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pubblicato il 29/mar/2012 15:15

Pensioni/ Pd insiste per gli esodati: Governo corregga riforma

Dubbi su cifre: "Fornero dia documentazione dettagliata"

Pensioni/ Pd insiste per gli esodati: Governo corregga riforma

Roma, 29 mar. (askanews) - Circa 350mila persone che, per effetto della riforma Fornero, rischiano di restare per diversi anni senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, senza pensione: è il dramma dei cosiddetti esodati, lavoratori di aziende in crisi, fallite o in procedura di fallimento, giunti a un passo dalla pensione in virtù del vecchio regime e che ora si ritrovano - a causa delle norme del 'Salva Italia' - "intrappolati" in un limbo giuridico con conseguenze sociali devastanti. Un tema su cui il Pd si è battuto al tempo dell'approvazione della riforma, ma che ora - con i nuovi dati sulla consistenza numerica di queste persone - è tornato d'attualità. Le risorse stanziate con il 'Milleproroghe' per correggere queste storture della riforma, circa 240 milioni, coprono infatti solo 65 mila lavoratori. Ma dagli ultimi dati, si è accertato che sono appunto oltre 350mila lavoratori a rischio. Serve dunque, è la richiesta di Cesare Damiano e Marialuisa Gnecchi, uno specifico intervento normativo che ricomprenda anche i casi emersi in questi mesi e che il Pd ha documentato nel concreto, presentando 18 interrogazioni parlamentari con le 'storie' vere di altrettanti lavoratori. Storie che colpiscono, come quella del lavoratore sardo in mobilità che avrebbe iniziato a godere dela pensione nell'agosto del 2015 e che ora - non potendo permettersi due anni di contributi volontari - si troverà a percepire la pensione solo nel settembre 2021: sei anni in cui non percepirà stipendio, non avrà alcuna forma di ammortizzatore sociale, e non avrà pensione. La proposta di legge cui sta lavorando il Pd si compone di soli due comma: il primo fissa al 31 dicembre 2011 - non più al 4 dicembre 2011, data di approvazione del 'Salva Italia - la data entro il quale andava stipulato il contratto di mobilità aziendale che consente al lavoratore di mantenere i vecchi requisiti previdenziali; il secondo mira a mantenere i vecchi requisiti per quei lavoratori che avrebbero maturato il diritto alla pensione nei 24 mesi successivi alla data di entrata in vigore della riforma: attualmente infatti la decorrenza di due anni è riferita al godimento effettivo del trattamento, disposizione che - in virtù delle 'finestre mobili' - riduce sensibilmente la platea dei beneficiati. Ma lo scontro si consuma ovviamente sulle coperture. Per il Pd, queste correzioni sarebbero ampiamente coperte dai risparmi stessi della riforma: "Se dai nuovi requisiti si prevedono determinati risparmi, è evidente che lasciare i vecchi requisiti per una piccola percentuale dei lavoratori, determinerà semplicemente dei minori risparmi", spiegano Damiano e Gnecchi. Ma per il governo invece si tratterebbe di costi insostenibili. Da qui la richiesta: "Vogliamo cifre effettivamente documentate sui risparmi della riforma e sulle coperture necessarie per venire incontro a questi lavoratori".

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