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pubblicato il 13/mag/2013 09:50

Pd: Epifani, arrestata caduta partito ma correntismo va fermato

Pd: Epifani, arrestata caduta partito ma correntismo va fermato

(ASCA) - Roma, 13 mag - ''Sabato nell'Assemblea abbiamo arrestato la caduta e cominciato la risalita. E' un lavoro che richiede determinazione fino ad arrivare al congresso d'autunno''. Ci sono pero' ''divisioni nel gruppo dirigente che dobbiamo superare, e c'e' un ruolo del correntismo troppo esasperato''. Lo afferma il neosegretario del Pd, Guglielmo Epifani in un'intervista a Repubblica spiegando che ''il mio orizzonte e' il congresso per ora. Ma nessuno mi ha posto limiti. La parola 'traghettatore' non mi offende, lo e' chi aiuta a superare un ostacolo, una difficolta'''. Il problema del Pd, spiega Epifani, ''e' superare la logica dello sconfittismo, uscire da questa sindrome: ci vuole coraggio per riprendersi un ruolo, ma i Democratici hanno tante risorse''.

''Se il Pd ha l'orgoglio di essere l'unico vero partito non personale - sottolinea Epifani - non puo' pero' avere l'orgoglio di cambiare tanti segretari in cosi' poco tempo.

Anche l'amarezza di Bersani nell'Assemblea di sabato coglieva un problema che andava oltre lui stesso, chiamando a una responsabilita' diversa tutto il gruppo dirigente''.

Epifani si rivolge anche a Silvio Berlusconi.

''Innanzitutto - dice - la smetta di minare governo e istituzioni. Per il resto, pensavamo di vincere le elezioni e non ce l'abbiamo fatta. Ci sono stati i tentativi di provare a sbloccare la situazione in un altro modo, ma si sono arenati per l'indisponibilita' di Grillo, e perche' non c'erano i numeri per la fiducia. In piu' le divisioni emerse nel Pd in modo inaccettabile sul presidente della Repubblica si sono riverberate sui nostri elettori. Un 'governo di servizio' e' diventato la strada inevitabile per non tornare subito alle urne. E' chiaro che, da dove si era partiti a dove si e' arrivati, c'e' uno scarto''. Nella base del partito, prosegue Epifani, ''c'e' un disorientamento.

E' vero che si poteva puntare a un governo di profilo piu' istituzionale, che avrebbe messo noi democratici piu' al riparo. Ma per una forza politica al 'dunque', in una crisi cosi' profonda della rappresentanza, passare dal governo tecnico di Monti a un governo istituzionale, avrebbe significato stare in seconda fila, avendone pero' le responsabilita' dirette. E' il momento in cui la politica, anche rischiando, debba metterci la faccia''.

red-fdv

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