martedì 17 gennaio | 12:13
pubblicato il 01/giu/2015 13:12

Pd vince 5 a 2 nelle Regionali, ma ora è in difficoltà

Esulta Salvini e cresce il M5s. Astensione ai massimi

Pd vince 5 a 2 nelle Regionali, ma ora è in difficoltà

Milano (askanews) - Come in ogni tornata elettorale in Italia, nessuno ammette la sconfitta e in qualche modo tutti cantano vittoria. Il risultato uscito dalle regionali segna una battuta d'arresto per il premier Mattero Renzi, nonostante in cinque regioni la vittoria sia andata al centrosinistra. Il Pd fa il pieno di consensi in Toscana, Puglia e Marche, nonostante lasci sul campo un po' di voti rispetto alle Europee e vince di misura in Campania e Umbria, ma perde la Liguria. Complessivamente i democratici si attestano poco sotto al 25%, mentre dodici mesi fa avevano superato, in queste stesse aree, il 39%.

Un dato comunque che non tiene conto della "concorrenza" di diverse liste civiche di appoggio al candidato presidente. Quindi Renzi non può dire di avere vinto, ma certo non ha perso.

Lega si impone come nuovo asse per la destra visto che ha superato Forza Italia, ed è un dato storico. Matteo Salvini è stato capace, tra mille polemiche, di trasformare la Lega da movimento regionale a partito nazionale. Vola in Veneto grazie a Zaia, nonostante la frattura con Tosi.

Chi aveva dato per spacciato Berlusconi però si è sbagliato, il suo delfino Toti è riuscito a imporsi nella Liguria rossa e pure Salvini dovrà fare i conti con l'ex cavaliere, se vorrà guidare un centrodestra nuovamente unito. Salvini ha già lanciato il guanto della sfida a Renzi e si prepara alla prossima battaglia.

Ma la protesta degli elettori contro i partiti tradizionali ha premiato anche il Movimento 5 stelle che è andato molto bene, nonostante un parziale disimpegno del leader Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle conquista il titolo di "primo partito" in Liguria, Campania e Puglia. Ma a favorire il "sorpasso" è stata la frammentazione del voto nelle varie liste legate a un singolo candidato del centrosinistra o del centrodestra.

Vince, senza dubbio, l'astensione: vota appena un elettore su due con l'affluenza che si ferma al 52%.

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