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pubblicato il 06/lug/2016 20:47

Pd teme caos Ncd, ma Renzi: impossibili nuove maggioranze

Nel partito c'è però chi frena: "Non decide solo lui"

Pd teme caos Ncd, ma Renzi: impossibili nuove maggioranze

Roma, 6 lug. (askanews) - "Se Ncd dovesse veramente saltare, l'unica cosa certa è che non li sostituiremo con Ala: se i numeri non ci saranno più ne prenderemo atto". Di fronte all'escalation di tensione all'interno di Ncd, dalla segreteria Pd insistono sulla linea di sempre: dopo il governo Renzi, non potranno esserci altri governi, almeno per quanto riguarda i Dem. Perché i ragionamenti politici in Transatlantico ruotano tutti intorno a questo punto: con la fine del governo Renzi, auspicata oggi dal senatore centrista Esposito, finirebbe anche la legislatura oppure no?

Per i renziani non c'è dubbio: "Ovviamente Mattarella avrebbe la possibilità di verificare se ci sono le condizioni per proseguire la legislatura, ma è un diritto del segretario del Pd dire che il suo partito non è disponibile a nuove maggioranze". Sulla linea di un ragionamento già svolto da Luca Lotti nei giorni scorsi, nei colloqui con altri deputati dem: "Una delle possibilità sarebbe senz'altro quella di un voto anticipato col rinvio del referendum costituzionale". Con uno scenario complicato: la Camera che viene eletta con l'Italicum e il premio di maggioranza, il Senato con il Consultellum e ragionevolmente senza una maggioranza univoca. "Per il Pd sarebbe facile costruire un'alleanza a palazzo Madama, ma se fosse l'M5s a vincere alla Camera, per loro sarebbe impossibile formare una maggioranza in Senato", ragiona un parlamentare Dem. Con le liste decise sempre dal segretario in carica, ovvero Renzi, e i parlamentari della minoranza Dem che sintetizzano così: "A noi non resterebbe che mandare il curriculum all'ufficio di collocamento...".

Ma intanto l'implosione di Ncd si prova ad esorcizzarla, almeno nelle conversazioni in Transatlantico, tra i parlamentari Dem: "Non saranno più di due o tre i senatori centristi che uscirebbero, tanto più se Berlusconi gli facesse capire che non vuole riprenderseli...". Ma c'è un'altra incognita, ovvero l'inchiesta che chiama in causa Angelino Alfano: "Sul piano politico possiamo offrire un ragionamento sull'Italicum, lo ha fatto Franceschini e lo ha fatto anche Guerini. Ma su quel piano, possiamo solo aspettare di vedere cosa succederà", riconosce un Dem.

Dall'area vicina a Franceschini, però, si traccia uno scenario più complicato: "Ncd fa sul serio, è ovvio, perché è in gioco la loro sopravvivenza. Per questo Franceschini ha - prima in privato con Renzi e poi in pubblico - posto la questione di cambiare il premio di maggioranza, riportandolo alla coalizione. Questo sarebbe un modo per tendere la mano non solo a Ncd, ma anche a Ala, a Fi e alla minoranza Pd". E l'idea dei renziani di strappare e andare al voto magari già in autunno viene considerata "molto rischiosa: chi gli garantisce che Mattarella sciolga le Camere? Se si apre la crisi, poi può succedere di tutto...". Ovvero un Pd che si spacca e prova a far nascere un nuovo governo, di scopo.

Tesi che, in realtà, non convince dalle parti di Pier Luigi Bersani. Uno dei parlamentari vicini all'ex segretario Pd è scettico sulla possibilità di far nascere un nuovo governo in caso di crisi adesso. "Renzi non lo permetterebbe mai, figurarsi. Anche se Franceschini si sfilasse, credo lui avrebbe i numeri in direzione. E di fronte al segretario del partito che dice 'mi avete sfiduciato, ora per me non c'è nessun altro governo', non sarebbe facile fare diversamente". Qualcosa del genere successe con Enrico Letta, in realtà, ma "era un'altra fase e Renzi da questo punto di vista è ingestibile, non credo si metterebbe da parte. Solo con uno scenario internazionale tipo quello del 2011 forse si riuscirebbe a fargli accettare un altro governo tipo Monti...".

Anche il Pd dunque è agitato da fibrillazioni e si susseguono le riunioni di corrente: stasera è stata la volta di Maurizio Martina e la sua Sinistra è cambiamento, dove sono stati invitati il vice segretario Guerini e il leader di una componente della minoranza Gianni Cuperlo, non i bersaniani. Domani toccherà invece allo stesso Cuperlo riunire i suoi.

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