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pubblicato il 14/dic/2013 15:51

Pd: si riunisce a Milano l'Assemblea per eleggere Cuperlo presidente

Pd: si riunisce a Milano l'Assemblea per eleggere Cuperlo presidente

(ASCA) - Roma, 14 dic - L'Assemblea nazionale del Pd, convocata domenica 15 dicembre presso Milano Congressi dalle 10,30 alle 17, ha tre atti da compiere: proclamare l'elezione ufficiale del segretario Matteo Renzi, votare il presidente del partito (potrebbero esserci pure due vicepresidenti) ed eleggere la Direzione composta per statuto da 120 componenti. E' infatti quest'ultimo organismo che dovra' affiancare la segreteria nominata lunedi' scorso da Renzi, dal momento che l'Assemblea nazionale e' composta da un migliaio di delegati. Dopo che ieri Cuperlo ha reso pubblico di aver accettato il ruolo di presidente, i riflettori sono puntati soprattutto sulla composizione della Direzione. Se fossero applicate alla lettera le percentuali di rappresentanza ottenute nel Congresso da Renzi (68%), Cuperlo (18%) e Civati (14%), la Direzione risulterebbe composta da 81 renziani, 22 cuperliani e 17 civatiani. Il problema e' vedere come si doseranno le rappresentanze soprattutto dei primi e dei secondi che devono dare spazio al alcune sottocorrenti. Tra i cuperliani, ad esempio, ci sono dalemiani e bersaniani, oltre al gruppo dei cosiddetti ''giovani turchi'' promosso in origine da Matteo Orfini, Stefano Fassina e Andrea Orlando. Tra i renziani, occorrera' dare spazio a chi si riconosce nelle posizioni di Dario Franceschini e di altri leader di lungo corso (tra questi, Piero Fassino). Renzi inoltre, nella sua prima conferenza stampa da segretario, aveva annunciato di voler aggiungere ai 120 componenti della Direzione altre 10 personalita' provenienti dalla societa' civile da scegliere a sua discrezione. Ora si tratta di verificare se Renzi confermera' domani questa intenzione e quali saranno i nomi scelti oltre i confini del Pd per dare una nuova immagine al partito. Quanto agli effetti politici immediati dell'elezione di Renzi, Dario Nardella, ex vicesindaco di Firenze e attualmente deputato, si dice soddisfatto: ''In una settimana si e' ottenuto che il confronto sulla legge elettorale sia passato dal Senato alla Camera e che il governo annunciasse l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti a partire dal 2017''. Quindi sbaglierebbe, a parere di Nardella, chi volesse interpretare maliziosamente quelle due scelte come il tentativo di iniziare a logorare l'aspirazione di Renzi a correre per la conquista di palazzo Chigi. Il clima interno al Pd e' intanto tornato sereno dopo la burrasca delle primarie. Renzi ha conquistato la fiducia dei suoi oppositori con la formazione di una segreteria ritenuta sufficientemente estranea alle logiche correntizie e con la proposta di eleggere Cuperlo presidente, opzione all'inizio scartata dal diretto interessato ma poi accettata su spinta dei suoi sostenitori, a iniziare dai ''giovani turchi'' (''Felicissimo della decisione di Cuperlo di accettare la presidenza del Pd. E' la scelta giusta'', ha twittato Orfini). Cuperlo ha posto come condizione quella di potersi occupare senza vincoli del coordinamento della sua corrente all'interno del Pd e ha suggerito al neosegretario di superare l'acrimonia nei confronti di alcuni esponenti della vecchia guardia Pd, a iniziare da Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani. Renzi ha rassicurato Cuperlo sul fatto che il ruolo di presidente, che tradizionalmente presiede l'Assemblea nazionale e le riunioni di Direzione svolgendo un ruolo di garanzia, non gli impedira' di essere leader di un'area critica verso la nuova segreteria. Pippo Civati mantiene le proprie riserve sulla decisione di Cuperlo di accettare l'elezione a presidente del Pd, come ha spiegato ieri in una intervista a ''l'Unita''': ''Non sono d'accordo a far ricoprire questo ruolo a una figura espressione della minoranza. Noi abbiamo bisogno di una figura di garanzia per tutti''. Civati segnala che sulla durata del governo il neosegretario sembrerebbe aver cambiato linea rispetto alle posizioni tenute nel corso delle primarie: ''Mi sembra che Letta abbia convinto Renzi a cambiare idea e non viceversa''. Il terzo arrivato nelle primarie piddine usa prudenza nel parlare di gestione unitaria: ''Il Pd e' un partito plurale nel quale il diritto di critica resta immutato Pur essendo amici io e Renzi, diciamo cose molte diverse. Quindi massima collaborazione ma resta intatto il diritto di critica perche' alcune sue corde sono molto diverse dalle mie''. gar/mau

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