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pubblicato il 10/ott/2013 08:31

Partiti: la Camera vota le nuove norme finanziamento pubblico

Partiti: la Camera vota le nuove norme finanziamento pubblico

(ASCA) - Roma, 10 ott - Se non ci saranno ostruzionismi da parte del M5S o imprevisti procedurali, oggi dovrebbe essere approvato dall'Aula di Montecitorio il Ddl 1154 (''Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticita' dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore'') che racchiude le nuove norme per il finanziamento ai partiti e abolisce l'impopolare sistema dei rimborsi elettorali. La seduta e' convocata alle 9, 30. Il voto finale e' previsto intorno alle 18. Poi tocchera' al Senato approvare definitivamente il testo o rinviarlo alla Camera. A far vincere le residue resistenze verso l' approvazione delle nuove norme che andranno gradualmente in vigore fino al 2017 abolendo il finanziamento diretto ai partiti hanno contribuito le parole del premier Enrico Letta che nella trasmissione tv ''Porta a Porta'' dello scorso 16 settembre aveva dichiarato che in mancanza di accordi tra partiti il governo avrebbe ''messo a disposizione lo strumento del decreto'' perche' l'impegno ad abolire le modalita' di finanziamento della politica era considerato uno degli impegni programmatici assunti dall'esecutivo. La presa di posizione del presidente del Consiglio ha avuto l'effetto di accelerare l'iter del Ddl piu' volte rinviato all'appuntamento con l' Aula dopo che la commissione Affari costituzionali della Camera aveva inutilmente cercato di avvicinare le posizioni di Pd, Pdl e Scelta civica. Un punto controverso era quello del tetto delle donazioni individuali che il Pd aveva in un primo momento fissato a 100 mila euro e che il Pdl chiedeva potesse arrivare fino a 300 mila euro, richiesta accolta con la specifica che quella quota puo' essere raggiunta da un privato mentre i finanziamenti da parte di aziende non possono sperare i 200 mila euro. Nel corso della trattativa, proprio su quella clausola, si e' tornati a discutere dell'anomalia costituita dal Pdl che ha in Silvio Berlusconi il proprio finanziatore pressoche' esclusivo. Con il testo della riforma arrivato in Aula si stabilisce che i partiti possano ricevere fondi pubblici pari al massimo del 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi. Spettera' ai singoli contribuenti decidere se devolvere questo denaro e a chi destinarlo. Viene aumentata al 52% fino a 5.000 euro e al 26% da 5.001 fino a 20.000 la possibile detrazione fiscale, a condizione che le quote sociali e le donazioni siano versate attraverso un canale bancario o postale. Contro la nuova normativa e' stato annunciato il voto contrario del M5S e della Lega Nord, mentre Sel decidera' all'ultimo momento se astenersi o votare contro avendo sostenuto nel dibattito in Aula e in quello in commissione di essere favorevole a forme di finanziamento pubblico ai partiti e alla politica per evitare la tendenza alla privatizzazione e alla personalizzazione dei soggetti organizzati che si presentano alle elezioni. L'ultima riforma del finanziamento pubblico sotto forma di rimborsi elettorali ai partiti era stata varata un anno fa, a fine legislatura, su impulso del governo presieduto da Mario Monti. Le nuove regole avevano stabilito il dimezzamento dei fondi a disposizione dei partiti, la trasparenza dei bilanci delle singole forze politiche, l'esame di quest'ultimi da parte di una commissione composta da non parlamentari con sede a Montecitorio. Malgrado gli intendimenti normativi del Ddl, resta irrisolto il tema della forma giuridica da affidare ai partiti per rendere piu' efficace l' articolo 49 della Costituzione che prevede: ''Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale''. Il governo Monti aveva affidato a Giuliano Amato, giurista ed ex presidente del Consiglio, dallo scorso settembre giudice costituzionale, il compito di stilare un memorandum proprio sulla riforma dei partiti in relazione all'articolo 49 della Costituzione. Il confronto si e' poi arenato. gar/cam

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