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pubblicato il 29/nov/2012 21:16

Pdl/ Naufragano primarie, Berlusconi punta a 'sganciare' ex An

Martedì Ufficio presidenza. Riunione lunghi coltelli a via Umiltà

Pdl/ Naufragano primarie, Berlusconi punta a 'sganciare' ex An

Roma, 29 nov. (askanews) - L'ultima parola toccherà all'ufficio di presidenza del Pdl. Una riunione convocata da Angelino Alfano, previo via libera di Silvio Berlusconi, che dovrebbe tenersi martedì prossimo. All'ordine del giorno l'ormai certa eutanasia delle primarie del 16 dicembre e l'assetto del Pdl o di quel che verrà. Molto dipenderà dalle scelte del Cavaliere, anche la scelta di tenere o meno una convention alternativa. L'unico dato certo è che anche oggi l'ex premier ha deciso di non proferire verbo, lasciando nel caos la sua creatura. Per descrivere lo stato confusionale in cui versa il Popolo della libertà basta raccontare quanto accaduto stamane nella sede del partito. Chiuso in una stanza al quarto piano di via dell'Umiltà, l'intero stato maggiore del Pdl ha messo in scena per ore un drammatico redde rationem. C'erano quasi tutti, fra loro Alfano e Verdini, La Russa e Gasparri fino a Cicchitto, Lupi e Fitto. Sono volate parole grosse, tanti hanno alzato la voce, quasi tutti hanno accusato il vicino di non giocare secondo le regole. Al centro del durissimo confronto il futuro del Pdl, il ruolo di Berlusconi e la modalità con la quale chiudere la breve e sfortunata era delle primarie alfaniane. E' stato Verdini a reclamare con veemenza il diritto di Berlusconi di valutare ogni strada, compresa la ricandidatura e lo spacchettamento. Alfano non sembra si sia opposto, visto che ormai anche lui pare abbia scelto di rimettersi alle decisioni del Cavaliere. Anche perché per lui ci potrebbe essere un ruolo apicale nel nuovo partito, magari ancora quello di segretario, anche se un po' svuotato di poteri. Il coordinatore toscano ha vissuto momenti di tensione con Cicchitto e altri ex azzurri. Ma anche gli ex An presenti hanno discusso animatamente con Verdini e hanno promesso sostegno ad Alfano nel caso in cui la strada del Pdl non fosse stata abbandonata per tornare al passato. La pensa così anche Alemanno, d'altra parte. Ma nessuna di queste argomentazioni sarebbe riuscita a convincere il segretario a 'smarcarsi' dal fondatore. Alla fine molto si è risolto in un rimpallarsi debolezze e voltafaccia reciproci. Perchè tanto, molto dipenderà dalle mosse dell'unico titolato a decidere, per Statuto e non solo. Berlusconi, proprio lui, ottiene in questo modo innanzitutto la fine delle odiate primarie. C'è chi nel corso dell'Ufficio di presidenza proverà a chiederne il rinvio di un paio di mesi. Ma è chiaro che un tale scenario potrebbe materializzarsi soltanto se il Cavaliere non annunciasse la sua ricandidatura. Perché il tema resta questo: tornerà in campo l'ex premier? Pare che stia attendendo soprattutto l'esito delle primarie del Pd. Gli avrebbero spiegato che fra i democratici avanza il timore di un clamoroso sorpasso di Renzi, che lo metterebbe fuori gioco, anche per ragioni anagrafiche. Se invece decidesse di tornare in pista, Berlusconi potrebbe lavorare all'ipotesi di spacchettamento. Non vuole più gli ex An, chiede mani libere sulle liste e reclama una legge elettorale utile allo scopo. Proprio sul sistema di voto anche oggi si sono susseguite, infruttuose, le riunioni in via dell'Umiltà. Mentre sul fronte degli ex An anche l'idea di un partitino di destra sconta le ormai note differenze di posizione tra colonnelli. La scelta, però, diventerebbe quasi obbligata nel caso in cui ci fosse il varo di una Forza Italia 2.0. Il dato di oggi resta l'addio alle primarie di dicembre. Tutti ne parlano al passato, ma servirà comunque l'Ufficio di presidenza per stabilirlo ufficialmente. I titolari del diritto di voto (una quarantina) sono in maggioranza berlusconiani. Servirà il passaggio formale anche se oggi Alfano ha accarezzato per ore la possibilità di annunciare il forfait con una lettera. Incontrando, pare, la resistenza di due candidati: Giorgia Meloni e Alessandro Cattaneo.

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