martedì 24 gennaio | 16:49
pubblicato il 10/apr/2013 12:00

Quirinale/ Bersani-Berlusconi: No a 'non politici', sale Bonino

Una prima convergenza su opportunità di eleggere un politico

Quirinale/ Bersani-Berlusconi: No a 'non politici', sale Bonino

Roma, 10 apr. (askanews) - Niente presidenti 'a-politici', sarebbe questo il primo, parzialissimo, accordo che avrebbero raggiunto ieri sera Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi. Un'indicazione di metodo, per garantire che il nuovo capo dello Stato sia una figura inesperta di dinamiche istituzionali, ma anche una decisione che avrebbe delle implicazioni assolutamente politiche, perché taglierebbe fuori tanti nomi come gli ex presidenti della Consulta, per capirci i nomi tipo Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky capaci sì di intercettare voti grillini ma indigeribili per il Cavaliere. Per carità, nessun accordo ancora, è prematuro, di governo si sarebbe parlato molto poco, il tema avrebbe subito complicato tutto, però qualche punto fermo sarebbe stato fissato: il Pdl, per esempio, sembra disposto a rinunciare ad un nome di centrodestra, a patto che la rosa di nomi sia composta solo di nomi capaci di garantire "l'unità nazionale". Se poi si trattasse di una donna, tanto meglio. Certo, resta la difficoltà di un accordo sul governo, ma questo tema verrà affrontato in seguito. Bersani, ieri mattina, ha ripetuto chiaro e tondo "no al governissimo", mentre il Pdl continua a dire che se il presidentesarà "di unità nazionale", anche l'esecutivo dovrà rispettare queste caratteristiche. Tema, per ora, lasciato in sospeso, perché a nessuno conviene rompere. Il Pd ha spiegato chiaro e tondo a Berlusconi che non può accettare un nome indicato dal centrodestra e che rivendica il diritto di indicare una rosa. Il profilo tracciato prevede quindi nomi non indigeribili per il Pdl, con una profonda conoscenza dei meccanismi di governo, Parlamento e Csm-Consulta: un identikit che può portare a Giuliano Amato, Franco Marini, Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, per esempio. Assicurano dal Pd che non sono stati fatti nomi durante l'incontro, ma questi sono i profili che girano nelle chiacchiere di Palazzo. E se si aggiunge che il nuovo presidente dovrebbe possibilmente essere un nome di garanzia per l'Europa e l'estero e non risultare troppo espressione della 'casta', ecco che il nome di Emma Bonino sembra quello più forte. Ma, appunto, si tratta solo del pre-partita. Berlusconi e Bersani hanno parlato prima a quattr'occhi, per poi aprire la riunione anche a Enrico Letta e Angelino Alfano. Bersani, nel colloquio a due, avrebbe spiegato chiaramente al Cavaliere che il Pd ha un confine invalicabile, quello delle 'larghe intese'. Bersani non può guidare un governo che sia esplicitamente frutto di un accordo politico col Pdl, può arrivare a concedere molte presidenze di commissione in Parlamento, forse può addirittura provare a liberare una presidenza di Camera se si riesce a 'promuovere' per esempio Pietro Grasso ministro; può persino mettere ministri non ostili in settori chiave. Ma Bersani non può in nessun caso apparire alla guida di un governo 'di unità nazionale', perché il partito non reggerebbe.

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