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pubblicato il 11/giu/2011 10:02

Referendum/ Schede rossa e gialla per l'acqua, gestione e tariffe

Disco verde o stop ai privati con remunerazione minima garantito

Referendum/ Schede rossa e gialla per l'acqua, gestione e tariffe

Roma, 11 giu. (askanews) - Al referendum di domani e lunedì gli italiani saranno chiamati ad esprimersi anche su due quesiti che si occupano della possibilità di privatizzare la gestione dell'acqua: uno in particolare riguarda le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, l'altro la determinazione delle tariffe del servizio idrico. Per rispondere al primo quesito agli elettori sarà consegnata una scheda di colore rosso, per rispondere al secondo una scheda di colore giallo. Si tratta di norme contenute nella cosiddetta "legge Ronchi", dal nome dell'ex ministro delle Politiche Ue Andrea Ronchi, passato poi con Fli. Si tratta di norme inserite nella "legge comunitaria" che ogni anno adegua il nostro ordinamento alle normative comunitarie. Anche in questa materia, con decreto inserito nel pacchetto di norme per il rilancio dell'economia, il governo è intervenuto con norme che, pur non in grado di impedire l'annullamento dei due referendum, ne vorrebbe circoscrivere l'utilità, chiarendo che è esclusa la proprietà privata al 100% delle reti idriche. Il testo assai ostico del primo quesito recita: "Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?". Il secondo quesito riguarda, in particolare, la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. La legge attuale assicura una remunerazione minima del 7% dalle tariffe per i privati che assumono la gestione di reti idriche. In questo caso agli elettori è proposta una parziale abrogazione della norma. In dettaglio: "Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?". Pd (non senza distinguo) Sel, Federazione Sinistre, Radicali, Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Verdi e un attivismo fronte composito della Chiesa cattolica, dai missionari all'associazionismo, sono per due sì convinti. Il terzo Polo (Fli, Api e Udc) ha lasciato libertà di voto ma sono sono molti gli esponenti finiani e centristi che hanno dichiarato di andare a votare no. Anche Pdl e Lega hanno indicato la libertà di voto ai loro elettori ma puntano soprattutto al non raggiungimento del quorum, con ministri e dirigenti di partito che hanno annunciato la decisione di non recarsi alle urne. Anche Umberto Bossi ha definito "attraenti" i quesiti referendari, pur essendo la Lega in maggioranza ed avendo approvato le norme di cui si chiede l'abrogazione. E nella Lega diversi esponenti hanno assicurato che andranno alle urne. Mentre il Senatur, salvo sorprese, sembra intenzionato a restare a casa.

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