martedì 24 gennaio | 23:12
pubblicato il 18/apr/2013 12:00

Quirinale/ Timori Cav su intesa.E spera in D'Alema 'anti Prodi'

Agita piazza e nuovo voto. Contatti con uomini ex ministro Esteri

Quirinale/ Timori Cav su intesa.E spera in D'Alema 'anti Prodi'

Roma, 18 apr. (askanews) - Che non sarebbe stata 'buona la prima' se lo aspettava. Certo, non in questi termini e non con questi numeri. Ma vedere il nome di Franco Marini 'inchiodato' a 521 voti, 150 in meno di quelli necessari per essere eletto presidente della Repubblica al primo scrutinio, non ha fatto altro che rafforzare Silvio Berlusconi in una convinzione che coltiva da tempo: ossia che Pier Luigi Bersani non può essere garante di nessun accordo a nome del Pd e che i democratici sono spaccati come non mai. Come spesso è accaduto in questi giorni, dunque, la parola d'ordine tra i pidiellini è stata: rimandare la palla nel campo avversario. A questo punto, infatti, tocca aspettare l'esito delle trattative interne alle varie correnti dem e vedere con quale assetto (terna di nomi o designazione libera) il segretario si presenterà domani mattina davanti ai 'grandi elettori' che saranno chiamati a votare il nuovo 'quirinabile' da proporre alla quarta votazione. Il pessimismo sulle possibilità di un accordo regna sovrano e l'ex premier lo dice apertamente durante un comizio a Udine che certo non deve averlo messo di buon umore viste le contestazioni subite e l'immagine della piazza mezza vuota che si è trovato davanti. Non si può certo negare che la sua posizione ufficiale manchi di coerenza. "O c'è subito un governo forte o è meglio - ribadisce il Cavaliere - ridare la parola agli italiani e andare a votare a giugno". I motori della campagna elettorale - avverte - nel frattempo devono rimanere accesi. In attesa che si sviluppino gli eventi, tuttavia, il leit motiv è chiaro e il segretario Angelino Alfano lo esplicita in un comunicato: il Pdl è stato responsabile, ha votato "lealmente" Franco Marini il quale ha ottenuto voti necessari per essere eletto non appena il quorum si sarà abbassato. D'altra parte l'ex leader della Cisl non si è ancora ritirato dalla corsa e gli ex Popolorai sono in pressing. Insomma, almeno ufficialmente i berluscones invitano i democratici a tenere fede all'intesa e a riproporre il nome dell'ex presidente del Senato al quarto tentativo. In realtà in pochi si aspettano che quel candidato possa essere ripresentato, viste le divisioni che ha determinato all'interno del Pd. E visto che Matteo Renzi ha detto forte e chiaro il suo no e a questo punto difficilmente Bersani potrà non 'scendere a patti' con lui. Ma il comunicato del segretario Pdl fa capire chiaramente anche un'altra cosa: se il candidato non sarà Franco Marini, il nome successivo dovrà corrispondere almeno a quel profilo e dunque dovrà essere 'condivisibile' anche per via dell'Umiltà. Perchè il grande timore di Silvio Berlusconi è che salti il banco e che sul Colle più alto finisca il suo grande avversario Romano Prodi. O nomi similari come Sergio Mattarella o il 'grillino' Stefano Rodotà. E' evidente che in quel caso il Pdl tornerà in piazza pronto a urlare contro la sinistra interessata solo ai posti di potere e a 'occupare' tutte le istituzioni. Per Berlusconi, a questo punto, il nome più accettabile sarebbe quello di Massimo D'Alema. Durante la giornata ci sarebbero stati contatti tra i pontieri delle due parti 'interessate' e, in particolare, tra Denis Verdini e Ugo Sposetti. Ma il timore è che il segretario democratico metta al primo posto la necessità di 'recuperare' il partito e, magari, anche di tenere in vita la residua speranza di andare a palazzo Chigi. Possibilità, quest'ultim,a che l'elezione dell'ex ministro degli Esteri renderebbe praticamente impossibile.

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