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pubblicato il 05/feb/2013 16:47

Pd: Bersani a Berlino per superare l'esame di tedesco (Il punto)

Pd: Bersani a Berlino per superare l'esame di tedesco  (Il punto)

(ASCA) - Roma, 5 feb - Bersani all'esame di tedesco: il segretario del Pd ha scelto la sessione piu' difficile in quel di Berlino dove il professore che deve dare i voti per la promozione e' anzitutto il temuto (anche dalla Merkel!) superministro delle finanze Wolfgang Schauble.

Nella parte pubblica dell'avvenimento, quella dell'intervento al German Coincil Foreign Relations, Bersani ha probabilmente superato l'esame a pieni voti, visto che ha pronunciato parole impegnative che toccano le corde piu' profonde dei tedeschi, sia quelle della razionalita' e degli interessi economici, sia quelle piu' emotive che riguardano la dimensione politica e sociale. Due sopra a tutto sono i messaggi, a quanto e' sembrato di capire, che Bersani ha lanciato: il primo che un probabile governo a guida Pd non e' certo un esecutivo alla Berlusconi e ripettera' gli impegni assunti dall'Italia e soprattuto di proseguire nel cammino di risanamento: ''Sappiamo -ha detto Bersani- di dover garantire l'impegno per la stabilita', sappiamo di dover proseguire il cammino delle riforme''.

Formula che tradotta alle orecchie tedesche suona come una conferma della linea (o agenda) intrapresa da Monti. Il che senza escludere che si debba andare oltre. E infatti Bersani senza mezzi termini ha detto che insieme alle necessarie politiche di rigore si devono avviare iniziative altrettanto necessarie per favorire la crescita. E il segretario del Pd ha sottolineato che questo non vale solo per il fronte italiano, ma per tutta l'Europa. Iniziative per dare lavoro e sostenere la produzione industriale. In proposito, ricorrendo ancora all'immagine dei vagoni piu' lussuosi o meno che costituiscono un solo treno che va nella stessa direzione, Bersani ha fatto osservare che se in Italia ci fosse un calo della produzione industriale di venti punti, non e' che la Germania non ne sarebbe toccata, anche il suo livello di produzione e di consumi sarebbe coinvolto, pur se in misura minore. Ha quindi rafforzato il concetto sottolineando che l'Italia e' un Paese troppo grande per essere salvato e che cosciente di questo ''l'Italia e' impegnata a salvarsi da sola'' ma lo stesso peso e la stessa dimensione devono valere anche per le decisioni politiche ed economiche a livello dell'Unione.

Il secondo messaggio, prettamente politico, e' consistito in un credito e un sollecito direttamente alla Germania di cui ha in sostanza delineato un ''ruolo di leadership politica'' all'interno dell'Unione. Bersani, che ha auspicato una accelerazione dell'integrazione politica europea verso una ''Unione politica federale'', ha fatto osservare che la Germania proprio in forza del suo modello politico, sociale ed economico puo' ben puntare ad un ruolo di guida. ''La Germania di oggi -ha detto esplicitamente Bersani- puo' portare nell'Unione politica federale di domani la forza del proprio successo economico, ma anche quella del proprio modello sociale e istituzionale: non ci sono modelli alternativi ne' all'economia sociale di mercato, qui condivisa da decenni da tutte le principali forze politiche, ne' a una vita istituzionale ben organizzata sul principio di sussidiarieta'''. Nonostante tutto questo, Bersani ha detto di ''vedere una riluttanza ad assumere un ruolo di leadership politica per l'Europa di domani. Noi invece auspichiamo che la Germania sappia assumere quelle responsabilita' e voglia andare oltre la stella polare del suo formidabile rapporto con la Francia e sappia inoltre riconoscere che il suo successo economico di mercato globale sarebbe maggiore e strategicamente piu' sicuro se il nostro continente avesse un mercato unico, compiuto e meno squilibrato, se ci fosse un mercato europeo piu' dinamico e propulsivo''.

Bersani ha proseguito sottolineando che la linea portante dell'Unione oggi e' quella del realismo, avvertendo che di troppo realismo si puo' morire, nel senso che la prudenza eccessiva, che e' poi quella che detta il rigore e null'altro, puo' soffocare quell'idea di Europa che aveva affascinato milioni di cittadini europei: ''Capisco -ha detto- le paure di chi teme l'apertura di un vaso di Pandora ricorda l'empasse istituzionale di dieci anni fa, ma non possiamo nemmeno pensare che urlino solamente gli euroscettici e che i sostenitori dell'Europa federale e politica tacciano''.

E' in questa prospettiva che Bersani ha auspicato un superamento del modello meramente intergovernativo dell'Unione utilizzando un'immagine suggestiva: ''Dietro una moneta sola deve esserci un solo sovrano''. Il segretario Pd ha quindi spiegato: ''Non immaginiamo il super Stato europeo paventato strumentalmente in alcuni Paesi e agitato dai populismi nazionalisti. Io penso a un potere federale democraticamente legittimato, dotato di un bilancio, con risorse proprie, dotato di una banca centrale e di un Tesoro, competente sui temi indispensabili nella scala globale come la difesa, la politica estera, le migrazioni, la ricerca, l'energia, le reti infrastrutturali''. E per cominciare col piede giusto il segretario Pd ha affermato di essere favorevole a ''ulteriori corresponsabilita''' come verifiche sui bilanci nazionali a fronte pero' di ''una strategia comune a favore degli investimenti e del lavoro''.

In questo quadro Bersani ha detto che l'Europa deve legittimamente aspettarsi che ''l'Italia non sia un problema, ma una parte della soluzione''. Un'Italia ha aggiunto che sara' certamente su questa strada grazie al ruolo del Pd. Per risvegliare il fascino europeo e far compiere un passo in piu' all'integrazione politica europea, Bersani ha proposto di eleggere il presidente della Commissione con le elezioni del parlamento europeo del 2014.

Sempre in questo orizzone, Bersani ha poi proposto un'assise italo-tedesca proprio per riflettere sul futuro dell'Ue: ''Vedrei con favore se il Parlamento italiano e quello tedesco convocassero un'assise sul futuro dell'Europa e aprissero una discussione politica: la predisposizione dell'Italia e della Germania verso una piu' genuina unione politica potrebbe essere una spinta''.

''Il momento peggiore della crisi e' sicuramente passato ma non sono sicuro -ha sottolineato Bersani- che questo lungo calendario ci metta al riparo da crisi future. La strada e' ancora lunga: nel 2013 la recessione sara' ancora di un punto e la crescita positiva ci sara' solo nel 2014. Sono numeri che si commentano da soli e che indicano gia' un percorso: sappiamo di dover garantire l'impegno per la stabilita' e sappiamo di dover proseguire e rafforzare il cammino delle riforme''.

Bersani ha quindi concluso con un monito: ''E' necessario consentire di liberare risorse nazionali per investimenti concordati con i vertici europei, perche' crescita e occupazione non sono un lusso da rinviare a domani''.

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