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pubblicato il 06/giu/2012 21:24

Pd/ Dubbi su primarie di partito, Bersani riflette

Giro di colloqui a quattr'occhi del segretario prima di direzione

Pd/ Dubbi su primarie di partito, Bersani riflette

Roma, 6 giu. (askanews) - La sua corsa per palazzo Chigi Pier Luigi Bersani la lancerà ufficialmente, alla direzione di dopodomani, ma la vigilia della riunione del parlamentino del partito è segnata da un fitto giro di colloqui che il segretario sta tenendo con tutti i principali dirigenti democratici. Il clima interno, negli ultimi giorni, è tornato ad agitarsi come non accadeva ormai da qualche mese e Bersani non vuole certo che si torni a polemiche interne proprio in questo momento. La 'provocazione' di Stefano Fassina sulle possibili elezioni in autunno ha messo in agitazione tutta l'ala 'montiana', che in queste ora il segretario sta cercando di rassicurare. Ma anche l'ipotesi di aprire alla richiesta di primarie arrivata da Matteo Renzi e da alcuni 'quarantenni' del partito ha suscitato perplessità, raccontano, in esponenti come Massimo D'Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi, che a quanto pare non erano stati preventivamente informati dell'idea. Bersani, che ieri ha visto Veltroni, oggi D'Alema e domani incontrerà altri dirigenti del partito, continua a ripetere ai suoi "decido io", ma non sembra che il segretario voglia mettere a rischio la 'pax democratica' tra i maggiorenti del partito e sulle primarie potrebbe di fatto prendere tempo, dando una generica disponibilità a consultazioni di coalizione, da valutare con quelli che saranno gli alleati. Di sicuro, il segretario del partito in direzione dovrebbe ribadire l'orizzonte del 2013 come strategia del Pd. Su questo punto Bersani avrebbe dato rassicurazioni a Veltroni e a Letta, chiarendo che quanto detto da Fassina non rappresenta la linea del partito. Certo, in qualcuno dei 'montiani' rimane il sospetto che tra Fassina e Bersani abbiano recitato un 'gioco delle parti' ma, appunto, sarà il segretario a ribadire con nettezza la posizione del partito su questo punto. Il tema che rischia invece di aprire una discussione nel partito è quello relativo alle primarie. Se fossero primarie di partito rischierebbero di saltare tutti gli equilibri interni: un conto sono eventuali primarie di coalizione, con il Pd che candida il proprio segretario come peraltro prevede lo statuto; altra cosa sarebbe una conta interna al partito. Se si accettasse l'idea di una candidatura di Renzi, per esempio, sarebbe poi difficile tenere a freno tutti gli altri dirigenti. Gli stessi Bindi e Letta, secondo qualcuno, a quel punto potrebbero ritenere di avere le mani libere. In realtà, Bersani fin dall'inizio aveva in mente primarie di coalizione. Il fatto è che il leader Pd non vuole rispondere a Renzi, come ha ripetuto più volte, "nascondendosi dietro allo statuto", che prevede appunto la sola candidatura segretario. Bersani aveva in mente di rimettere la decisione agli organi del partito, appunto la direzione e eventualmente l'assemblea. Secondo alcuni sondaggi che girano nel partito, Bersani oscillerebbe tra il 48% e il 52% ad eventuali primarie di partito. Il problema è che in questo modo Bersani chiederebbe di fatto agli altri maggiorenti del partito di incoronarlo candidato, mentre Renzi con tutta probabilità si terrebbe le mani libere e guadagnerebbe una rendita di posizione in termini di 'peso' nel partito. Uno schema che non va bene, appunto, a diversi dirigenti del partito e oggi qualcuno, della maggioranza, spiegava: "Bersani deve chiarire se si azzerano gli equilibri del congresso del 2009 oppure no...". Per questo Bersani sta cercando di preparare al meglio la direzione. L'appuntamento di venerdì deve segnare il lancio ufficiale della sua candidatura a premier ed è fondamentale evitare divisioni interne che possano 'offuscare' l'avvio della corsa.

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