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pubblicato il 15/nov/2013 08:49

Pdl: muro contro muro tra lealisti e governativi, scissione piu' vicina

Pdl: muro contro muro tra lealisti e governativi, scissione piu' vicina

(ASCA) - Roma, 15 nov - ''Al momento mi sembra difficile trovare un accordo''. Lo dichiara Fabrizio Cicchitto in serata, alla fine dell' ennesimo incontro del gruppo dei governativi del Pdl che tornera' a riunirsi oggi alle 13 per prendere una decisione definitiva alla vigilia del Consiglio nazionale di domani dove Silvio Berlusconi rilancera' Forza Italia. I ministri del Pdl e la componente governativa del partito potrebbero decidere di non partecipare a questo appuntamento. Si dichiara pessimista sul fronte opposto Paolo Romani che con Maurizio Gasparri ha incontrato a lungo Berlusconi: ''Non ci sono piu' le condizioni per arrivare a una mediazione''. Riunioni parallele ieri sera. Da un parte quella dei governativi con il vicepremier Angelino Alfano. Dall'altra, a palazzo Grazioli, quella tra Berlusconi e Raffaele Fitto, leader dei lealisti che seguirebbero il Cavaliere nel caso dovesse annunciare domani il ritiro dell'appoggio al governo. E' il problema del governo di larghe intese a restare il centro del dissenso tra le due ali del Pdl. ''Il partito dei falchi e' quello della crisi al buio. Dobbiamo mantenere separate le questioni della vita del governo dalla decadenza da senatore di Berlusconi. Difenderemo fino in fondo il Cavaliere, ma il governo deve restare una questione distinta'', avrebbe detto Alfano, secondo alcune indiscrezioni, nella riunione serale con i governativi. Il vicepremier punterebbe i piedi sulla posizione che va sostenendo da alcune settimane: massima solidarieta' a Berlusconi per quella che e' definita anche dai governativi una ''persecuzione giudiziaria'' ma lealta' al governo rispetto al quale non ci sarebbero alternative, se non la prospettiva di elezioni al buio nelle quali per altro Berlusconi non potrebbe candidarsi a guidare il centrodestra per via degli effetti della legge Severino dopo la sua decadenza dal Senato. Alfano avrebbe ripetuto per l'ennesima volta: ''Faremo battaglia per difendere Berlusconi fino alla fine''. Roberto Formigoni parla di divisioni insanabili: ''La scissione e' nelle cose, sia chiaro che l'hanno voluta i lealisti. E' colpa loro. Noi abbiamo dato segnali di apertura e non abbiamo ceduto alle provocazioni''. L'ex governatore della Lombardia sostiene che la proposta di separare i problemi giudiziari di Berlusconi dalle sorti del governo non sarebbe stata accettata dal Cavaliere: ''Non vogliamo che il Consiglio nazionale si trasformi in una rissa. Se non c'e' accordo, meglio non parteciparvi''. Il senatore Andrea Augello rilancia la palla nei pressi di palazzo Grazioli: ''Il presidente del Pdl faccia una proposta. La nostra posizione e' chiara ed e' quella che Berlusconi ha fatto propria il 2 ottobre''. Le condizioni poste dai governativi per una loro permanenza nel partito sono precise: un nuovo documento politico di rilancio di Forza Italia in cui si affermi la giustezza della battaglia contro la decadenza di Berlusconi confermando pero' che l'esecutivo puo' proseguire la sua marcia fino al 2015; l'inserimento nello Statuto del nuovo partito di un articolo che preveda due coordinatori da affiancare a Berlusconi (Alfano e Fitto) con il potere di controfirma delle liste elettorali di Forza Italia. Quest'ultima ipotesi servirebbe a rendere esplicito che all'interno del partito ci sono due componenti destinate a convivere dopo vent'anni in cui e' stato il solo Berlusconi a dettare la linea. Fitto, a nome dei lealisti, avrebbe invece proposto al Cavaliere di rendere il documento politico su cui si basa il rilancio di Forza Italia ancora piu' netto nella formulazione che esclude il sostegno al governo nel caso il Pd voti a favore della decadenza di Berlusconi dal Senato. I lealisti del Pdl sono convinti di avere con se' la maggioranza dei parlamentari del partito e dei componenti del Consiglio nazionale. Da qui il consiglio a Berlusconi di non accettare i compromessi proposti da Alfano che tra l'altro - dicono - prevederebbero una responsabilita' collettiva per la formazione delle liste togliendo questo potere al Cavaliere. Nessuna indiscrezione sulla decisione finale di Berlusconi, anche se i bookmakers di Montecitorio ritengono piu' probabile che l'ex premier domani possa accettare come inevitabile la scissione del Pdl nel momento in cui rilancia Forza Italia e cerca di ricreare intorno a se' l' entusiasmo del 1994, quando decise di scendere in campo nella competizione politica. gar/mau

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