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pubblicato il 08/set/2015 19:49

Pd resta diviso su nuovo Senato, governo: art. 2 non si tocca

Minoranza dem serra i ranghi. Boschi: la maggioranza c'è

Pd resta diviso su nuovo Senato, governo: art. 2 non si tocca

Roma, 8 set. (askanews) - Il Pd resta diviso sul nodo della elettività del nuovo Senato e difficilmente l'assemblea di stasera con Matteo Renzi a Palazzo Madama potrà cambiare le posizioni in campo. Del resto il premier-segretario non intende avanzare chissà quale proposta ai senatori della minoranza. Il suo pensiero lo ha espresso ieri e lo ha fatto ribadire oggi al sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti: ok a ridare qualche funzione alla nuova Camera che rappresenterà i territori e "nulla osta" nemmeno all'ipotesi che i nuovi senatori vengano scelti direttamente dai cittadini, purché si sancisca che sono consiglieri regionali e purché la soluzione tecnica non intacchi l'articolo 2 così come è stato già approvato da entrambi i rami del Parlamento. "Noi siamo disponibili a confrontarci, ma certo non possiamo consentire che si ritorni al punto di partenza, questo è un punto inderogabile", ha chiarito il vicesegretario Lorenzo Guerini. "Altrimenti si rischia il caos e di compromettere il traguardo", ha avvertito Anna Finocchiaro.

La minoranza Pd intanto ha serrato i ranghi in vista della ripresa della battaglia sulla riforma che oggi ha ripreso il via in commissione. In una riunione questa mattina a Palazzo Madama i 28-29 senatori dem, non tutti presenti ma solo per missioni o altri impegni istituzionali, hanno ribadito che senza una modifica dell'articolo 2 che sancisca l'elettività del nuovo Senato non ci sarà alcun accordo con la maggioranza e il governo. E' questa la posizione che terranno stasera all'assemblea del Pd. La linea l'ha data di prima mattina l'ex segretario Pier Luigi Bersani, che in un'intervista radiofonica ha avvertito il premier-segretario: "Nessun partito nella storia d'Italia ha mai chiamato alla disciplina davanti alla Costituzione". "A me - ha sottolineato Bersani - non risultano tentativi di mediazione, ho letto sui giornali delle ipotesi che mi sembrano prive di sostanza: non si può scrivere in Costituzione una cosa e poi in un altro articolo un'altra cosa".

Posizione poi ribadita da Miguel Gotor al termine della riunione della commissione Affari costituzionali del Senato: "Non ci convince una democrazia in cui oltre tre quarti dei rappresentanti vengono scelti a tavolino, inoltre non c'è una differenza qualitativa tra cambiare l'articolo 2 o un altro articolo...noi le riforme le vogliamo - ha aggiunto il senatore dissidente - ma non vogliamo prove di machismo. Il segretario deve pensare all'unità del partito e come premier gli consiglierei anche un pò di discrezione in più, non può dettare le virgole di un testo costituzionale che è di natura parlamentare".

E nonostante il sottosegretario Pizzetti abbia elogiato l'apertura di Vannino Chiti sui "senatori-consiglieri regionali", definendola un "significativo passo avanti" il senatore della minoranza dem lo ha gelato ribadendo che "senza modificare l'articolo 2 non è possibile un'intesa: non per pregiudiziali ma per serietà e rispetto della Costituzione". Insomma resta il muro contro muro tra maggioranza e minoranza che si sfidano anche sui numeri in campo: i vertici dem infatti sembrano certi che i dissidenti si ridurranno al momento delle votazioni; "i voti ci saranno", dice Guerini, mentre dalla minoranza assicurano che i 28-29 ci saranno tutti e non cederanno di un millimetro. Sulle riforme "la maggioranza c'è" e l'auspicio del governo è che ci sia anche "tutto il Pd", ha aggiunto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.

A Renzi resta sempre la carta del 'soccorso azzurro', nel governo infatti contano sul fatto che Berlusconi e molti dei suoi non abbiano alcuna voglia di precipitare verso elezioni anticipate per cui oltre al sostegno dei verdiniani ci potrebbero essere utili assenze nelle fila di Fi che abbassino il quorum necessario a ottenere il via libera dell'Aula. Sullo stallo pesa anche l'incognita della decisione del Presidente Pietro Grasso sull'ammissibilità degli emendamenti. Oggi Finocchiaro ha ammesso che "si inizierà a votare quando ci sarà un accordo politico", che è quello che Grasso continua a chiedere temendo di restare con il cerino in mano.

C'è poi anche l'incognita dei numeri in commissione, dove la minoranza conta ben tre componenti, determinanti per il via libera al testo. Ma in quella sede, si sa, c'è sempre la strada regolamentare di andare in Aula senza votare il mandato al relatore. La relatrice Finocchiaro ha già spiegato che "è chiaro che con oltre 510mila emendamenti possiamo fare solo il votificio. Oggi in commissione ho fatto un appello affinchè questo atteggiamento ostruzionistico venisse abbandonato. Se ci sarà adotteremo strumenti anti-ostruzionistici".

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