martedì 28 febbraio | 15:44
pubblicato il 03/dic/2015 20:38

Per la Consulta si rivota il 14. Grasso: ora ampia condivisione

Malumore dei cattolici, linea dura M5S. Pd: restiamo su Barbera

Per la Consulta si rivota il 14. Grasso: ora ampia condivisione

Roma, 3 dic. (askanews) - "Cambiare schema di gioco": è in queste parole del centrista Bruno Tabacci il nodo da sciogliere per chi volesse superare lo stallo sui giudici costituzionali che le Camere non riescono a eleggere. Stesso avvertimento nelle parole di Pietro Grasso: per il presidente del Senato "è necessario cambiare metodo, serve un'ampia condivisione che superi le logiche delle aree di riferimento". Una impostazione che trova parziale riscontro nelle parole del ministro Maria Elena Boschi, che auspica "senso di responsabilità nei prossimi voti" ma riconosce la necessità di "candidature autorevoli con un accordo ampio tra i gruppi parlamentari".

Dopo l'ennesimo flop di mercoledì, il rinvio pospone la nuova convocazione alla fase decisiva dei lavori sulla legge di stabilità: si rivoterà il 14 dicembre e in caso di nuove fumate nere, con "convocazioni quotidiane alle ore 19", fa sapere la presidente della Camera, Laura Boldrini. "Il Parlamento - ha ammonito Boldrini - non può rischiare di ostacolare, per le proprie inadempienze, il regolare funzionamento della Consulta". La pensa così anche il deputato fittiano Rocco Palese: "Sono pazzi, Mattarella potrebbe sciogliere le Camere per questo, se qualche influenza di stagione bloccherà le udienze della Corte per mancanza di numero legale, saremo riconvocati a furor di popolo per votare chiunque sia candidato in quel momento".

C'è chi dice che il rinvio consentirà di ammorbidire qualche dissenso attraverso una contrattazione sugli emendamenti alla stabilità: "Ma sono oltre cinquemila, se fanno contento qualcuno ne scontentano molti di più", commenta scettico Palese. E Tabacci, uno degli sponsor della candidatura "cattolica" del deputato del suo gruppo "Per l'Italia" Gaetano Piepoli, giunto ieri a cento voti, ironizza sulla "prova muscolare" fallita dai registi di Pd e Forza Italia: "Poi si stancano, arriva l'acido lattico, e i voti scendono...". A Montecitorio c'è chi dice che ci sia anche la manina del cattolico Pd Giuseppe Fioroni dietro il malumore dei democristiani storici. Intanto Dellai, capogruppo proprio di Piepoli e Tabacci, gonfia il petto e suggerisce di provare a capire cosa il Parlamento "ha voluto esprimere attraverso i voti dati all'unico candidato in costante crescita: il nostro collega Piepoli" e suggerisce di guardare "ad un profilo di maggiore respiro nel confronto tra i gruppi parlamentari".

Lo schema di gioco, però, per adesso non cambia, come sembra voler precisare il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: "Siamo interessati al dialogo con tutte le forze politiche ma teniamo ferma la nostra candidatura di Augusto Barbera, il cui curriculum e il cui profilo lo rendono indubbiamente quello giusto per la Corte costituzionale". Intanto però non cita il nome di Sisto di Forza Italia la cui candidatura è stata confermata oggi dal capogruppo azzurro Renato Brunetta, ma che qualcuno dei suoi stessi colleghi vede ormai fuori dal gioco. Mentre Roberto Speranza della minoranza dem lancia un appello via Twitter: "Basta - scrive - picchiare la testa al muro sui giudici della Consulta. Riaprire dialogo vero con tutte le forze politiche. No patti ad excludendum".

I 5 stelle raccontano che gli uomini di Renzi hanno proposto loro un accordo parziale su un ticket a due Augusto Barbera - Franco Modugno (il nome sponsorizzato dagli uomini di Grillo), "tanto Sisto non passa anche se il gruppo Pd continua a votarlo". Ma per ora il Movimento 5 stelle, tassello mancante della "ampia condivisione" di cui parla Grasso, tiene duro. "Noi ragioniamo su tre nomi e non su due - sottolinea Danilo Toninelli, lo sherpa M5S - se vogliono andare avanti a votare l'avvocato di Berlusconi si accomodino. Tolgano di mezzo Sisto e si può parlare". Toninelli, dopo aver di fatto rimosso il veto su Barbera, si è spinto fino a fare più volte il nome di una possibile candidata alternativa per la quota centrodestra, la giurista Maria Alessandra Sandulli, già "bruciata" nelle votazioni del 2014. Finora non è bastato a smuovere il Pd, ma il 14 dicembre è lontano.

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