lunedì 05 dicembre | 04:02
pubblicato il 15/mar/2013 20:38

Parlamento: nomi e trattative, avvio di legislatura tra i tormenti Pd

(ASCA)- Roma, 15 mar - Le procedure per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato si stanno complicando piu' del previsto. La scommessa fatta da Pier Luigi Bersani si sta rivelando infruttuosa. Il segretario del Pd aveva invitato i suoi parlamentari a votare scheda bianca nelle due Camere come segno di buona volonta' nei confronti del Movimento 5 Stelle. Cosi' e' accaduto nelle prime tre votazioni alla Camera e nelle prime due al Senato. Ma dai grillini non e' venuto nessun segnale di disponibilita' al dialogo: in modo autistico, hanno votato i loro candidati. A questo punto tocca a Bersani fare un'ulteriore mossa perche' ieri, nell'incontrare i parlamentari del Pd, si era impegnato a fare un'ulteriore proposta nel caso la scelta delle schede bianche non avesse partorito novita'. Cosa proporra' a deputati e senatori, dopo aver patito oggi una sconfitta?.

A un certo punto sembrava che la situazione si fosse sbloccata. Dario Franceschini, da tempo indicato per lo scranno piu' alto della Camera, diventava il candidato naturale per Montecitorio a nome del Pd. Al Senato le trattative indicavano il possibile presidente in Mario Monti.

Lo stesso Monti dava la sua disponibilita' in questo senso - gli osservatori l'hanno interpretata anche come un riposizionamento in vista delle elezioni per il Quirinale - anche se non mancano di certo obiezioni di carattere istituzionali. Il dubbio e' semplice: potrebbe Monti accomunare su di se' i tre ruoli di premier, presidente del Senato e senatore a vita? Sull'ultimo non ci sono particolari obiezioni, essendoci il precedente di Amintore Fanfani (fu presidente di palazzo Madama pur essendo senatore a vita), ma sui primi due sorge il rovello dell'incompatibilita'. Se eletto presidente del Senato, Monti dovrebbe dimettersi da premier facendo sorgere una nuova emergenza in un quadro politico gia' turbolento e incerto.

Il possibile stop a Monti riazzerava i piani del Pd.

Iniziava a farsi strada nel pomeriggio l'idea che al Senato potesse essere eletta Anna Finocchiaro, presidente uscente dei senatori del Pd, mentre la Camera poteva essere affidata a un montiano (Renato Balduzzi?). Andrea Olivero, neo senatore montiano, ex presidente delle Acli, ci tiene pero' a precisare che ''per noi il nome che rappresenta un coagulo di forze e' solo Monti''. La Lega Nord auspicava l'elezione di Finocchiaro a condizione pero' di un accordo che prevedesse come presidente di Montecitorio un esponente del Pdl (Maurizio Lupi?).

In questo gia' difficile puzzle sono immediatamente spuntati i problemi tra le varie componenti e correnti del Pd. La scricchiolante leadership di Bersani puo' permettersi il lusso di sacrificare la candidatura di Franceschini, capo di una di queste componenti (gli ex popolari), che potrebbe presto - insieme alla minicorrente di Beppe Fioroni e ai veltroniani - convergere sull'area che fa capo a Matteo Renzi che in questa legislatura appena avviata conta in partenza su una cinquantina di parlamentari? Quella dei renziani e' l'altra novita' della giornata. Si sono mossi in modo disciplinato nelle varie votazioni secondo le indicazioni di Bersani ma hanno iniziato a emettere comunicati con le dizioni ''senatori renziani'', ''deputati renziani''. E chissa' che si sono detti in un improvvisato summit a tre Bersani, Letta e Franceschini a Montecitorio. E' indubbiamente Bersani il leader che esce piu' stressato dalla giornata di oggi: dai grillini nessun segnale di fumo, difficolta' alla soluzione Monti per il Senato, Franceschini che punta i piedi sulla sua candidatura a presidente della Camera. E sempre a lui tocca fare una proposta finale ai parlamentari in una riunione ufficiale che si terra' domani mattina. Sono alcuni dei viatici che potrebbero vedere la sua leadership alla fine ancora piu' indebolita dopo la sconfitta subita nelle recenti elezioni. E sullo sfondo c'e' da superare pure l'ostacolo dell'eventuale incarico per formare il governo che Bersani continua a ipotizzare per se' da parte del Capo dello Stato. Se quell'incarico dovesse essere o solo esplorativo o addirittura non dovesse esserci a scapito di un ''governo del presidente'', potrebbe aprirsi ufficialmente la fase del post Bersani al vertice del Pd con tempi di successione o congressuali o da stabilire in nuove primarie.

gar/vlm

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Riforme
Referendum,Si:respinti rappresentanti no a scrutinio voto estero
Riforme
Referendum, seggi aperti in tutta Italia: sì o no a riforma Renzi
Riforme
Referendum, affluenza boom alle urne: alle 19 è già al 57,24%
Riforme
Referendum,Centro-Nord spinge affluenza oltre 60%,Sud sotto il 50%
Altre sezioni
Salute e Benessere
Sifo: in Italia 4 milioni di depressi. Ma solo 1 su 3 si cura
Enogastronomia
Nasce il Movimento Turismo dell'Olio
Turismo
Turismo, Franceschini: il 2017 sarà l'Anno dei Borghi
Lifestyle
Yocci, il Re della Torta di Carote e... il modo di essere
Moda
Gli angeli sexy di Victoria's Secret sfilano a Parigi
Sostenibilità
Smart City, modello Milano grazie a ruolo utilities
Efficienza energetica
Pesticidi: una minaccia per le api, colpito anche l'olfatto
Scienza e Innovazione
Ministeriale Esa, Battiston (Asi): l'Italia è molto soddisfatta
Motori
Audi A3 compie 20 anni, 3 generazioni e 4 milioni di esemplari