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pubblicato il 27/feb/2014 17:46

Pd: Borghi e Galperti (Pd), su adesione Pse avremmo votato 'no'

(ASCA) - Roma, 27 feb 2014 - ''Fossimo stati componenti della Direzione Nazionale del Pd, avremmo votato ''no'' all'adesione (o all'incorporazione) nel Pse, sia pure nella sua pudica accezione di ''Pse-Socialists and Democrats'' che pare piu' un'appendice per salvarsi la coscienza che una strutturale modifica politica''. Lo spiegano in un dichiarazione congiunta Enrico Borghi e Guido Galperti, deputati del Pd.

''Essendo padroni solo della nostra liberta', ce la prendiamo per manifestare le nostre opinioni, nella speranza che cio' aiuti a rafforzare e irrobustire un partito che diventa forte solo nella franchezza del confronto interno e non sulla scorta del conformismo e della tattica infinita.

Lo diciamo pienamente consapevoli della insufficienza numerica di tale aspetto - aggiungono - essendo peraltro quella della Direzione non una scelta ma una ratifica. Ma a maggior ragione, riteniamo di doverlo evidenziare per evitare che alla insufficienza numerica segua l'irrilevanza politica.

Il Pd e' nato dall'esperienza dell'Ulivo. Non ripercorriamo qui i fiumi di parole, e la retorica sull'unione dei riformismi che doveva farci superare il Novecento, con le sue divisioni e le sue arcaicita'. Non ci rituffiamo nell'alluvione di buoni propositi legati all'innovazione politica, alla costruzione della terza via, alla guida del nuovo processo europeista contro un bipolarismo europeo messo sempre piu' in discussione dal prorompere sulla scena di nuovi movimenti populisti che alle prossime elezioni europee cristallizzeranno in Europa la stessa tripartizione politica esistente in Italia dopo le elezioni del 25 febbraio. Stiamo al punto politico. Margherita e Ds si sciolsero con l'esplicito riferimento di non aderire ne' al Ppe ne' al Pse, ma di costruire a livello europeo l'unita' delle forze riformiste che avevano dato vista all'esperienza dell'Ulivo (non a caso Romano Prodi non aderi' mai al Pse) anziche' importare in Italia le divisioni tra popolari e socialisti.

Pierluigi Castagnetti ha ben tratteggiato, nei giorni scorsi, le motivazioni che fanno di questa ratifica odierna un errore politico: la rinuncia alla originalita' identitaria del Pd, l'adesione ad un partito ormai confinato sul piano europeo ad una minoranza rinunciataria come comprova il ruolo della Spd nella ''grosse koalition'' tedesca, l'assenza di un autentico disegno rifondatore della Ue.

A noi resta dover constatare che tra andare con Obama o sposare Zapatero abbiamo preferito la seconda soluzione.

Avevamo capito che la nostra strada era la prima. Ed e' per questo che avremmo votato no'' concludono Borghi e Galperti.

res/rus

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