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pubblicato il 11/lug/2012 19:20

Rai/ Tarantola alla prova di Vigilanza, partita a rischio

Pdl, Lega, Idv e Beltrandi contro super deleghe

Rai/ Tarantola alla prova di Vigilanza, partita a rischio

Roma, 15 lug. (askanews) - Non bisognerà attendere a lungo, domani, per sapere se Anna Maria Tarantola sarà a tutti gli effetti il prossimo presidente della Rai. La nomina di ieri in cda necessita, per essere efficace, del parere vincolante che la commissione di Vigilanza esprime con i 2/3 dei componenti: tradotto, servono 27 schede su 40 con scritto Tarantola. Convocazione alle 14,30 ma l'esito non è ancora scontato e l'incognita è targata Pdl-Lega-Idv-Beltrandi: l'inedita maggioranza che contesta i 'super poteri' che il Governo, nella veste di azionista (da oggi rappresentato da Vittorio Grilli, ministro dell'Economia), vorrebbe affidare all'attuale vice direttore di Bankitalia e che da giorni chiede che il voto in Commissione sia preceduto da un'audizione della stessa Tarantola. Chi contesta la nomina domani potrebbe non presentarsi, oppure farlo senza scrivere quel nome sulla scheda, una sorta di astensione che equivale ad un no sostanziale: se sarà questa la linea scelta, come alcune fonti parlamentari prevedono, di fatto Tarantola sarà affossata. Ad ora i nodi restano irrisolti. Lo chiarisce Antonio Verro, consigliere di area Pdl che ieri - unico - si è astenuto in cda: se domani Tarantola avesse il via libera "subirei questa decisione - dice a Repubblica - perché "assegnare tutti i poteri a 2 persone che sono espressione del governo, è sbagliato in radice, una contraddizione in termini. Se la Vigilanza vuole fare harakiri, si accomodi". Il Pdl insiste sulla linea 'dilatoria' per trattare ancora sui futuri assetti Rai, avere garanzie di posizionamento in vista della prossima campagna elettorale. Ma la questione è anche formale: il voto domani in Vigilanza, dice l'ex presidente della Commissione Mario Landolfi, "non è un atto dovuto, penso anzi che domani in Commissione si debba chiarire la questione dei poteri e delle deleghe conferite al presidente, perché per effetto della legge e della costante ed univoca giurisprudenza costituzionale la Rai è del Parlamento e quindi la collegialità del cda, le stesse modalità di elezione del Cda rispondono a questo principio di cui deve tener conto anche il governo". Ma il presidente Zavoli non aprirà un dibattito vista la veste di seggio elettorale della Vigilanza domani. Insomma il clima - sottolinea un componente che sostiene Tarantola - è "variabile, tendente al peggio". Eppure far saltare il futuro presidente sarebbe una scelta forte, che riaprirebbe la partita del commissariamento: per Monti, tutt'altro che chiusa.

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