giovedì 19 gennaio | 12:02
pubblicato il 08/gen/2013 20:32

Pd: Ceccanti, e' definitivo non sono candidato

Pd: Ceccanti, e' definitivo non sono candidato

(ASCA) - Roma, 8 gen - Amarezza per essere stato lasciato fuori dalle candidature del Pd e' espressa dal costituzionalista Stefano Ceccanti, senatore uscente del Partito democratico. Senatore che nel Pd e' stato sempre legato alle posizioni liberal che ne hanno motivato la sua vicinanza a Walter Veltroni e piu' recentemente anche ad esprime apprezzamenti verso Mario Monti, per cui e' stato annoverato tra i 'montiani' del partito.

''Non e' servito -sottolinea con amarezza- essere al quinto posto per produttivita' complessiva di tutti i senatori, secondo del gruppo Pd. Non sono serviti il 95 per cento di presenza alle votazioni, i 719 interventi in Aula e Commissione, l'essere stato primo firmatario di 33 progetti di legge soprattutto in materia elettorale e istituzionale, relatore delle leggi sul dimezzamento dei rimborsi elettorali e sull'anti-corruzione, sulle nuove Intese con le confessioni religiose di minoranza, Ortodossi, Apostolici, Mormoni, Buddisti, Induisti, nocnhe' il ruolo di relatore di minoranza contro leggi del Governo Berlusconi''.

''Non e' servita -prosegue il professore Ceccanti- la lealta' dimostrata nel non aver mai rotto la disciplina di Gruppo, ne' in Commissione ne' in Aula, anche quando le mie opinioni erano diverse, ne' l'aver lavorato per alcuni anni alla Presidenza del Gruppo, in particolare in raccordo con l'ufficio legislativo''.

''Dato quindi che l'esclusione non e' motivabile ne' in termini di anni di legislatura, ne' di produttivita', ne' di slealta', l'unica interpretazione plausibile e' che si tratti di una chiara scelta politica. Una scelta che ha ritenuto incompatibile la mia presenza in Parlamento a causa della costante sottolineatura del dovere di continuita', pur nel mutato contesto politico, con l'agenda Monti, che il Pd aveva lealmente sostenuto come partito fino a poche settimane fa.

Capisco, peraltro, che questa e' la causa delle mancate ricandidature e delle mancate nuove immissioni di una significativa area politica, pur minoritaria''. ''Prendo quindi atto con amarezza e, in parte, con stupore, che un Partito che si dichiara Democratico si rivela avere una concezione cosi' limitativa del proprio pluralismo interno. Un dato su cui meditare seriamente'' conclude Ceccanti.

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