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pubblicato il 12/ott/2013 11:52

Pdl: Cicchitto, prima di passare a FI molte cose da chiarire

Pdl: Cicchitto, prima di passare a FI molte cose da chiarire

(ASCA) - Roma, 12 ott - ''Francamente, e senza alcuno spirito polemico, non ci ritroviamo ne' nella ricostruzione dei fatti ne' in alcuni giudizi emersi dai resoconti sulla riunione dei parlamentari europei con il presidente Berlusconi. La decisione delle dimissioni dei ministri fu presa dal presidente Berlusconi, comunicata al segretario del partito e vicepremier Alfano perche' a sua volta la comunicasse ai ministri. Successivamente furono informati i capigruppo''. Lo ha chiarito in una nota il deputato del Pdl, Fabrizio Cicchitto. ''A proposito di questa procedura fu sollevata da alcuni di noi una questione di metodo nel senso che una decisione di quel rilievo politico - cioe' una crisi di governo - andava discussa e presa dall'ufficio di presidenza e dall'assemblea dei gruppi'', ha ricordato Cicchitto, aggiungendo che ''in ogni caso i ministri si dimisero subito, e una successiva assemblea dei gruppi evito' anch'essa ogni discussione. Non fu formulato da nessuno alcun piano strategico che avrebbe portato a sicure elezioni anticipate. Successivamente, siccome in politica se il dibattito non si manifesta nelle sedi sue proprie esso finisce con l'esprimersi comunque, un numero rilevante di deputati e e di senatori manifesto' il suo dissenso non perche' fossero dei traditori ma per un diverso parere politico che teneva conto anche dei giudizi e delle sollecitazioni espresse da larga parte del mondo economico e sociale che era contrario alla crisi del governo perche' essa avrebbe bloccato ogni politica economica per la crescita''.

In secondo luogo veniva contestata da molti di noi l'ipotesi secondo cui, una volta fatto cadere il governo Letta, altrettanto automaticamente ci sarebbero state le elezioni anticipate: infatti sono ben noti gli orientamenti del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale per cui e' probabile che sarebbero passati mesi con un governo di scopo che, senza di noi e contro di noi, avrebbe fatto una nuova legge elettorale e si sarebbe votato a febbraio-marzo con Berlusconi gia' incandidabile. In secondo luogo non era condivisa da molti una deriva estremista che andava dalla concreta messa in atto delle dimissioni dei parlamentari, originariamente pensata come protesta e manifestazione di solidarieta' a Berlusconi, e invece poi concretizzata come se si trattasse di un tentativo peraltro velleitario di concludere i lavori di questo Parlamento.

Molti parlamentari - ha spiegato - hanno contestato il fatto che questa deriva estremista giovasse a Berlusconi e alla giusta battaglia contro l'uso politico della giustizia che non deve mai essere messa in contrasto con le esigenze di governabilita' e di crescita economica perche' cio' comporta l'isolamento di chi porta avanti una linea di questo tipo. In questo quadro non e' affatto vero che i ministri del Pdl - ai quali va la nostra solidarieta' - abbiano concordato con Enrico Letta il rifiuto delle loro dimissioni. Essi, insieme a molti parlamentari, hanno espresso un diverso parere politico che non deriva affatto da un meschino attaccamento alle poltrone. In un partito che si autodefinice liberale e democratico mai le diverse opinioni politiche possono essere demonizzate''. ''In questo contesto -ha concluso - e' evidente che prima di procedere al passaggio da Pdl a Forza Italia bisogna chiarire molte cose perche' queste interpretazioni rischiano di determinare una deriva manichea che puo' essere anche di ostacolo alla giusta battaglia di solidarieta' che ognuno di noi vuole esprimere a Berlusconi, ma evitando ogni forzatura, estremismo e isolamento, nei confronti dell'inaccettabile attacco giudiziario di cui egli e' vittima''.

com-brm/mar

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