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pubblicato il 07/ott/2014 19:45

Parlamento ancora bloccato su Consulta,l'amarezza di Napolitano

Martedì nuova seduta,Fi pensa a nuovo nome, Pd resta su Violante

Parlamento ancora bloccato su Consulta,l'amarezza di Napolitano

Roma, 7 ott. (askanews) - Ancora una fumata nera, la diciassettesima: neanche oggi il Parlamento in seduta comune è riuscito a eleggere i due giudici costituzionali. Non solo: il quorum di 570 è ancora più lontano della volta scorsa. I due candidati, Luciano Violante e Ignazio Caramazza, perdono voti fermandosi rispettivamente a 506 e 422. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si dice "rattristato" e "preoccupato" che il Parlamento si privi così "della facoltà attribuitagli dalla Costituzione di concorrere alla formazione della più alta istituzione di garanzia".

Il capo dello Stato affida ad una nota la sua "amara riflessione": "A poco sono valse - constata - le mie ripetute, obbiettive e disinteressate sollecitazioni perché da nessuna parte si venisse meno a questa prova essenziale di senso delle istituzioni". Nello stesso comunicato Napolitano ricorda che "altri due membri della Corte, di nomina presidenziale, stanno per concludere il mandato". Si tratta dell'attuale presidente Giuseppe Tesauro e di Sabino Cassese. Il loro incarico novennale scade il 9 novembre prossimo "ma i loro successori saranno con la massima tempestività nominati" assicura il presidente della Repubblica.

Una strigliata al Parlamento che ha un'altra settimana davanti per cercare un accordo che tenga e non venga impallinato dal voto segreto: il nuovo voto è stato fissato infatti per martedì prossimo 14 ottobre alle 11. Il Pd per ora non abbandona la candidatura di Violante. Anzi lo difende dagli attacchi di M5S che lo reputa ineleggibile e da Renato Brunetta che, durante la conferenza dei capigruppo, invita a ragionare su una verifica preventiva dei requisiti dei candidati per evitare nuovi casi tipo quello di Teresa Bene, eletta dal Parlamento al Csm e poi decaduta per mancanza di requisiti. "Violante ha tutti i requisiti per la Corte Costituzionale", scandiscono i capigruppo Pd, Luigi Zanda e Roberto Speranza.

Probabilmente non reggerà un'altra settimana invece il nome di Fi: i democratici rivendicano che i 422 voti raccolti oggi da Caramazza siano tutti del Pd e insinuano che i 79 voti ottenuti da Donato Bruno, in corsa fino alla sua uscita di scena dopo le voci di un presunto coinvolgimento in un'inchiesta giudiziaria, e parte delle schede bianche, disperse e nulle siano targate proprio Fi. Nel partito di Silvio Berlusconi si comincia tuttavia a ragionare su un altro nome anche se quelli fatti finora in ambienti azzurri erano tutti già ampiamente circolati: si tratta di Giovanni Guzzetta e di Francesco Paolo Sisto. Quest'ultimo con meno chance del primo visto che presiede la commissione Affari Costituzionali della Camera, una poltrona che Fi vorrebbe tenersi ben stretta.

Il problema del nome sembra tuttavia secondario. A impedire la fumata bianca nelle ultime settimane è più "la frammentazione e la conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari", come sottolinea lo stesso Napolitano. Non solo in Fi con le divergenze tra Raffaele Fitto e Berlusconi ma anche nel Pd con le tensioni sul Jobs act. Al Nazareno però giurano che i loro parlamentari stanno rispettando l'indicazione di Violante con una ventina di assenze fisiologiche.

Martedì il Parlamento in seduta comune ri-voterà anche per eleggere un membro laico del Csm che dovrà sostituire Teresa Bene, dichiarata decaduta perché priva di requisiti. La professoressa napoletana non si rassegna e chiede con un atto di significazione di 19 pagine che il Parlamento blocchi la convocazione per l'elezione al Csm: Palazzo dei Marescialli a suo dire non sarebbe titolato a decidere la sua ineleggibilità, della questione dovrebbe essere investito il Parlamento. La risposta di Laura Boldrini e Pietro Grasso sta nella convocazione della seduta per martedì: è "doveroso" procedere spiega la presidente della Camera. Quanto ai candidati, in pole ci sarebbe la deputata dem Anna Rossomando ma nel Pd si erano fatti anche i nomi di Stefano Passigli e Cinzia Capano.

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