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pubblicato il 12/apr/2013 12:00

Quirinale/ Cei alla finestra, effetto Bergoglio su corsa Colle

Prodi a fumata nera, Severino a Casal Marmo, Cancellieri a messa

Quirinale/ Cei alla finestra, effetto Bergoglio su corsa Colle

Città del Vaticano, 12 apr. (askanews) - Si aggira un fantasma tra i vescovi italiani della vecchia guardia 'ruiniana': al Campidoglio Ignazio Marino, il chirurgo che dialogava con il gesuita Carlo Maria Martini sulla bioetica, e al Quirinale Emma Bonino. Non ci sono molti punti fermi in questo frangente confuso della politica italiana, per la Conferenza episcopale italiana, ma questa cosa è chiara. L'arrivo al Colle della leader radicale è uno spauracchio, ben più sostanzioso - visto il peso della carica - di quando la Bonino era candidata del centrosinistra per la Regione Lazio. I vescovi italiani, però, non entrano nella partita per il Quirinale. E non solo per l'ovvio rispetto per l'autonomia delle istituzioni statali da quelle ecclesiastiche. Rispetto ad altre legislature, in Parlamento siedono pochi - e non molto collegati - cattolici 'doc'. In campagna elettorale, poi, la Conferenza episcopale italiana aveva seguito la scia della sintonia di Papa Benedetto XVI nei confronti di Mario Monti, si era sganciata da tempo dal collateralismo dell'era ruiniana con Silvio Berlusconi ed aveva iniziato ad apprezzare il realismo di Pierluigi Bersani. Ma è rimasta spiazzata dai risultati delle urne. Nello stesso periodo, peraltro, è piombata, come un fulmine a ciel sereno, la rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio, poco digerita da diversi 'big' della Chiesa italiana. Molti, anche in Cei, hanno sperato nell'elezione di Angelo Scola (e un malaccorto comunicato di congratulazioni per la sua elezione ha rafforzato questa impressione), e la scelta del Papa argentino ha aumentato il disorientamento nel quartier generale di via Aurelia. Ora i vescovi italiani stanno imparando a conoscere il Papa (ieri il cardinale Giuseppe Betori di Firenze, in visita 'ad limina apostolorum', ne ha tessuto le lodi). E, sull'altra sponda del Tevere, premono discretamente per uno svelenimento del clima politico, un superamento dei veti incrociati tra Pdl, Pd e grillini e la formazione di un "governo di salute nazionale" capace di affrontare la crisi economica che si aggrava. Questo sarebbe il ragionamento affidato dal cardinal Bagnasco a Bersani nei giorni dell'incarico per formare un Governo. E questo è l'appello che i vescovi, vicini alle Caritas, alle mense per poveri e alle parrocchie, recapitano al mondo politico. Per il resto, la Cei sta alla finestra e osserva con una certa apprensione il 'count down' verso l'elezione del nuovo Capo dello Stato. Senza entrare minimamente nella corsa al Colle, però, è un'altra la variabile cattolica capace di incrociare, tangenzialmente, il mondo politico italiano. Ed è l'effetto Bergoglio. Il primo Papa Francesco, il primo Papa gesuita e il primo Papa latino-americano della storia ha portato nella Chiesa una ventata di novità che attrae anche i possibili 'papabili' al Quirinale. Il 'cattolico adulto' Romano Prodi aspettava la fumata (nera) in piazza San Pietro la sera prima dell'elezione. Sui giornali fioccano i nomi di altri esponenti 'cattolici' come Giuseppe De Rita, Franco Marini e chissà chi altri. Un pezzo di mondo cattolico ricorda la sensibilità di Giuliano Amato verso certe tematiche care alla Chiesa. Più concretamente, la ministro della Giustizia Paola Severino ha accolto Papa Francesco al carcere minorile di Casal del Marmo per la messa 'in coena Domini' del giovedì santo. E il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri ha assistito ad una delle ormai consuete messa mattutine celebrate dal Papa nel suo residence di Santa Marta in Vaticano. L'inquilino attuale del palazzo del Quirinale, di certo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso grande apprezzamento per Jorge Mario Bergoglio. Appena eletto, dal Colle è filtrata la notizia che Napolitano aveva seguito l'annuncio dell'elezione del nuovo Papa, aveva "condiviso l'emozione del paese per il discorso di Papa Francesco I, colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella nostra lingua che è anche quella della sua famiglia d'origine". Nel messaggio augurale inviato in Vaticano il giorno dopo il Capo dello Stato ha ribadito che "i saldi legami e rapporti di collaborazione tra la Santa Sede e lo Stato italiano sono rivolti a perseguire il bene comune e a promuovere un ordine internazionale che assicuri i diritti inviolabili, la dignità e la libertà della persona umana, la giustizia sociale e la pace". Il Papa ha risposto con un messaggio - non pubblicato - augurando "pace" e "prosperità" per l'Italia e affidandola alla Madonna e al santo patrono di cui ha scelto il nome. Papa Bergoglio ha concluso la missiva firmando, in italiano (e non in latino), Francesco.

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