martedì 17 gennaio | 02:05
pubblicato il 23/gen/2014 08:44

Pd: nodi governo e legge elettorale, nuovo braccio di ferro Renzi-Letta

Pd: nodi governo e legge elettorale, nuovo braccio di ferro Renzi-Letta

(ASCA) - Roma, 23 gen 2014 - Il presidente del Consiglio Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano seguono con attenzione il confronto tra i partiti sulla legge elettorale. Il premier continua a lavorare sul ''contratto di maggioranza'' e su come rilanciare l'azione del governo. Deve scegliere inoltre tra rimpasto o un Letta-bis, per questo non e' indifferente cio' che accadra' sul tema delle riforme in Parlamento dopo l'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Letta, secondo fonti di palazzo Chigi, avrebbe infatti deciso di attendere l'evoluzione del confronto sulla legge elettorale prima di procedere su programma e rinnovamento della squadra di governo. Da qui il probabile rinvio a febbraio di ogni mossa. Letta affrontera' di conseguenza il confronto con la Commissione europea in calendario il 29 gennaio a Bruxelles per una valutazione complessiva della situazione economica italiana senza poter esporre il nuovo contratto di governo. Di quel patto potrebbe far parte il Piano sul lavoro annunciato dal Pd e messo all'ordine del giorno della Direzione del partito che si terra' la prossima settimana. Renzi avrebbe deciso di dare il via libera al rilancio dell'esecutivo solo dopo aver verificato che non ci sono intoppi sulla strada dell'approvazione della nuova legge elettorale. Il segretario del Pd teme imboscate politiche da parte dei gruppi parlamentari del suo partito che sulla carta possono contare su una composizione piu' bersaniana che renziana. L'effetto della convinzione di Renzi non coincide percio' con l'agenda del premier e provoca una nuova frizione tra i due leader dopo le polemiche sull' efficacia dell'azione del governo e sul rimpasto non gradito al segretario del Pd. Nell'incontro con i deputati del Pd di martedi' sera, Renzi ha illustrato il proprio ultimatum: ''Senza riforme, a rischio e' la legislatura''. Nella segreteria piddina di ieri ha pero' rassicurato per l'ennesima volta chi pensa che il suo obiettivo restino le elezioni anticipate. Letta preferisce invece mettere in evidenza i dati dell' economia che sembrerebbero premiare l'azione del governo e rendere possibile intervenire con nuovi provvedimenti a favore della crescita. Intanto e' stata fissata questa mattina alle 9,30 la Conferenza dei capigruppo della Camera. Si deve decidere come incardinare la riforma elettorale nei lavori di Montecitorio. Ieri e' stato depositato il testo base su cui si avvia la discussione nella commissione Affari costituzionali. Ha le firme di Pd, Forza Italia, Ncd e contiene alcune novita' rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi: premio di maggioranza del 18% per le liste o la coalizione che abbiano ottenuto voti validi pari almeno al 35%; se nessuno raggiunge questa soglia, si prevede un secondo turno di ballottaggio. Si precisa inoltre che ''fra il primo turno di votazione e il ballottaggio non sono consentiti ulteriori apparentamenti fra liste o coalizioni di liste''. Tre le soglie di sbarramento previste: le coalizioni dovranno superare il 12% ma e' prevista anche una soglia interna del 5% per ogni singolo partito; la lista che si presenta da sola deve invece raggiungere l'8%. In ciascuna lista occorrera' dare rappresentanza di genere a ciascuno dei due sessi con una quota non superiore al 50%. Le previsioni sono che l'Aula della Camera potrebbe iniziare a discutere il testo, dopo il dibattito in commissione, il prossimo 29 gennaio. Relatore sara' Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, presidente della commissione Affari costituzionali. I democratici annunciano che si lavorera' a un emendamento unitario del gruppo per intervenire sulle liste bloccate e ripristinare le preferenze, obiettivo che intendono perseguire pure Ncd e Fratelli d'Italia. Dichiara Alfredo D'Attorre, Pd, bersaniano: ''Berlusconi puo' convincerlo Renzi. Con lui ha siglato l'accordo su questa legge elettorale. Abbiamo bisogno della sua forza per convincerlo a dire si': se il Pd e' unito su questo, ce la possiamo fare''. Da Parigi prende posizione Massimo D'Alema, che non aveva parlato nella riunione della Direzione del Pd: ''Le riforme istituzionali sono necessarie. Si e' aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo, naturalmente nella liberta' del Parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali''. Quello di D'Alema e' un modo di dire a Renzi che puo' risultare inutile blindare il testo della riforma alla Camera. Tornando alle vicende che riguardano il governo, ieri si e' aperta una ennesima polemica nei confronti di un ministro. Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, componente della segreteria renziana del Pd, ha chiesto le dimissioni di Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, anche lui piddino ma bersaniano: ''Nella gestione della crisi Electrolux il ministro ha dimostrato di non avere l'equilibrio necessario per ricoprire il suo delicato incarico''. Aggiunge la governatrice: ''Zanonato ha preferito saltare tutti i livelli di mediazione, inclusi quelli istituzionali, credendo di risolvere la crisi buttando a mare lo stabilimento di Porcia. Per noi e' inaccettabile il metodo e soprattutto il merito''. Replica Zanonato su twitter: ''Mi concentro su Porcia, le polemiche sono dannose''. gar/sam/

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