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pubblicato il 12/apr/2013 08:47

Quirinale: Berlusconi rilancia, si' a un esponente Pd ma poi governo larghe intese

Quirinale: Berlusconi rilancia, si' a un esponente Pd ma poi governo larghe intese

(ASCA) - Roma, 12 apr - Nessuna contrarieta' per un esponente Pd come presidente della Repubblica a patto che si dia vita ad un governo di larghe intese. Silvio Berlusconi continua a martellare Pier Luigi Bersani sulla formazione del nuovo esecutivo, ricordandogli di fatto che il risultato elettorale con la vittoria relativa del centrosinistra non esclude automaticamente il centrodestra dalla partecipazione alla formazione del governo. Fino ad ora c'era, da parte del Cavaliere, l'apertura ad un premier Pd a patto che al Quirinale andasse un moderato di centrodestra. Da oggi, con le parole pronunciate in un'intervista a Repubblica, la questione viene rivoltata: si' ad un Capo dello Stato Pd ma con alla base un accordo di larghe intese per il governo. Si invertono i fattori ma l'obiettivo di Berlusconi ovviamente non cambia e cioe' essere in grado di determinare il nuovo esecutivo (con l'ennesimo richiamo alla sinistra ad una assunzione di responsabilita' di fronte alle difficolta' del Paese) e depotenziare la mina grillina, che alla quarta votazione per il Presidente della Repubblica (quella a maggioranza assoluta) potrebbe esplodere in accordo con il Pd e determinare il nuovo Capo dello Stato indipendentemente da Berlusconi. E con buona pace di un governo insieme. Altro motivo che sembrerebbe stare dietro la nuova proposta del leader Pdl e' quello giudiziario. Si ipotizzerebbe una sorta di scambio tra l'appoggio berlusconiano ad un candidato Pd e l'archiviazione (quale che sia la forma, a partire dall'amnistia) di tutti i guai giudiziari del Cavaliere. ''E' la prima volta che ne sento parlare, e' un'ipotesi che non ho mai discusso con nessuno'', nicchia Berlusconi sostenendo che ''l'amnistia e' indigesta a tutti''. Poi, aggiunge, se cosi' fosse '''dovrei rompere con la lega Nord. I leghisti sono fermamente contrari a qualsiasi tipo di amnistia, indulto, ecc...''. Pero', dopo aver detto che per i suoi processi si affida ''agli integerrimi giudici della Cassazione'', Berlusconi lascia intendere che forse di qualcosa del genere si e' discusso. ''A questi accordi io non credo piu''', dice aggiungendo che comunque ''io un giudice a Berlino l'ho sempre trovato''. In ogni caso, tornando a parlare del Quirinale, Berlusconi ribadisce che ''la nostra posizione non cambia. Noi siamo disponibili ad individuare un Presidente della Repubblica che sia di garanzia per tutti e contribuire alla nascita di un governo in grado di affrontare l'emergenza''. Riguardo i nomi Berlusconi spiega che il Pd ''a noi non ha ancora ufficializzato alcun nome''. Ma, aggiunge, ''e' chiaro'' che un'intesa per un presidente di centrosinistra comporterebbe la nascita di un governo di larghe intese. ''Se concordiamo una strada per il Quirinale - spiega Berlusconi - anche sull'altro lato dobbiamo trovare un raccordo in un esecutivo di larghe intese, con ministri scelti insieme. Altrimenti niente. Un governo ballerino, sostenuto da qualche gruppetto non avrebbe la forza di assumere i provvedimenti di cui il Paese ha bisogno per salvare l'economia e per trattare in Europa tutto quello che si deve modificare negli accordi Ue. Perche' - sottolinea - la situazione e' drammatica e se si va appresso ai grillini...povero Paese!''. Una posizione, questa di Berlusconi, che sembra andare di pari passo - quasi fosse una strategia concordata - con la strada intrapresa dalla Lega Nord, che ieri ha aperto a Bersani sul Colle (il quale pero' ha detto di interessarsi solo ai ''colli piacentini''). Se sul fronte del centrodestra Carroccio e Pdl danno l'impressione di marciare uniti e' dal lato Pd che arrivano i problemi, i distinguo, le puntualizzazioni che rischiano, alla fine, di mettere in dubbio la tenuta del partito in questo decisivo (per lo schieramento di centrosinistra ma anche per il governo e, piu' in generale, per il Paese) passaggio. La leadership di Bersani e' uscita sicuramente indebolita dal risultato elettorale e prova ne sono gli attacchi, diretti e indiretti, che il segretario sta ricevendo in questi giorni. Renzi, Veltroni, Franceschini, Bindi hanno di fatto messo in discussione - ognuno a loro modo - la conduzione da parte della segreteria della partita per il Quirinale. Confusione che si riflette sull'indicazione dei candidati al Colle: si passa dalla Finocchiaro a Grasso da Amato a Marini per arrivare a Violante (quest'ultimo in effetti nelle ultime ore piu' ''pompato' di altri, anche dal centrodestra. Ma magari solo per ''bruciarlo'...). In ogni caso, se Bersani non riuscisse a coinvolgere Berlusconi (e la Lega Nord) insieme a Scelta Civica nell'elezione del nuovo Capo dello Stato l'alternativa sarebbe un accordo con il Movimento 5 Stelle. Un quadro, da qualunque parte lo si guardi, non affatto rassicurante perche' e' chiaro che l'elezione del Presidente ha perso, da parte degli attori in campo, quella necessaria equidistanza, neutralita' necessaria per produrre un Capo dello Stato condiviso e in grado di rappresentare con autorevolezza il nostro Paese in questo difficile momento. La gara per il Colle e' invece diventata terreno di scontro tra forze politiche indebolite, nessuna vincitrice delle recenti elezioni, per la formazione di un governo quale che sia e i cui compiti rimangono ancora avvolti nella nebbia. Prosegue intanto il lavoro dei due gruppi di 'saggi' (l'uno su materie politico-istituzionali e l'altro su temi socio-economici) nominati da Giorgio Napolitano. Lavoro che dovrebbe avere oggi un passaggio fondamentale, con la presentazione al Capo dello Stato delle prime riflessioni. In particolare il primo gruppo potrebbe presentare a Napolitano un lavoro articolato sul piano delle riforme realizzabili. Con chiara attenzione alla legge elettorale. L'intenzione sarebbe quella di illustrare al Capo dello Stato un pacchetto di punti specifici su cui tutti potrebbero convergere, dalla reintroduzione della preferenza ad un meccanismo correttivo rispetto al premio di maggioranza in modo da evitare, pur garantendo la governabilita', che per poche decine di migliaia di voti una minoranza piu' grande delle altre - ma sempre minoranza - si aggiudichi 340 seggi alla Camera. Fra le cose che dovrebbero essere proposte al Capo dello Stato anche la riduzione del numero dei parlamentari ad una soglia tale da abbassare il rapporto tra eletti e corpo elettorale in sintonia con i migliori esempi europei. fdv/sam/

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