mercoledì 18 gennaio | 21:56
pubblicato il 15/apr/2013 16:10

Quirinale: Gerardo Bianco, essere cattolici non basta. Ma Renzi sbaglia

Quirinale: Gerardo Bianco, essere cattolici non basta. Ma Renzi sbaglia

(ASCA) - Roma 15 apr - Matteo Renzi, in un articolo che appare oggi su ''Repubblica'', scrive a proposito di Quirinale: ''Torna in queste ore prepotentemente in voga l'espressione: 'Ci vuole un Presidente cattolico'. In particolar modo questa espressione viene richiamata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini''. Ma e' davvero cosi'? L'Asca ne discute con Gerardo Bianco, ex Dc, ex segretario del Partito popolare dal 1995 al 1997, raffinato intellettuale cattolico, poi presidente del Ppi che non segui' nel nuovo soggetto denominato La Margherita.

Attualmente presiede l'Associazione che raggruppa gli ex parlamentari e che in questa fase si segnala per alcuni convegni di interesse (ultimo quello della scorsa settimana su ''Costituzione e Parlamento'', introdotto da Stefano Rodota').

D. Onorevole Bianco, cosa pensa di quanto afferma Renzi?.

G. Bianco: ''E' un articolo ben scritto, ineccepibile dal punto di vista del ragionamento, che parte pero' da una premessa completamente sbagliata. Lui ha assolutamente ragione quando afferma che non si puo' rivendicare la candidatura al Quirinale in nome del cattolicesimo. Ed ha ragione anche quando dice che il presidente della Repubblica deve garantire imparzialita' e rispetto della Costituzione.

Ma sbaglia a polemizzare in quanto non vi e' alcuno che invoca il cattolicesimo come motivazione per l'elezione a Presidente della Repubblica. La questione e' completamente diversa e stupisce che sfugga a Renzi, che pure e' stato segretario del Ppi a Firenze, se non vado errato, durante il mio mandato di segretario nazionale del partito. Cio' che e' in gioco non e' la fede religiosa ma la cultura politica espressa dai cattolici democratici italiani che hanno contribuito a scrivere la storia italiana del XX secolo. E' questo filone che rischia di essere completamente cancellato, lasciando un vuoto politico-culturale che sarebbe gravissimo e che renderebbe estremamente povera la politica italiana''.

D. Eppure, nel dibattito giornalistico almeno, sembra imporsi la logica dell'alternanza per il Quirinale tra un cattolico e un laico. Andando via il laico Napolitano, si dice, occorre eleggere un cattolico. Questa impostazione ha una legittimita'?.

G. Bianco: ''Non credo che l'alternanza abbia un fondamento. La scelta di un candidato deve rispondere ai principii fissati dalla Carta costituzionale che prevede maggioranze qualificate con personalita' - sono d'accordo su questo con Renzi - che abbiano la caratura intellettuale e morale di Giorgio Napolitano. Ma non si puo' non ritenere che anche un rappresentante della gloriosa tradizione del popolarismo di ispirazione cristiana possa costituire il valore aggiunto in una politica deprimente come quella attuale''.

D. Possiamo citare espisodi del passato a suffragio della sua tesi? La Dc, per esempio, contribuii' ad eleggere presidenti cosiddetti laici.

G. Bianco: ''Certo, come la storia insegna, la Dc non ha avuto esitazioni a indicare presidenti della Repubblica di altra tradizione culturale e politica. Basti pensare a Giuseppe Saragat, Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi. Se il problema di una personalita' di formazione cattolica, soprattutto esponente della tradizione del cattolicesimo popolare, viene posta in qualche ambiente - non senza fondamento dopo due presidenze della Repubblica di altra provenienza - e' perche' si pensa possa essere il turno di un rappresentante del filone culturale di ispirazione cristiana che, lo ripeto, ha scritto le pagine piu' imporanti del secolo scorso''. gar/vlm

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