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pubblicato il 13/nov/2014 19:59

Pd trova la quadra su Jobs act, Renzi apre a modifiche subito

Guerini: "Una risposta seria a chi voleva dividere il partito"

Pd trova la quadra su Jobs act, Renzi apre a modifiche subito

Roma, 13 nov. (askanews) - Il Pd si ricompatta sul Jobs act e, contrariamente a quanto lasciato intendere da Matteo Renzi ieri sera in direzione, decide di modificare subito la delega sul lavoro introducendo il passaggio sui licenziamenti disciplinari votato dalla direzione del partito a fine settembre. La minoranza da stamattina aveva cominciato a rilanciare una minaccia già avanzata qualche giorno fa, quella di non votare la riforma nemmeno con la fiducia, in assenza di correzioni. Aveva detto Francesco Boccia: "Se Renzi mette la fiducia sullo stesso testo uscito dal Senato, cioè il testo Sacconi, e non lo modifica con la norma approvata nella direzione Pd sui licenziamenti disciplinari, io non posso votarla, sarebbe un errore". Stessa posizione di Stefano Fassina e di molti bersaniani.

All'ora di pranzo, quindi, si sono visti il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza, il responsabile economia Filippo Taddei, il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Cesare Damiano e i componenti Pd della commissione per trovare una soluzione. Ieri sera Renzi aveva spiegato che il Pd aveva "due alternative" sulla riforma del lavoro: "O mettere la fiducia sul testo uscito dal Senato, lasciando alla fase dei decreti attuativi la specificazione di alcuni punti (come quello sui licenziamenti disciplinari, ndr), oppure procedere a modifiche subito, sapendo che devono essere verificate con gli altri partiti di maggioranza". E, comunque, sempre a condizione che "il primo gennaio le nuove norme entrino in vigore". Insomma, per Renzi la priorità era l'approvazione entro dicembre del Jobs act e il premier sembrava pensare che fosse più facile lasciando inalterato il testo uscito dal Senato.

Durante l'incontro di oggi, però, è prevalsa la seconda opzione: recepire fin da subito, in commissione Lavoro a Montecitorio, la decisione della direzione Pd di lasciare il reintegro per i licenziamenti disciplinari ingiustificati. Il cambio di passo viene spiegato esplicitamente dal vice-segretario Pd Lorenzo Guerini: "Chi aveva la tentazione di usare la delega sul lavoro per aprire fronti interni al Pd, oggi ha avuto una risposta seria". L'accelerazione, secondo le parole di Guerini, servirebbe proprio per spiazzare la minoranza. E, ha aggiunto, a questo punto la fiducia potrebbe essere usata sul testo uscito dalla commissione, per vincere le resistenze degli alleati: "Credo che le proposte del Pd in Commissione possano trovare la valutazione positiva anche delle altre forze politiche. La fiducia non sarà posta sul testo del Senato. Ci saranno le modifiche concordate in Commissione, e poi vedremo".

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