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pubblicato il 21/set/2013 18:30

Pd: impasse sullo statuto, la parola alla Direzione

Pd: impasse sullo statuto, la parola alla Direzione

(ASCA) - Roma, 21 set - L'Assemblea nazionale del Pd si conclude nel caos. L'accordo sulle modifiche da apportare allo Statuto, che sembrava essere stato trovato nella notte, e' durato poche ore. Alle 13 di oggi, a votazione aperta e annullata in corso d'opera, e' saltata l'intesa: a far discutere e' la modifica dell'articolo 3, che voleva eliminare l'automatismo di ruoli tra il segretario del Pd e il candidato premier. Norma contro la quale si e' espressa apertamente Rosy Bindi ma, fanno notare in ambienti vicini a Pier Luigi Bersani, i malumori sarebbero stati registrati anche da parte dei renziani e degli esponenti vicini a Giuseppe Civati. Dunque, secondo lo Statuto di veltroniana memoria rimasto in vigore, il segretario del partito sara' anche il candidato premier. In un primo momento, alla non approvazione del nuovo Statuto era stata attribuita la mancanza del numero legale ma presto e' stato confermato che si e' trattato di un ''problema politico'' tanto che, alcune fonti democratiche, hanno fatto sapere che i delegati presenti erano 560 e dunque c'era il numero legale. Andando per ordine intanto questa mattina e' stata approvata la proposta di regolamento che sara' sottoposta alla Direzione del partito gia' fissata per il 27 settembre. La proposta prevede: il Congresso nazionale e le primarie per l'elezione del segretario aperte a iscritti e non iscritti si terranno l'8 dicembre; saranno preceduti dai congressi di Circolo e provinciali; entro la fine di marzo si terranno i congressi regionali. I candidati alla segreteria dovranno ufficializzare la propria discesa in campo entro l'11 ottobre. A sostenere i singoli candidati saranno solo liste riferite al loro programma. Tuttavia, a fine Assemblea, trapela un forte disappunto, sono in tanti a mettere in discussione anche la data stessa del Congresso e il regolamento. C'e' chi, come Bersani, li considera solo ''un'indicazione'' fornita alla Direzione e pensa che per arrivare realmente a celebrare il Congresso l'8 dicembre ''bisognerebbe lavorare anche di notte'' e chi invece, come Gianni Cuperlo, sostiene che ''il congresso sia la vera opportunita' per superare la crisi e la sconfitta di questi mesi. Per questo penso sia un dovere arrivare alle primarie per il segretario entro l'anno confermando la data dell'8 dicembre''. Dello stesso avviso Rosy Bindi per la quale se Pier Luigi Bersani ''dice che non c'e' una data del Congresso se ne dovra' assumere la responsabilita'''. I bersaniani infatti ma anche parte degli ex-Ppi con Beppe Fioroni ed esponenti vicino al premier Enrico Letta vengono, tra le righe, accusati di voler far slittare il Congresso al 2014 e chiudere cosi' la possibile finestra elettorale di primavera. Di tutto questo se ne dovra' occupare la Direzione del Pd che, come ha detto Epifani, ''dovra' decidere'' e dunque approvare l'intero iter da oggi fino al giorno del Congresso. SI' ALLE REGOLE. CONGRESSO L'8 DICEMBRE - Giornata conclusiva dell'Assemblea nazionale del Pd incentrata sull'accordo per quanto riguarda data e regole del prossimo Congresso ma anche sul primo confronto tra i candidati alla segreteria nazionale. Salta invece definitivamente per questioni procedurali e di merito al momento del voto in Assemblea l'accordo sulla modifica dell'articolo 3 dello statuto, quella che non rendeva piu' in vigore l'automatismo di ruoli tra il segretario del Pd e il candidato premier (in Assemblea c'e' stato a riguardo il forte dissenso di Rosy Bindi). L'intesa raggiunta a fatica in interminabili riunioni della commissione sulle regole non ha retto del tutto alla prova del voto finale dell'Assemblea. Riassumendo: congresso nazionale e primarie per l'elezione del segretario aperte a iscritti e non iscritti si terranno l'8 dicembre; saranno preceduti dai congressi di Circolo e provinciali; entro la fine di marzo si terranno i congressi regionali. I candidati alla segreteria dovranno infine ufficializzare la propria discesa in campo entro l'11 ottobre. C'e' accordo pure sulla norma che prevede che a sostenere i singoli candidati siano solo liste riferite al loro programma, in questo modo si cerca di arginare l'ulteriore frazionamento in correnti e di evitare che si formino gruppi di pressione che poi confluiscono sulle candidature. Il tutto dovrebbe essere approvato definitivamente dalla riunione della Direzione del Pd che si terra' il 27 settembre. Il primo match tra candidati svoltosi nell'Assemblea ha esaltato le particolarita' di ognuno. Gianni Cuperlo ha svolto un discorso che e' apparso alla platea dei delegati il piu' ''costruito'' con molteplici riferimenti culturali alla tradizione della sinistra e alla necessita' di profondo rinnovamento di quest'ultima. Ha parlato di ''destra'' e di ''sinistra'', di necessita' di pensare il futuro e di distinguersi sui valori e sulle scelte dai propri avversari pur nel difficile compito di governare assieme al Pdl. Quanto al Pd, Cuperlo ha ribadito di privilegiare la separazione di ruoli tra segretario e premier: ''Da solo il migliore di tutti noi non ce la fa''. A chiudere ha usato una dotta citazione di Norberto Bobbio: solo discutendo sulla natura di se stessi, si avra' chiaro il nostro destino. Matteo Renzi, forse un po' spiazzato dal discorso fortemente strutturato da Cuperlo, ha usato la sua abilita' oratoria per ricordare al competitor: ''La crisi non e' crisi solo del modello della destra. La crisi della politica interpella tutti noi. In questi vent'anni abbiamo governato anche noi, ci siamo stati anche noi. Se non siamo in grado di interpretare il cambiamento, e' un nostro problema. Proprio questo e' cio' che non ha funzionato in anni recenti nella politica del Pd''. Renzi ha poi rinunciato a presentare una propria piattaforma politica con ambizione programmatica. Ha preferito distinguersi bacchettando il governo e ricordando a Enrico Letta: ''Se si e' sforato il tetto del 3,1% del debito pubblico, o si ha il coraggio di dire che quei parametri vanno rimessi in discussione o si ha il coraggio di dire che l'Imu lo rimetteremo a posto. Non e' giusto dare la colpa all'instabilita' politica, sostenendo l'idea che sia sempre colpa di qualcun altro''. Arriva in conclusione la promessa che il suo Pd sara' ''completamento diverso da quello attuale''. Alla fine dell'intervento di Renzi c'e' stato l'abbraccio con il rivale Cuperlo, interpretato come dichiarazione di lealta' nella sfida appena avviata per la conquista del vertice del partito. Gli altri due candidati, Pippo Civati e Gianni Pittella, sono apparsi schiacciati in un ruolo marginale dalla forza di consenso che possono suscitare Cuperlo e Renzi. Civati ha confermato di essere il piu' a sinistra tra gli sfidanti: ha ricordato le battaglie sui diritti e il rapporto con Sel di Nichi Vendola, ha chiesto rinnovamento al partito sia nelle sue forme organizzate, sia nei suoi gruppi dirigenti. Ora Civati dovra' trovare ulteriori argomenti di differenziazione piu' da Cuperlo che da Renzi, se vuole rosicchiare consensi nell'area dalemiana e bersaniania. Pittella e' quello che con piu' forza ha chiesto al Pd di collocarsi sul fronte dell'Internazionale socialista e del Partito del socialismo europeo, chiarendo cosi' quali sono identita' e collocazione internazionale del Pd. Il vicepresidente del Parlamento europeo ha chiesto con forza di battersi senza indugi per allentare la pressione del Patto di stabilita' a livello europeo che pesa come un macigno sugli atti del governo guidato da Letta. Il Congresso del Pd ha quindi tagliato oggi il suo nastro d'avvio. Da domani i quattro candidati se le daranno di santa ragione, pur confidando in regole condivise e di garanzia democratica per ognuno. Renzi e' il favorito, Cuperlo e' l'outsider. Il primo assicurerebbe al Pd l'approdo post-ideologico a una formazione inedita per base sociale e collocazione politica, il secondo manterrebbe il partito profondamente ancorato nella nuova sinistra che vuole contribuire a costruire. gar/fdv

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