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pubblicato il 02/set/2013 17:32

Referendum: Di Pietro, si' a quesito sui magistrati fuori ruolo

Referendum: Di Pietro, si' a quesito sui magistrati fuori ruolo

(ASCA) - Roma, 2 set - ''Per l'Italia dei Valori l'istituto referendario e' importantissimo perche' permette ai cittadini di diventare protagonisti lasciando che siano loro a decidere su questioni importanti per il Paese. Ben vengano, quindi, i referendum proposti dai radicali, il problema pero' e' il loro contenuto. Sui referendum in materia di giustizia, sono d'accordo sul quesito che dice che i magistrati fuori ruolo non devono piu' tornare a fare i magistrati: o fai l'arbitro o fai il giocatore''. E' quanto scrive sul suo blog il presidente onorario dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: ''Ogni cittadino puo' esercitare il diritto costituzionale di svolgere attivita' politica, ma nel momento in cui si decide di fare il giocatore, non si puo' piu' tornare indietro per rivestire i panni dell'arbitro.

Alla luce di cio', se un magistrato vuole candidarsi in Parlamento, deve prima dimettersi. Io ho fatto cosi', ho cominciato a fare attivita' politica ben due anni dopo essermi dimesso dalla magistratura. Per quanto riguarda, invece, il referendum sulla separazione delle carriere, sono contrario perche' significherebbe mettere il pubblico ministero alle dipendenze dell'esecutivo, con il risultato che il controllato nominerebbe il controllore. L'idea di non lasciare la piena autonomia al pubblico ministero va contro il principio dell'obbligatorieta' dell'azione penale''. Secondo Di Pietro ''l'autorita' giudiziaria deve essere indipendente da qualsiasi altra autorita' e, a maggior ragione, non puo' essere soggetta al potere politico. Torno a ribadire, quindi, l'importanza dell'istituto referendario, ma bisogna esaminare ciascun quesito per valutare quale sostenere. Berlusconi ha deciso di firmare per fare in modo che si possano svolgere tutti i quesiti radicali solo per buttare in politica i suoi guai giudiziari e per cercare, ancora una volta, una scappatoia. Lasciamo il Cavaliere alla sua storia personale. E' stato condannato e ora, quindi, e' un pregiudicato e deve valere la legge per la quale i pregiudicati non possono essere presenti nelle istituzioni''.

''Se non verra' rispettato questo principio in Parlamento potrebbe finirci anche Toto' Riina'', conclude Di Pietro.

com-ceg/sam/rl

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