martedì 06 dicembre | 13:36
pubblicato il 10/gen/2014 20:06

Piemonte: Bresso, prima Cota se ne va e meglio e'

(ASCA) - Torino, 10 gen 2014 - E' soddisfatta, sorridente, ma anche amareggiata per aver dovuto ottenere giustizia dopo troppo tempo. Comprensiva per i momenti di battaglia condotta pressoche' in solitudine. E oggi per Mercedes Bresso e' il giorno della rivincita, contro i suoi avversari e un po' anche contro qualcuno dei suoi. Il Tar ha sancito, come lei aveva sostenuto da subito che queste elezioni regionali del Piemonte non sono state regolari. E se anche la lista ''Pensionati e Invalidi per Bresso'' di Luigina Stanuovo ha mostrato qualche ombra, la questione non si compensa, anzi e' un elemento in piu' per voltare pagina. Sono le 16 quando in un'affollata e troppo piccola saletta del consiglio regionale del Pd, zeppa di esponenti del partito, consiglieri regonali e non, Bresso parla della sentenza del Tar che dovrebbe riportare la Regione al voto. Sono passati troppi anni, sottolinea l'ex presidente della Regione, candidatasi e sconfitta da Cota, ma in una competizione elettorale viziata, ribadisce. ''Quattro anni - dice Mercedes Bresso - nei quali la giunta Cota ha fatto solo danni''. A rientrare in campo non ci pensa piu'. Il suo compagno di partito Aldo Reschigna tributandole affetto sembra mettere le mani avanti: ''Ha fatto questa battaglia non per interesse personale'', dice il capogruppo regionale del Pd, anzi ex capogruppo come si definisce lui stesso dopo la sentenza, pur prendendo ancora tempo sul problena delle dimissioni (''Sentiremo i nostri legali''). Bresso legge il dispositivo 'storico' per il Piemonte, con il quale il Tar ''annulla la proclamazione degli eletti ai fini della rinnovazione della competizione elettorale'', e dichiara inammissibile il ricorso incidentale che era quello relativo alla vicenda della Lista ''pensionati e invalidi per Bresso'', su cui sono emersi elementi di irregolarita', ordinando ''che la seguente sentenza sia eseguita da autorita' amministrative'' che potrebbe significare - spiega Bresso - l'intervento della prefettura o della Regione stessa in veste amministrativa. ''Siamo molto soddisfatti di una sentenza che arriva a chiudere definitivamente questa vicenda per la lista Pensionati per Cota - dice Bresso -. Rimaniamo convinti che le elezioni del 2010 fossero gravemente minate da irregolarita', non soltanto a causa di questa lista. Ma siamo anche molto amareggiati - prosegue -, perche' un tempo di decisione di quattro anni, e che non e' ancora definitivamente compiuto, rendendo incerta anche se probabile la possibilita' di andare ad elezioni in primavera, e' troppo lungo per una giunta che dura cinque anni. Sono anni persi nel corso dei quali chi dovrebbe sentirsi colpevole si sente legiittimato a dire che adesso gli viene sottratto il governo''. ''Ho sentito dichiarazioni deliranti del segretario della Lega Nord (Salvini, ndr) - dice ancora Bresso - e anche, ma indirettamente, di Cota che parla di grave lesione della democrazia. La grave lesione della democrazia - osserva - e' il fatto che ci vogliono quattro anni per avere giustizia''.

''Ho sentito che Cota si definisce un perseguitato - prosegue - , ma e' lui un persecutore''. L'ex zarina, come viene soprannominata in citta', rifiuta il termine di accanimento usato nei suoi confronti, al posto di determinazione, nel processo: ''Qui non e' questione di accanimento, questi sono i tempi della giustizia, o si rinuncia a chiederla o si devono accettare i tempi''. Ringrazia la sua squadra di legali (Gianpaolo Zancan, Paolo Davico Bonino, Sabrina Molinari Min, Valentina Stefutti) ricorda che ''per avere giustizia bisogna anche avere bravi avvocati'' e attacca la Cota che si ''e' fatto difendere con i soldi della Regione. Io non lo avrei mai fatto.

Non so nemmeno se sia legittima la contrapposizione della Regione che ha il solo interesse dell'accertamento della verita'''. Chiede ai parlamentari del Pd di individuare un procedimento piu' rapido e ''di mettere mano alla procedura di autenticazione delle liste''.

''Ci sono stati problemi anche nella nostra coalizione - ammette l'esponente del Pd -, ma molto inferiori a quella di cui si e' discusso davanti al Tar''.

''Cota prima se ne va e meglio e''' aggiunge Bresso che conferma il suo ''giudizio assolutamente negativo'' sulla giunta Cota e ribadisce che questi quattro anni sono passati ''distruggendo il Piemonte''. Infine parla della sua battaglia per certi versi solitaria, talvolta accolta con indifferenza quando non con insofferenza in alcuni ambienti del partito. Lei mininizza: '' C'e' stata una prima fase in cui insieme abbiamo deciso che fosse legittimo e doveroso ricorrere. Gli avvocati dei primi ricorsi sono stati pagati dal partito e' una prova che mi e' stato vicino. Che qualche consigliere appena eletto non fosse tanto contento di decadere - aggiunge - rientra nella debolezza umana pero' il partito nella prima fase mi e' stato vicino'': La seconda fase, meno politica e piu procedurale, ha effettivamente registrato un allontanamento di fatto. ''nella fase intermedia di dilazione dei tempi era comprensibile che non ci fosse una forte tensione. In questa fase il partito ha seguito di meno anche se ho tenuto sempre al corrente sia il segretario regionale Morgando che il capogruppo Reschigna e quando ci siamo resi conto che si era vicini alla soluzione l'impegno c'e' stato di nuovo''. ''Sappiamo tutti che in politica quando perdi un'elezione e' un momento di solitudine - conclude Bresso - va messo nel conto. Questo non significa che ci sia stata rottura tra di noi, semmai un maggiore disinteresse da parte del partito. Ma rientra nella logica della politica che non e' una cosa per persone sensibili. E io che lo sono magari me la posso prendere, ma ho anche imparato a reggere ''.

E per questo l'ex zarina ora confida di voler puntare alle elezioni europee.

eg/mau

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