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pubblicato il 18/apr/2013 18:22

Quirinale: Marini resta in campo. I pro e i contro di D'Alema e Prodi

Quirinale: Marini resta in campo. I pro e i contro di D'Alema e Prodi

(ASCA) - Roma, 18 par - Nel Pd serata dedicata alle riunioni di corrente e agli incontri ufficiali tra il segretario Pier Luigi Bersani e alcuni esponenti del Pd. Matteo Renzi, invece, potrebbe arrivare domani mattina a Roma (la cinquantina di parlamentari renziani si sono divisi questa mattina tra il voto a Sergio Chiamparino e le schede bianche). Intanto c'e' chi, come Michele Emiliano, sindaco di Bari, chiede le dimissioni del segretario: ''Ho chiesto a Bersani e alla segreteria del Pd di dimettersi e di lasciare il compito ai gruppi parlamentari di rimettersi in sintonia con il Paese''. Matteo Richetti, renziano, dice di non essere d'accordo con la proposta di Emiliano ''anche se ci sono molte cose da chiarire''.

La mancata elezione di Marini al primo scrutinio sta avendo ripercussioni non prevedibili nel Pd. La tensione e' altissima. I gruppi parlamentari torneranno a riunirsi domani, prima o dopo la terza votazione prevista con inizio alle 10. Un prima complicazione per Bersani (convinto che ''una soluzione si trovera''') e' che Marini non vuole fare un passo indietro: intende arrivare fino alla quarta votazione, quando e' sufficiente la maggioranza semplice per essere eletti. Questa soluzione lascia perplessi gli stessi bersaniani, in quanto verrebbe interpretata come ostinata testardaggine nel voler difendere l'accordo con Silvio Berlusconi. La preoccupazione di Bersani e' che raggiunto l'obiettivo Marini al Quirinale, il giorno dopo potrebbe non esistere piu' il Pd. Il segnale lanciato da quasi la meta' dei componenti dei gruppi parlamentari e' infatti che non se la sentono di obbedire alle indicazioni del segretario.

Complici i messaggi su Facebook, twitter e quelli che vengono dai territori indirizzati ai parlamentari del Pd (quasi tutti contro l'accordo con Berlusconi e su Marini), e' difficile pensare che il dissenso espresso oggi possa rientrare.

Tra alcuni dirigenti del Pd circola a questo punto la ragionevole ipotesi del ''cambio di cavallo''. Bocciato Marini - dicono - si potrebbe provare a lanciare la candidatura di Massimo D'Alema verificando se da parte del Pdl ci sarebbero le stesse garanzie di accordo fornite sul nome dell'ex segretario della Cisl. Questa ipotesi non piace pero' agli ex Popolari (Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Rosy Bindi). ''Cosa avrebbe di piu' D'Alema rispetto a Marini? Solo il pedigree di non essere mai appartenuto alla Democrazia cristiana. A questo punto si tratterebbe di pura discriminazione politica verso gli ex Dc'', dicono in Transatlantico coloro che non sono d'accordo nel lanciare il nome di D'Alema.

L'ultimo scenario, salvo sorprese notturne, prevede la soluzione Romano Prodi che pero' passa dalla rottura dell'accordo Pd-Pdl e dall'avvicinamento della probabile data di elezioni anticipate. Molti deputati del Pd la pensano come Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil: ''Il problema e' che qualsiasi tentativo di accordo con il Pdl e' interpretato fuori dalla Camera come un inciucio''. Alla soluzione Prodi potrebbe contribuire pure Beppe Grillo, qualora Stefano Rodota' - votato oggi dal M5S, da Sel e da molti franchi tiratori - rinunciasse alla corsa verso il Colle. A quel punto il M5S potrebbe indicare il nome di Prodi su cui si ritroverebbero con Pd e Sel. ''Quello che non possiamo accettare - dice un autorevole esponente del Pd - e' che ci chiedano semplicemente di confluire sul nome di Rodota'.

Quest'ultimo ha poi fatto un errore madornale. Accettata la proposta di candidatura di Grillo, avrebbe dovuto dichiarare pubblicamente di augurarsi una piu' ampia convergenza sul suo nome e di non sentirsi solo il candidato del M5S''.

gar/vlm

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