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pubblicato il 03/ago/2016 18:25

Referendum costituzionale: perché sì, perché no

In un libro illustrate la ragioni contro e quelle a favore

Referendum costituzionale: perché sì, perché no

Roma (askanews) - "La riforma costituzionale ai raggi X: le ragioni del no, le ragioni del sì": si intitola così il libro edito dall'Associazione "Il Periscopio" per spiegare la riforma costituzionale su cui saremo chiamati a votare nel referendum d'autunno e per illustrare in 12 saggi di docenti ed esponenti politici e isitituzionali, perchè sarebbe opportuno votare no e perchè sarebbe opportuno votare si.

"Fra i soci del Periscopio - dice il segretario generale dell'associazione Luigi Tivelli, già consigliere parlamentare - è nato un dibattito. All'inizio sembravano prevalere le ragioni del no ma poi man mano altri si sono espressi per il sì. E così è nata l'idea di fare questo libro che presenta in modo equilibrato, chiaro e appassionato la riforma e le ragioni del no e quelle del sì. La riforma coinvolge più di 40 articoli della Costituzione: chi legge questo libro scopre per esempio che al posto dell'articolo 70 che era fatto da una riga e mezza, adesso ci sono sei commi di cui primo fatto di 32 righe. Il libro è dunque una cassetta degli attrezzi per chi vuole informarsi in modo approfondito per decidere come votare".

Allora perchè sì?

"Sì - risponde il professor Carlo Malinconico, docente a Roma Tor Vergata e già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Monti - perchè la riforma introduce un miglior processo democratico che assicura una migliore governabilità: il governo otterrà la fiducia da una sola Camera e questo per me è decisivo, forse perchè ho vissuto periodi nei quali un governo, qualunque fosse la coalizione, al Senato era sempre in difficoltà. Questa incertezza non fa bene alla democrazia. L'altra ragione è il riassetto delle competenze regionali che oggi non funzionano e dunque è giusto ridare al centro competenze come le grandi infrastrutture o l'energia che oggi sono diffuse, a macchia di leopardo".

E perchè no?

"Essenzialmente per due ragioni - risponde Tivelli - Perchè la riforma è pasticciata, confusa, scritta male: si dice che con la riforma le leggi le farà la Camera, invece ci saranno ben nove diversi tipi di leggi bicamerali, dove sarà ancora necessario il consenso del Senato. L'altra ragione è l'effetto combinato della riforma costituzionale e della nuova legge elettorale Italicum, che è peggio del Porcellum e che in ottobre sarà di nuovo all'esame della Corte Costituzionale. L'Italicum cancella molte garanzie e molti contrappesi e instaura una figura di superpremier a cui si danno troppi poteri, a partire dal potere di scegliere i parlamentari, perchè nella nuova Camera la maggioranza dei deputati sarà indicata dai leader e non scelta con le preferenze".

Che conseguenze avrà sul futuro del Paese la vittoria del si o la vittoria del no?

"Vedo due conseguenze - risponde Malinconico - una di politica interna e una di carattere internazionale. Se vincesse il no, il governo non avrebbe nessun obbligo di dimettersi ma ci sarebbero tali fibrillazioni che il governo dovrebbe passare la mano. Dal punto di vista internazionale, abbiamo già "venduto" in Europa queste grandi riforme che sono state definite dalla Merkel come "impressionanti" ed è anche per queste riforme che la valutazione del Paese è migliorata rispetto alla crisi dello spread impazzito del 2011, quando arrivò il Governo Monti. Ma noi continuiamo ad avere un debito pubblico enorme che non ci consente di correre rischi di instabilità politica che potrebbero portare a nuove crisi finanziarie".

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