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pubblicato il 28/mar/2011 21:14

Pd/ In direzione regge la tregua, confronto dopo amministrative

Ipotesi congresso rimandata. Federalismo fa discutere

Pd/ In direzione regge la tregua, confronto dopo amministrative

Roma, 28 mar. (askanews) - Alla direzione del Pd ha retto la tregua scattata da un paio di mesi nel partito. Le polemiche di Franco Marini contro i fioroniani non hanno avuto seguito, qualche piccolo battibecco c'è stato sul federalismo, ma nel complesso i vertici democratici hanno scelto il low-profile in vista della campagna elettorale, rimandando tutti i nodi al dopo voto. Nessuno dei 'big' del partito, a parte il segretario e il capogruppo alla Camera Dario Franceschini, hanno preso la parola, e questo la dice lunga sul clima da campagna elettorale che ha caratterizzato la giornata. Peraltro, Giuseppe Fioroni, uno dei più infastiditi dalle parole di Marini, non era presente per motivi personali. Il malumore della minoranza resta sottotraccia e, come ha fatto capire il veltroniano Giorgio Tonini il momento della verità sarà dopo le amministrative, quando servira una "riflessione vera", un confronto che secondo diversi esponenti di Movdem, come ha fatto capire Paolo Gentiloni sabato scorso, dovrebbe prendere la forma del congresso anticipato. Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni avevano avuto modo di ribadire la tregua (già siglata in un colloquio di qualche settimana fa) la settimana scorsa, a margine del coordinamento sulla Libia. Le parole di Franco Marini sabato scorso ("I Movdem rischiano di fare la fine dei responsabili") avevano creato qualche malumore, ma subito sopito grazie alle precisazioni dello stesso ex presidente del Senato ("Ce l'avevo con gli ex ppi"). Il tema delle tante 'fughe' dal partito resta e certo le frasi pronunciate oggi da Bersani in direzione non hanno fatto molto piacere alla minoranza: io sono per il pluralismo, avrebbe detto il segretario, ma voglio parlare con chi resta dentro il partito, non con chi se ne va. Denota "aria di sufficienza", commentano dentro Movdem. Ma per ora nessuno polemizza apertamente. D'altro canto, lo stesso Bersani ha voluto mandare un segnale di attenzione a Veltroni, precisando che "prima delle alleanze viene il progetto" e citando l'ex segretario a proposito della Libia. Bersani, però, ha anche messo le mani avanti sul voto di questa primavera: "Ci aspettiamo un incoraggiamento (dal voto, ndr), anche se siamo consapevoli che noi veniamo al confronto con altro universo politico, rispetto a cinque anni fa: nel 2006 arrivò la vittoria del governo Prodi". Insomma, non chiedetemi di ripetere i risultati ottenuti allora. Eppure, proprio dalla minoranza è venuto un chiaro segnale al riguardo, anche se in un clima assolutamente non polemico: "Le amministrative saranno il primo banco di prova, non tanto per le percentuali ma per capire se stiamo cominciando a competere nella redistribuzione del voto di Berlusconi". Vale a dire: a prescindere dai risultati in valore assoluto, dovremo capire se il Pd sfonda al centro. E secondo Tonini fin d'ora si può dire che "c'è un punto su cui serve maggiore approfondimento: dobbiamo cominciare a ragionare sul dopo-Berlusconi: è probabile che alle prossime elezioni politiche non ci sia Berlusconi. Dobbiamo stare attenti a non rinchiuderci in una strategia di guerra di posizione". Franceschini, invece, ha proprio rilanciato quella "alleanza costituzionale" che la minoranza giudica inadeguata a far fronte alla nuova fase politica. Antonello Soro, poi, ha toccato un altro tema su cui oggi nel Pd c'è un posizionamento assai trasversale, quello del federalismo. All'ex capogruppo Pd alla Camera non è piaciuta l'astensione (che non ha entusiasmato nemmeno Rosy Bindi e lo stesso Franceschin) e in direzione ha ribadito che il federalismo "è un tema concreto su cui si costruiranno rapporti politici, non può essere affrontato in modo parziale: ci vuole giudizio sull'insieme". Giudizio che per il momento è negativo. D'altro canto, l'intervista al lettiano Francesco Boccia sul Corriere della Sera di oggi non era certo piaciuta ai vertici del partito, se non altro per quel titolo che richiamava possibili alleanze con la Lega: "Noi siamo alternativi alla Lega", ha detto Bersani nel pomeriggio. Il segretario non snobba il Carroccio, anzi spera che nel prosieguo della legislatura si possa arrivare ad incrinare l'asse Bossi-Berlusconi. Ma non vuole messaggi che rischiano di aprire polemiche nel partito. Punto sul quale è d'accordo lo stesso Letta, che pure in Parlamento si è dato molto da fare perché si riuscisse ad arrivare ad un buon compromesso con la Lega sul federalismo regionale. Resta il fatto che dentro Movdem Fioroni continua a mandare segnali di insofferenza e, in qualche riunione riservata, non esclude soluzioni drastiche se il partito non dovesse cambiare linea. Molto disagio anche da parte di Gentiloni e dell'area ex rutelliana rimasta nel Pd, come dimostra l'intervento di oggi di Ermete Realacci, che commentando il successo dei Verdi in Germania ha criticato il collocamento del Pd in Europa, a suo dire troppo schiacciato sui socialisti. Molto dipenderà, insomma, dal risultato del voto di fine maggio.

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