venerdì 02 dicembre | 19:36
pubblicato il 20/giu/2013 09:07

Pd: a che punto e' la notte? Verso (all'alba) l'arrivo di Renzi

Pd: a che punto e' la notte? Verso (all'alba) l'arrivo di Renzi

(ASCA) - Roma, 20 giu - ''Nessuna notizia? E' gia' una buona notizia!''. Cosi' si e' potuto sentire recentemente commentare nel Transatlantico di Montecitorio, da un esponente democratico di lungo corso, la situazione del Pd.

Erano giorni in cui il partito non era al centro dell'attenzione mediatica, ma la considerazione non vale solo per il contingente quotidiano, per il gossip e il retroscena, vale piu' in profondo.

Non si puo' certo negare l'esistenza di un mondo irrequieto fatto di battute polemiche, di sospetti incrociati, di sgomitate in corsa, di contrapposizioni correntizie, tuttavia questo non esaudisce l'universo politico in cui gravita il Partito Democratico.

Dire oggi a che punto e' (la notte?) del Pd, il suo stato di salute, e' obbiettivamente abbastanza difficile. La risposta deve tenere conto di diversi fattori solitamente lasciati in ombra dalla rappresentazione della sceneggiatura di un incrocio di polemiche piu' o meno personali.

Va anzitutto chiarito che il Pd cosi' come e' rappresentato dai media in costante ricerca di scoop, dove per scoop si contrabbandano perfino banali dichiarazioni, ma ''in esclusiva'', e' solo una parte -pure piccola- della realta' politica di questo partito. Un partito che -va riconosciuto una volta per tutte- e' articolato (non necessariamente diviso) in correnti. Questa parola negata, temuta ed esorcizzata, a ben vedere ha una sua valenza positiva: e' nelle correnti infatti che si e' realizzata maggiormente quella ''mescola'' tra le diverse anime e tradizioni politico-culturali che hanno dato vita al ''partito nuovo'' e indicato come obiettivo di fondo da realizzare per dotare il nascente partito di un carattere proprio. E' un fatto che in queste correnti, in modo trasversale, si sono riuniti personaggi espressione di quelle diverse culture politiche da mescolare ed amalgamare.

E' riconoscendo l'esistenza delle correnti, aperte e non rigide a garanzia che la personalizzazione e' un ruolo di leadership e non una baronia, che il partito nonostante le critiche nostalgiche o neotalebane, puo' trovare forza e vitalita'. Fatte le debite differenze storiche (ma anche etiche) e' un po' quello che avvenne nella Dc che delle correnti ne fece un carburante per vivere e governare per 50 anni! Va chiarito subito che le correnti intese come aggregazioni di orientamento politico ma anche come rappresentanza di interessi territoriali e nazionali non devono degenerare in corporazioni o lobby altrimenti si arriva ad una degenerazione, quella che porto al declino della Dc.

Al di la' delle correnti -fino ad oggi si preferisce pudicamente parlare di ''aree''- qual e' il collante del partito, il carattere e il colore dell'amalgama? Non puo' che essere l'idea di fondo di societa' e in particolare dello Stato sociale, del welfare state. E' su questo punto che nonostante le divisioni contingenti si realizza l'unita' e l'dentita' del Partito Democratico. E' anche la faglia che divide dall'altro mondo quello del liberismo predicato e perseguito anche con brutalita' dalla destra di Berlusconi, come hanno dimostrato i suoi governi.

Questo e' il quadro, il fondale, su cui si inserira' il congresso che probabilmente segnera' uno stacco nella vita politica del Pd. Se alla luce dei riferimenti di fondo, del flusso della politica le polemiche e le contrapposizioni quotidiane appaiono come un agitarsi un po' vano e comunque minore rispetto alla reale posta in gioco: il governo del Paese e la qualita' della politica.

Va anzitutto preso in considerazione che e' in atto un cambio generazionale. Questo vuol dire che al congresso (ma anche nella sua preparazione) peseranno i giovani, le new entry come si usa dire. Non che il nuovo sia di per se' sempre positivo, ma certo indica l'esistenza di una forza di ricambio, di sviluppo, di vita politica che continua. E' altrettanto certo che questo nuovo puo' essere acerbo e tentato dalla sola logica di potere, piccolo o grande che sia. Una tentazione che mette a rischio serieta' e valori politici: e' quello -si dice- che in parte avrebbe alimentato i 101 sabotatori della candidatura di Romano Prodi al Quirinale.

Nonostante le riserve di molti ''anziani'' e' in atto (ma non solo nel Pd) una personalizzazione della politica. Questo e' oggettivamente un punto importante che dovra' essere affrontato dal congresso. Se e' vero che non si puo' programmare ''un uomo solo al comando'' , e' altrettanto vero che l'evoluzione politica, e non solo italiana, va verso un rafforzamento delle leaderhip come risposta (di relativa semplificazione) alla complessita' di una societa' postindustriale e globalizzata dominata da un'economie e una finanza con sempre piu' marcate pretese egemoniche.

Di questa strada si arriva al nodo del governo che deve avere necessariamente un chiarimento in sede congressuale. E' il tema delle riforme. Si vuole ancora una struttura parlamentare classica (anche se monocamerale) o si avra' il coraggio di andar oltre verso una repubblica ''neoparlamentare'' con un deciso rafforzamento di poteri del governo verso quella ''democrazia decidente'' che si avvale pero' (sia con governo del premier o di semipresidenzialismo) di un rafforzamento delle garanzie e dei poteri di indirizzo del parlamento.

Questo in sommi capi il quadro di problemi che sono presenti in (quasi)tutti i democratici sulla via del congresso. E' in questo quadro che si inseriscono e hanno senso le contrapposizioni (anche psicologiche) tra un Bersani e una Bindi da una parte e un Renzi dall'altra. Una contrapposizione che si evidenzia su punti delicati come quello del regolamento congressuale con la norma in particolare che preveda o meno lo sdoppiamento del ruolo di segretario del partito e di candidato premier. Non e' cosa di poco conto visto che il punto investe anche l'attuale governo di Enrico Letta. Se renzi dovesse per ipotesi essere eletto segretario e per questo anche futuro candidato premier e' indubbio che se non si tagliano, almeno si spuntano le ali a Letta come premier.

A ben vedere il compito a cui e' chiamato il congresso sara' un po' come quello del mitico barcaiolo che deve portare sull'altra riva un lupo, una capra e un cavolo, ma non tuti assieme. Un rebus da risolvere per evitare che ci si mangi l'uno con l'altro. A semplificare le cose, nonostante le candidature annunciate o quasi (Cuperlo, Bersani attraverso Rossi, forse lo stesso Epifani e in ultimo, per ora, Bettini) c'e' da ammettere che la sola candidatura forte con valenza di leadership nazionale e' quella di Matteo Renzi. Alternative all'orizzonte non se ne vedono. Forse e' per questo che su Renzi si re gistra un avvicinamento concentrico di vecchi rivali (tra loro) come D'Alema, Veltroni, Franceschini.

min

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Riforme
Renzi: brogli voto estero? Film che ritorna da chi teme sconfitta
Centrodestra
Berlusconi in tv propone leadership a Del Debbio: "ci rifletta"
Riforme
Referendum, Salvini: voto estero comprato ma no vincerà comunque
Riforme
Renzi: col Sì Italia più forte in Ue su crescita e immigrazione
Altre sezioni
Salute e Benessere
Medici: atleti tendono a sovrastimare problemi cardiovascolari
Enogastronomia
Nasce il Movimento Turismo dell'Olio
Turismo
Turismo, Franceschini: il 2017 sarà l'Anno dei Borghi
Lifestyle
Yocci, il Re della Torta di Carote e... il modo di essere
Moda
Gli angeli sexy di Victoria's Secret sfilano a Parigi
Sostenibilità
Smart City, modello Milano grazie a ruolo utilities
Efficienza energetica
Pesticidi: una minaccia per le api, colpito anche l'olfatto
Scienza e Innovazione
Ministeriale Esa, Battiston (Asi): l'Italia è molto soddisfatta
Motori
Audi A3 compie 20 anni, 3 generazioni e 4 milioni di esemplari