lunedì 16 gennaio | 14:05
pubblicato il 01/giu/2011 20:52

Referendum/ Pd scende in campo, Idv: Uniamo manifestazioni

I sondaggi incoraggiano Bersani sul raggiungimento del quorum

Referendum/ Pd scende in campo, Idv: Uniamo manifestazioni

Roma, 1 giu. (askanews) - Già ieri, durante la segreteria, Pier Luigi Bersani aveva annunciato l'intenzione di scendere in campo a sostegno dei referendum e la decisione della cassazione di oggi a favore del quesito sul nucleare non ha fatto che rafforzare la determinazione del segretario Pd. I democratici vogliono fare la parte dei protagonisti in questi ultimi dieci giorni, hanno preparato degli spot da mandare in tv, stampato manifesti e convocato una manifestazione che ha creato più di qualche malumore in Idv. "Apprendo ora che anche il Pd intende organizzare il prossimo 10 giugno una grande manifestazione a Roma per la chiusura della campagna referendaria", ha commentato a caldo Di Pietro. "Evviva, più siamo e meglio è. Chiederò a Bersani di unire le forze". In realtà, raccontano che Idv sia rimasta molto sorpresa dall'annuncio del Pd, visto che i democratici finora sui referendum erano rimasti in disparte. Non solo, Di Pietro già da un mese sta organizzando manifestazioni in tutta Italia (Roma, Milano, Napoli) e l'iniziativa del Pd è stata letta chiaramente come un modo per non lasciare a Idv tutto il palco dei referendum. Di Pietro, interpellato, nega malumori: "Ci siamo parlati sette volte con Bersani oggi, inutile che cerchiate polemiche: faremo una grande manifestazione. A piazza del popolo a Roma, a piazza del Duomo a Milano, a piazza del Plebiscito a Napoli". Peccato che ancora in serata nessuno al Pd sia in grado di dire se davvero la manifestazione si farà in piazza del Popolo. "Stiamo decidendo - dice Sergio D'Antoni - ma non faremo certo due manifestazioni". Lo stesso Bersani, ha assicurato che il Pd "si coordinerà" con partiti e movimenti di opinione che hanno organizzato i referendum. Ma è un fatto che, a microfoni spenti, più di un esponente Pd ammette che se il sì al referendum era una decisione presa già nella direzione del Pd dello scorso febbraio, la scelta di "metterci la faccia" è una decisione recente, maturata dopo i ballottaggi e dettata anche dall'esigenza di non lasciare tutto lo spazio a Di Pietro e al resto della galassia di sinistra. L'altro motivo che ha spinto Bersani sono i sondaggi. A giorni arriveranno al Pd rilevazioni ad hoc, effettuate dopo la decisione della Cassazione. Ma già domani il quotidiano Europa pubblica un articolo in cui si riporta l'opinione di molti dei principali sondaggisti, tutti possibilisti sul raggiungimento del quorum: è difficile, è il giudizio comune, non è scontato, serve una mobilitazione forte. Ma è possibile. Anche per questo Bersani ha deciso di giocare la carta: l'unica incognita, infatti, è il quorum. Se andrà a votare il 50% più uno degli elettori, è scontato che vinceranno i 'sì', cioé i voti contro le leggi del Governo Berlusconi. Legittimo impedimento compreso. E sarebbe un altro colpo duro per la maggioranza. Decisivo, spera il Pd.

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