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pubblicato il 05/mag/2015 19:24

Piazza contro ddl governo. Renzi: ascoltiamo, ma ora via polvere

"Avanti riforma". Giannini: testo aperto. Fiducia? C'è serenità

Piazza contro ddl governo. Renzi: ascoltiamo, ma ora via polvere

Roma, 5 mag. (askanews) - Pronti ad "ascoltare tutti" e ad "entrare nel merito" delle ragioni della protesta ma anche ad "andare avanti" per "togliere un po' di polvere da questo paese". Nel giorno in cui il mondo della scuola scende in piazza contro la "buona scuola", il premier Matteo Renzi ribadisce l'apertura dei giorni scorsi ad ascoltare le critiche al provvedimento, in discussione alla commissione Cultura della Camera, ma non arretra sulla necessità di condurre in porto la riforma. Nei tempi previsti che sono stretti, tanto che a Montecitorio si potrebbe lavorare no-stop anche nel week end: fine dei lavori in commissione intorno al 12 maggio, il 14 in aula per il voto delle pregiudiziali, voto finale il 19 maggio.

"Oggi - ha detto Renzi a Bolzano e poi a Trento, mentre in sette città si snodavano cortei contro il ddl - abbiamo il coraggio di rimettere in moto le energie migliori partendo dalla scuola. Ci sono tante persone che protestano: qualcuno dice che protestano sempre ma noi ascoltiamo la protesta, è giusto affrontarla ed entrare nel merito". Ma, intendiamoci, "abbiamo investito 3 miliardi di euro. Nessuno, nessuno prima di noi ha investito così tanto" su un settore e un tema "chiave" per il governo. Soldi di cui la scuola, sottolinea la responsabile del Pd Francesca Puglisi, "ha bisogno", come sono necessarie "100 mila e 703 assunzioni e ulteriori 60 mila posti banditi con il prossimo concorso".

Se in piazza docenti e studenti protestano sul metodo di discussione ("la buona scuola ci ha tolto la parola" recita più di uno striscione) e sul merito ("no alla scuola azienda e al preside sceriffo", "no a una scuola succube dei privati") dalla Camera il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, esprime "rispetto per lo sciopero", ma lo chiede anche "per il governo che fa il suo lavoro" e per il Parlamento "che è il portatore delle istanze del cambiamento del provvedimento". Perché il testo, precisa, "è aperto", "non abbiamo scelto il ddl in maniera casuale". C'è il rischio di una nuova fiducia quando i malumori della piazza si trasferiranno in aula, tra le fila di Sel, Movimento Cinque stelle ma, forse, anche in una parte della minoranza dem? Il ministro non la pronuncia nemmeno la parola "fiducia" e invece sottolinea che "il dibattito è ampio, molto costruttivo e sereno" e il metodo del governo "ineccepibile". Il preside sceriffo? "Fantasie", la riforma della scuola, risponde la Giannini, disegna solo il dirigente scolastico come un "leader educativo". Il Pd da parte sua ribatte con 14 slide agli slogan "non veri" della piazza.

Ma non basta. I Cinque stelle, oggi presenti in massa al corteo romano, parlano di governo "sfiduciato" e chiedono di nuovo di scorporare il provvedimento, affidando al canale veloce del decreto il piano delle assunzioni. Sel parla di un governo "cieco e sordo che nega il confronto", Forza Italia si esprime con accenti diversi tra chi attacca Renzi per la sua "arroganza nel governare" e la posizione ufficiale del partito che, con la responsabile scuola Elena Centemero, vede nella piazza l'avamposto della "conservazione" e chiede al governo di non "snaturare" il testo.

Interviene anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, reclamando "rispetto" per chi sciopera e "risposte adeguate" per gli insegnanti "colonna portante del Paese". Dalle parti della minoranza dem è l'ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza a ricordare che la riforma "non si può fare contro ma con" gli operatori del mondo della scuola e "il Pd deve avere l'intelligenza di ascoltare" e di "trovare soluzioni adeguate". Più duro e ormai a un passo dall'addio al partito Pippo Civati: "Questo - dice ribattendo al ministro Giannini - è uno sciopero non politico, perché la politica non rappresenta più nessuno, perché il Pd ha tradito i propri impegni elettorali e ha fatto una riforma della scuola che è lontanissima dalla nostra cultura politica".

E, in provincia di Firenze, a Pontassieve, c'è una professoressa precaria di italiano e latino che è stata in particolare oggetto dell'attenzione dei media: Agnese Landini, moglie di Renzi, oggi, come aveva già annunciato, al suo posto di lavoro all'Istituto Balducci.

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