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pubblicato il 28/nov/2012 05:10

Primarie cs/Renzi insiste su regole,Bersani: No cambi in corsa

Ma dall'Unità arrivano segnali distensivi verso il sindaco

Primarie cs/Renzi insiste su regole,Bersani: No cambi in corsa

Roma, 28 nov. (askanews) - La battaglia sulle regole riaperta da Matteo Renzi aiuta molto a capire qual è il terreno sul quale si deciderà il ballottaggio. Il sindaco di Firenze, alla vigilia del primo turno, aveva più volte fatto 'mea culpa' per avere troppo insistito sulle regole, spiegando che pur essendo una battaglia giusta è poco comprensibile agli elettori, eppure adesso è tornato proprio su quel terreno. La spiegazione è che il 'rottamatore' al primo turno ha avuto la conferma di quanto pensava: più la platea dei votanti si allarga, più aumentano le sue possibilità. I militanti storici sono in prevalenza con il segretario, ma se vanno a votare anche elettori meno schierati la partita si apre. Stamattina è stato il suo gran consigliere Giorgio Gori a rilanciare il tema: "Chiediamo che sia possibile registrarsi sottoscrivendo l'appello degli elettori del centrosinistra fino a domenica e che sia possibile farlo online. Le regole che hanno fatto sono state dettate dalla paura come quella di voler tenere i 16enni fuori da questa tornata di voto". Richiesta subito bocciata dallo stesso Pier Luigi Bersani: "Non si cambiano le regole in corsa, queste norme sono state votate all'unanimità". La questione è semplice, come spiega Michele Ventura, "è difficile che a un voto come quello per le primarie si cambi idea tra primo e secondo turno". Al limite, il problema può essere quello di riportare tutti a votare al secondo turno, cosa meno scontata come dimostra l'appello dello stesso Bersani oggi pomeriggio al circolo Trionfale del Pd a Roma: "Bisogna tornare a votare, mi raccomando". In effetti, l'idea di rimettere in moto tutta la macchina per il secondo turno un po' preoccupava alcuni dei sostenitori di Bersani già nei giorni scorsi, "c'è da andare a riprenderli uno per uno e riportarli al voto", osservava uno dei dirigenti Pd schierati con il segretario. E, come ammetteva ancora oggi uno dei funzionari di partito, si è visto che man mano che aumentano gli elettori Renzi recupera terreno: "Nello staff di Bersani si diceva che fino a 3,3 milioni di elettori si poteva vincere al primo turno... Non è stato così". Il margine di Bersani è comunque ampio, dieci punti non sono affatto uno scherzo e difficilmente i voti di Vendola potranno cambiare gli equilibri. Renzi si dice convinto di poter intercettare "l'elettorato di opinione" del leader di Sel, ma i bersaniani sanno di poter contare "almeno su un terzo dei voti di Nichi", quelli più direttamente controllati dal presidente della Puglia. Dando per scontato che un altro terzo finirà per astenersi, di fatto i votanti di Vendola al primo turno, secondo le previsioni dei bersaniani, si dovrebbero dividere più o meno a metà tra il segretario Pd e Renzi, e se andasse così le distanze resterebbero invariate. I voti di Bruno Tabacci e Laura Puppato, poi, dovrebbero confluire su Bersani e, comunque, non sono tali da ribaltare il risultato. Se sono veri questi ragionamenti, che vengono fatti sia dai renziani che dai bersaniani, si spiega allora facilmente perché Renzi stia insistendo sulle regole: allargare la platea degli elettori diventa l'unica vera speranza di recuperare per il sindaco di Firenze, oltre all'ipotesi di un improbabile larga astensione degli elettori di Bersani al secondo turno. Su questo, però, il leader Pd non intende mollare in alcun modo: "Bisogna avere certezza della platea degli elettori, ci sono stati ventuno giorni per registrarsi". Bersani, peraltro, si augura che i "toni restino pacati" e già cerca di spostare la partita alla campagna elettorale vera, quella delle elezioni: "Non abbiamo bisogno del fuoco amico, avremo già avversari in abbondanza. Facciamoci quest'ultima settimana, poi ne inizia un'altra, e ci divertiremo tutti...". Non una frase di circostanza, a quanto pare. E' vero che Bersani ripete che "il congresso è il prossimo anno" e che "non ci saranno bilancini", ma oggi l'Unità, in un editoriale del direttore Claudio Sardo, spende parole di apprezzamento per il risultato di Renzi, parla di "due vincitori" del primo turno. Come spiega uno dei principali dirigenti del Pd, "dobbiamo far sentire Renzi a casa sua, non potremo certo ignorarlo". Prove di 'appeasement' che certo non faranno piacere al gruppo dirigente storico del partito.

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