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pubblicato il 10/set/2015 17:59

Pd apre tavolo Camera-Senato su riforme. Governo esclude fiducia

Resta fuori nodo articolo 2. Nessun rinvio a dopo la Stabilità.

Pd apre tavolo Camera-Senato su riforme. Governo esclude fiducia

Roma, 10 set. (askanews) - Il Pd apre il tavolo "permanente" dei gruppi di Camera e Senato per cercare di trovare un'intesa sulle riforme. Oggi il primo incontro è stato solo "preliminare" e "organizzativo" hanno spiegato i partecipanti e domani ce ne sarà un altro, sempre di prima mattina, a Palazzo Madama. Il formato è volutamente "istituzionale", c'è il governo con Boschi e Pizzetti, i capigruppo Zanda e Rosato, i capigruppo in commissione Fiano e Lo Moro e Barbara Pollastrini per la minoranza Pd. Intanto il governo ha anche escluso categoricamente che metterà la fiducia sulla riforma: "Non esiste al mondo che si possa mettere la fiducia su un articolo della Costituzione - ha detto Luciano Pizzetti -, neanche in Azerbaijan...".

Nell'incontro di oggi non si è entrati nel merito delle modifiche da introdurre al Senato con la terza lettura, ma l'obiettivo, hanno spiegato gli esponenti del Pd, è concordare con il gruppo alla Camera un testo condiviso che possa procedere più rapidamente. "Ci auguriamo che questa sia la lettura definitiva", ha detto il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ricordando che "i tempi comunque stringono". Sembra infatti priva di fondamento l'ipotesi circolata in queste ore di uno slittamento della riforma costituzionale a dopo la sessione di Bilancio. "Non so chi abbia parlato di slittamento delle riforme - ha detto la relatrice del provvedimento Anna Finocchiaro -, per quanto mi riguarda io cercherò di chiudere con l'intesa più ampia nei tempi più stretti possibili". "Il nostro obiettivo è licenziare al Senato la riforma prima della sessione di bilancio", ha ribadito Pizzetti.

Nessuno cenno quindi al 'casus belli' che ha spaccato il partito del premier, ossia la modifica dell'articolo 2 per introdurre l'elezione diretta dei nuovi senatori. L'ultimo a parlarne è stato proprio Matteo Renzi all'assemblea dei senatori due giorni fa per ribadire che quell'articolo non si tocca o si rischia di mandare tutto all'aria. Dunque, nonostante sia iniziata una sorta di dialogo e di collaborazione tra maggioranza e minoranza del Pd, "i nodi politici al momento ancora ci sono", ha spiegato Doris Lo Moro, che partecipa al tavolo in quanto capogruppo Pd in commissione ma è anche firmataria del documento della minoranza dem. A suo avviso infatti "occorre che ci sia una volontà politica anche al di fuori del tavolo istituzionale di oggi".

Fino a martedì quindi, quando inizierà in commissione l'illustrazione degli emendamenti, difficilmente si capirà quale sarà il destino della riforma e dei rapporti nel Pd. Sarà decisiva la valutazione sull'amissibilità delle proposte di modifica che spetta alla presidente Anna Finocchiaro. Poi occorrerà agire sul fronte dell'ostruzionismo da parte delle opposizioni, in particolare del leghista Roberto Calderoli, che da solo ha presentato centinaia di migliaia di emendamenti. Il senatore della Lega aspetta ancora di aprire un dialogo sui punti che considera irrinunciabili, a partire dalle competenze da restituire al nuovo Senato. E su questo aspetto oggi in commissione si è alzato il coro unanime dei governatori delle principali regioni guidate dal centrosinistra: Sergio Chiamparino, Vincenzo De Luca, Enrico Rossi, tutti d'accordo nel chiedere che vengano corrette le "amputazioni" fatte alla Camera al ruolo della Camera dei territori. E tutti d'accordo anche nel dire che non occorre un'elezione diretta del Senato perchè per rappresentare i territori chi meglio dei presidenti delle Regioni? E poi, ha avvertito De Luca, "se scriviamo che i senatori devono essere eletti nel mio territorio rischiamo di non avere nè rappresentanza dei territori, nè politica ma di altre forze, non raccomandabili, qualche pezzo di camorra democratica...".

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