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pubblicato il 14/feb/2013 12:00

Papa/ Rush finale su presidente Ior tra accelerazioni e frenate

Spunta nome di belga De Corte ma Lombardi frena. Scelta imminente

Papa/ Rush finale su presidente Ior tra accelerazioni e frenate

Città del Vaticano, 14 feb. (askanews) - Rush finale sul nuovo presidente dello Ior dopo mesi di stallo. Entro la fine della settimana, prevedibilmente sabato, i cinque cardinali della commissione di supervisione dovrebbero formalizzare la nomina del nuovo capo della "banca vaticana", dopo che la casella è rimasta vuota il 24 maggio scorso, quando il 'board' licenziò all'unanimità Ettore Gotti Tedeschi. Da allora la decisione è stata rinviata di mese in mese. E negli ultimi giorni, dopo l'annuncio del Papa di rinunciare al soglio di Pietro, sembra si sia sbloccata. Spunta anche il nome del probabile presidente, il belga Bernard De Corte, ma il portavoce vaticano raffredda gli entusiasmi. Le prime indiscrezioni sull'avvicendamento alla poltrona che fu di monsignor Marcinkus, poi del discretissimo Angelo Caloia, infine, dal 2009 al 2012, del pirotecnico Gotti Tedeschi, filtrano dopo l'incontro che il cardinale Tarcisio Bertone ha avuto con Napolitano, Monti e il governo italiano all'anniversario dei Patti lateranensi. Non tutti, anche in Vaticano, capiscono la fretta di riempire quella casella. Ma il dado sembra tratto e nella mattinata di oggi spunta il nome che il Papa avrebbe scelto, quello di De Corte. Si tratta non già di un banchiere classico, ma di un esperto di investimenti finanziari, un po' come fu il 'mitologico' Bernardino Nogara del secondo dopoguerra. Ha lavorato in diverse società d'investimento private. Alla Wereldhave Belgium SA, in cui è stato direttore fino al 10 maggio del 2011, si è occupato di investimenti immobiliari in Belgio, in Brederode, che aveva lasciato nel 2007, è stato a capo della sotto-società Afrifina (African Finance and Investment Analytics) che si occupa prevalentemente di compagnie che lavorano nel business dell'acqua e dell'energia, e con Copeba, società privata che si occupa di investimenti con un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. "Non mi risulta, non confermo", ha però dichiarato il portavoce vaticano Federico Lombardi nel briefing quotidiano sulla rinuncia del Papa. "Confermo che la decisione è imminente, ma non è una gara al primo che indovina". Dietro la cautela del gesuita, ci sarebbe una complessa partita curiale che catalizza le tensioni già emerse ai tempi di Vatileaks (tra l'altro, lo scontro tra i cardinali Tarcisio Bertone e Attilio Nicora sulla strategia da perseguire per adeguare il Vaticano agli standard internazionali sull'antiriciclaggio) e non sopite dalle dimissioni del Papa. Di certo, il prossimo 23 febbraio scade l'incarico quinquennale della commissione cardinalizia di vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione. Oltre a Bertone e Nicora (presidente dell'authority finanziaria del Vaticano), ne fanno parte i cardinali Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo e Jean-Louis Tauran, diplomatico di lungo corso e presidente del pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso. I rumors vaticani accreditano l'idea che Nicora e Tauran sarebbero in rotta di collissione con Bertone. Al punto che qualcuno ha ipotizzato una loro sostituzione, per l'ormai prossimo quinquennio, con i cardinali Leonardo Sandri e Domenico Calcagno. Ma questa prospettiva, in realtà, non è affatto pacifica e le divergenze non farebbero prevedere un esito scontato. Nel frattempo si ridefinisce il Consiglio di sorveglianza dello Ior, ossia il 'board' laico che dipende dalla commissione cardinalizia e governa operativamente l'istituto. Dopo il siluramento di Gotti Tedeschi rimanevano a farne parte il leader dei Cavalieri di Colombo Carl Anderson, Antonio Maria Marocco, presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Manuel Soto Serrano del Banco Santander, e Ronaldo Hermann Schmitz, ex ad di Deutsche Bank (la banca che gestiva, fino al blocco di Bankitalia, i bancomat del Vaticano) e presidente 'ad interim' dello Ior. Ora sarebbe in arrivo un cambio, facilitato dal cacciatore di teste Spencer Stuart. Fuori Schmitz e dentro un altro tedesco, Ernest von Freyber. Fuori Gotti Tedeschi e dentro De Corte. Chi sarà il presidente, però, non è ancora chiaro. Sembra scontato - lo aveva confermato Cesare Geronzi - che il prossimo presidente dovrebbe essere un "foresto".

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