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pubblicato il 29/mar/2014 15:02

Piemonte: Chiamparino in campo, non reggero' posacenere a nessuno

Piemonte: Chiamparino in campo, non reggero' posacenere a nessuno

(ASCA) - Torino, 29 mar - ''Non reggero' il posacenere a nessuno''. E' l'unica battuta che Sergio Chiamparino, incoronato oggi candidato presidente della Regione Piemonte da un'affollata assemblea regionale del Pd (a cui partecipano amministratori, iscritti al partito, ma anche manager dell'area pubblica e privata come l'ex ad Fiat Paolo Cantarella, o il sovrintendente del Regio Valter Vergnano) convocata al teatro Carignano, si concede nei confronti di quello che definisce ''l'ex governatore'', Roberto Cota, ricordando l'ormai famosa fotografia nella quale l'attuale presidente della Regione Piemonte e' accanto a Umberto Bossi che fuma il sigaro con il portacenere in mano. Chiamparino usa il concetto come arma polemica, ma anche come professione di autonomia sia nei confronti dei partiti della coalizione, a cominciare dal Pd, sia degli interessi costituiti. ''Ho gia' ben in testa che se saro' eletto presidente del Piemonte saro' prima di tutto il presidente di tutti i piemontesi''.

Al di la' della battuta su Cota, assicura Chiamparino, non ''faro' una campagna contro''.

''Bisogna ridare dignita' alla regione e orgoglio ai piemontesi di essere tali, - dice - perche' la dignita' e' caduta sotto le suole e l'orgoglio dei piemontesi e' stato messo in discussione''. Il suo e' un intervento che si apre con accenni d'emozione, confessando l'amarezza per essere rimasto 'in panchina' in Compagnia di San Paolo, e quando accenna ai nipoti che vivono all'estero con il figlio. ''Ho capito, quando ho smesso di fare il sindaco di questa citta' - racconta Chiamparino - che poteva anche essere giunto il momento di passare per sempre la palla perche' e' giusto che quando uno fa un'esperienza poi passi ad altri piu' giovani.

Non nutro nessun rancore. Ho vissuto quei mesi con qualche amarezza, perche' ho ritenuto che potevo essere utile a questa grande famiglia della sinistra riformista''. Acqua passata. Da alcune settimane ormai e' in campo, mentre il centrodestra non e' ancora riuscito a esprimere un unico candidato. Chiamparino viene da un primo giro nelle province del Piemonte dove assicura di aver avuto riscontri postivi.

E' dato per favorito, ma alla sua maniera mette le mani avanti: ''il sicuro e' morto, i voti bisogna contarli prima di dire di aver vinto''. Delinea la Regione che vorrebbe, non annuncia un programma, ma manda una serie di messaggi, dal territorio alla conoscenza dalla sanita' alle alleanze senza dimenticare naturalmente la Tav. Ribadisce innanzitutto che sara' una legislatura a rimborsi zero, fatta eccezione per le missioni istituzionali: ''Non vedo perche' i cittadini debbano parsi la benzina e i consiglieri no''. Sposa la proposta di Renzi sul tetto ai compensi dei consiglieri regionali, che non devono essere superiori a quelli del sindaco del capoluogo''. Indica tre pilastri di sviluppo: il territorio e i suoi prodotti, la conoscenza, la lotta alla diseguaglianza: E se sul territorio lo slogan e' battere in cinque anni la Borgogna, sulla conoscenza la sfida, o meglio, il modello, e' Boston con la sua capacita' di attrarre cervelli e produrre brevetti. Ma una comunita' della conoscenza deve anche garantire a chi non ha risorse le borse di studio per formarsi. E qui si inserisce anche il terzo, di pilastro, la lotta alla diseguaglianza sociale ''che e' anche motore di sviluppo e cambiamenti''.

''Combattere la diseguaglianza sociale puo' essere un elemento di crescita economica'' dice Chiamparino, ''cosi' come lo e' combattere i rischi di inquinamento''. Tocca naturalmente la riorganizzazione del sistema sanitario , le cui strutture in buona parte sono vecchie di settant'anni, accenna a un piano per l'edilizia scolastica. E a proposito dei piccoli ospedali sottolinea che ''un malato non e' una bottiglia d'acqua minerale. E' una persona - dice -. Nella valle ha i suoi affetti che sono parte integrante della cura a cui viene sottoposto. Sono consapevole che bisogna concentrare alcune funzioni, cambiarne radicalmente altre, ma il territorio non puo' non essere presidiato. Perche' se le persone si sentono scoperte sul piano della salute hanno paura, e non sono piu' soggetti positivi delle loro comunita'. Prima devi fargli vedere cio' che farai e poi magari chiuderai quello che non serve piu' che in alcuni casi e' anche pericoloso.

Quando il nuovo germoglia puoi intervenire e tagliare alla radice la pianta vecchia''. Naturalmente dedica un passo del suo lungo intervento alla Tav: ''Si fara' perche' e' importante e perche' cosi' la considerano diversi governi europei che si sono succeduti''.

Non ne vuole fare pero' una battaglia ideologica: ''Non e' l'alfa e l'omega della trasformazione della nostra regione'', e dice che il confronto va sviluppato su quali risorse dirottare in valle: non servono mance compesative, ma interventi di rivitalizzazione del territorio: ''non possiamo stare con chi pensa e con chi spera in qualche palazzetto con le tegole d'oro o qualche asfaltatura di strada di montagna, c'e' qualcuno che pensa questo e che si annida anche tra le nostre fila''. Affornta anche il nodo del trasporto pubblico locale, il rapporto con Fs, e rilancia la strategia delle gare: ''Con il monopolista o hai tanti soldi e quindi tratti ma alla fine paghi, altrimenti devi mettere a confronto progetti diversi. Se per evitare questo il monopolista ci dara' servizi aggiuntivi anche in termini di qualita', se ne puo' parlare. Non ci sono totem ideologici, in ballo ci sono scelte pratiche nell'interesse dei cittadini''. Ribatte su un tasto a lui caro, quello del concorso di risorse pubbliche, private e del privato sociale. Sa che un refrain di questa campagna elettorale sara' quella di Torino citta' piu' indebitata d'Italia e prende la questione di petto. Replica ai grillini (''che non so se siano di sinistra o cosa'', premette): ''abbiamo aumentato il debito significativamente, ma abbiamo anche diminuito la spesa corrente di funzionamento, personale e acquisti, che e' la meta' dei fabbisogni standard''. Chiamparino ha detto di rivendicare questa scelta: ''perche' abbiamo anticipato, costretti dalla scadenza olimpica, quello che adesso si dice di voler fare, modificare il patto di stabilita' europeo per lasciare da parte gli investimenti. Mi fa senso - aggiunge - che ci sia qualche frangia di sinistra che in una certa fase usa questo tema perche' il mainstream mediatico dice che dobbiamo essere a debiti zero''. ''Il problema e' come lo gestisci il debito - insiste Chiamparino - e a cosa serve. Se viene fatto per fare investimenti e' una ricchezza della comunita' che non si puo' che finanziare a debito''. ''Non e' politica di sprechi, ma per il futuro di comunita' - assicura - che dobbiamo fare in Italia e in Europa se non vogliamo che un'austerita' malintesa finisca di trascinarci tutti nelle mani dei populismi alla Le Pen o alla Grillo''. Infine parla del listino, i dieci consiglieri che saranno eletti con il presidente senza passare dalle urne, e della coalizione: ''Bisogna presentare una squadra e una coalizione credibile e compatta''. No, aggiunge, alle liste civetta che nascono solo in vista delle elezioni: ''Non dobbiamo andare ad arrabattare qualche voto con liste tarocche o fasulle''. Quanto al listino ''non puo' essere la foto di gruppo dei partiti che sostengono la coalizione'', ma deve intrecciarsi con rappresentanze di territori che troppo piccoli saranno penalizzati dal voto, con l'equilibrio di genere, con la presenza di esponenti del mondo del volontariato, delle professioni e delle imprese. ''Chiedo ai leader dei partiti che vorranno sostenermi: datemi una mano, mettete a disposizione le risorse migliori che avete che tengano conto di questi criteri, insieme possiamo fare una squadra che sia un bel biglietto da visita'': E chiude con un'ultima battuta: ''ci sono gia' io come brutta copia della brutta politica, facciamo un volantino accanto a me che sia la bella copia della nuova politica, che possa dare slancio anche a me''.

eg/did/

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