione in diritto costituzionale che probabilmente solo un docente universitario può avere. Più verosimile che il giudizio sia comunque 'politico' e dunque che la maggior parte di coloro che sono per il sì esprimano 5 sì anche nel caso di uno spacchettamento, e lo stesso per chi è a favore del no.

La vera conseguenza, invece, potrebbe essere sui tempi del voto. Non a caso, proprio Renzi, una settimana fa, ha buttato lì che i tempi del voto dipendono "dalla Corte di Cassazione e da eventuali ricorsi successivi". Se ci fosse una richiesta di spacchettamento, infatti, sarebbero molto probabili successivi ricorsi degli sconfitti, qualunque dovesse essere la decisione di Cassazione e Consulta.

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