martedì 17 gennaio | 02:52
pubblicato il 12/mar/2013 20:13

Quirinale: il comunicato dopo incontro Napolitano-Csm

Quirinale: il comunicato dopo incontro Napolitano-Csm

(ASCA) - Roma, 12 mar - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine dell'annunciato incontro con il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ''che ha consentito un ampio scambio di vedute'', ha rilasciato la seguente dichiarazione: ''Ho, negli anni del mio mandato, considerato e affrontato come problema essenziale quello del ristabilimento di un clima corretto e costruttivo nei rapporti tra giustizia e politica.

A piu' riprese, anche e in particolare dinanzi al CSM, ho sottolineato come i protagonisti e le istanze rappresentative della politica e della giustizia 'non possano percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziche' uniti in una comune responsabilita' istituzionale'.

E ho indicato nel 'piu' severo controllo di legalita' un imperativo assoluto per la salute della Repubblica' da cui nessuno puo' considerarsi esonerato in virtu' dell'investitura popolare ricevuta. Con eguale fermezza ho sollecitato il rispetto di rigorose norme di comportamento da parte di 'quanti sono chiamati a indagare e giudicare', guardandosi dall'attribuirsi missioni improprie e osservando scrupolosamente i principi del 'giusto processo' sanciti fin dal 1999 nell'art. 111 della Costituzione con particolare attenzione per le garanzie da riconoscere alla difesa.

In vari momenti, anche relativamente recenti, ho potuto constatare il manifestarsi di tensioni meno acute e di occasioni di collaborazione tra le diverse forze politiche, in materia di giustizia, e piu' pacati rapporti con la magistratura requirente e giudicante. Ma troppe divergenze e vere e proprie contrapposizioni hanno finito per prevalere, bloccando in effetti la possibilita' di talune, cruciali riforme nell'amministrazione della giustizia e nel corpo delle norme che la regolano.

E in questo momento si registra purtroppo un'allarmante nuova spirale di polemiche tra voci che si levano dall'uno e dall'altro campo.

Altamente apprezzabile e' stata l'iniziativa adottata dal Comitato di Presidenza del CSM con la dichiarazione del 4 febbraio scorso, per auspicare 'sia lo svolgimento della consultazione elettorale in corso sia la celebrazione dei processi in condizioni di maggiore serenita'', evitando nei limiti del possibile ''interferenze tra vicende processuali e vicende politiche''. Quell'auspicio venne largamente accolto, ma non posso oggi che rinnovarlo con la massima convinzione.

In effetti alle elezioni del 24 febbraio, e anche per effetto della situazione che ne e' scaturita, ma soprattutto per l'estrema importanza e delicatezza degli adempimenti istituzionali che stanno venendo a scadenza, occorre evitare tensioni destabilizzanti per il nostro sistema democratico. Quegli adempimenti chiamano in causa ed esigono il contributo di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, e in particolar modo di quelle che hanno ottenuto i maggiori consensi. E' comprensibile la preoccupazione dello schieramento che e' risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale gia' in pieno svolgimento, che si proiettera' fino alla seconda meta' del prossimo mese di aprile. Non e' da prendersi nemmeno in considerazione l'aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori giuoco - 'per via giudiziaria' come con inammissibile sospetto si tende ad affermare - uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale.

Rivolgo percio' con grande forza un appello al rispetto effettivo del ruolo e della dignita' tanto della magistratura quanto delle istituzioni politiche e delle forze che le rappresentano. Un appello, che volentieri raccolgo dalle parole oggi pronunciate da autorevoli giuristi, affinche' in occasione dei processi si manifesti da ogni parte 'freddezza ed equilibrio' e affinche' da tutte le parti in conflitto - in particolare quelle politiche, titolari di grandi responsabilita' nell'ordinamento democratico - si osservi quel senso del limite e della misura, il cui venir meno esporrebbe la Repubblica a gravi incognite e rischi''.

com-ceg/sam/rl

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