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pubblicato il 24/giu/2016 10:32

Prodi: Brexit è il segno del malessere per la politica europea

Rischio contagio c'è ma ora calma e gesso. Referendum è stata una scelta sbagliata di Cameron

Prodi: Brexit è il segno del malessere per la politica europea

Roma, 24 giu. (askanews) - "Male, molto male. Sono andato a dormire con la tranquillità che la Gran Bretagna rimanesse nell'Unione e questa mattina mi sono svegliato con la consapevolezza che tutto era diverso. Poi discuteremo di tutte le conseguenze nel breve periodo, delle Borse che scendono, anche se questo mi preoccupa fino a un certo punto, perché credo che le conseguenze economiche non siano grandissime. Ma questa Brexit è il grande segnale del malessere non nei confronti dell'Europa, ma di tutta la politica che viene fatta oggi ovunque".. Lo ha affermato l'ex premier e già presidente della Commissione Ue Romano Prodi sulla Brexit decisa dagli elettori Gb.

Prodi vede come maggiore rischio del risultato del referendum quello del rischio di contagio della Brexit da parte di altri Paesi Ue che "obbiettivamente esiste". "L'esito del referendum britannico - ha commentato Prodi- è indubbiamente clamoroso ma io oggi dico: calma e gesso. La riflessione importante da fare è che le classi abbienti hanno votato per il 'remain' e le classi povere invece per il 'leave'. Nel mondo, non solo in Inghilterra, le proteste si stanno condensando nei ceti che soffrono per la globalizzazione e l'Europa è vista come una parte di questo processo".

"Stiamo attuando - ha denunciato- una politica economica non inclusiva e questo dà linfa ai partiti populisti, che infatti stanno facendo proseliti in Italia, Francia, Spagna, nella stessa Germania. Nel caso inglese, tale malcontento si è espresso nella rabbia verso l'Europa. Certo, alla base di tutto c'è stata una scelta sbagliata di Cameron, anche se avesse prevalso il remain -osserva Prodi -. Indire un referendum ha indebolito la posizione della Gran Bretagna a Bruxelles, ha confuso gli elettori, ha mostrato chiaramente come fosse soltanto una mossa strategica per restare al comando del governo britannico. E l'insieme di questi elementi ha fatto si che quello di ieri fosse un voto anti Europa ma anche anti Cameron. Il referendum è stato impostato da Cameron solo per interessi personali. E in questo senso, si potrebbe dire: ben gli sta".

L'ex premier si dice poi "personalmente sdegnato dalle trattative svoltesi fra L'Europa e la Gran Bretagna per scongiurare la Brexit. Il governo britannico veniva autorizzato a stare fuori da ogni progresso che l'Unione avrebbe compiuto, configurando pertanto una Europa a due velocità, cambiando la stessa natura dell'Unione. D'altronde - ha osservato Prodi - i referendum spesso hanno valenze politiche ben diverse da quelle che si evincerebbero dai quesiti posti agli elettori. In Francia, quando venne bocciata la Costituzione europea, in realtà incise molto l'atteggiamento anti Chirac, che all'epoca era al governo del Paese. Ma quella britannica se vogliamo è anche una bocciatura dell'idea stessa di Europa così com'è, perché la gente se vede un'Europa ferma, che rinvia le decisioni, che non si occupa di capire le tensioni e i problemi delle popolazioni dei singoli Stati, inevitabilmente, si allontana. Da anni ormai diciamo che questa politica europea dell'austerità tedesca non ci piace e sta rovinando l'Unione".

"La bocciatura britannica dimostra come questo malessere sia radicato non nei centri delle città, ma nelle periferie, dove appunto si soffre questa paralisi europea. La decisione britannica - ha concluso Prodi - potrebbe avere anche forti conseguenze interne, visto che in Scozia e Irlanda del Nord la vittoria del sì all'Europa ha assunto dimensioni cosi elevate da far pensare che possa fungere da trampolino per rivendicazioni autonomiste. Rivendicazioni che potrebbero coinvolgere anche altre realtà europee, come la Catalogna in Spagna."

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