martedì 17 gennaio | 10:33
pubblicato il 23/ott/2012 17:01

Papa/ Per il maggiordomo spunta ipotesi del carcere in Vaticano

Pubblicate motivazioni condanna. Secondo processo Vatileaks 5/11

Papa/ Per il maggiordomo spunta ipotesi del carcere in Vaticano

Città del Vaticano, 23 ott. (askanews) - Sinora era stata esclusa. La carcerazione per Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa condannato a diciotto mesi lo scorso 6 ottobre per furto di documenti riservati della Santa Sede, sembrava un'eventualità remota. Molti, in Vaticano, davano per certo, nei 'pourparlers', che prima di allora il Papa lo avrebbe graziato. Ma, soprattutto, la pena - spiegava ad esempio il giudice vaticano Giovanni Giacobbe - doveva essere scontata in un penitenziario italiano perché "in Vaticano non c'è una struttura carceraria". Con la pubblicazione odierna delle motivazioni della sentenza, però, lo scenario cambia, e per l'ex assistente di camera del Pontefice si prospetta un periodo di detenzione e solo successivamente la grazia sovranamente concessa da Benedetto XVI. La grazia è "possibile" ma "nessuno sa, né io ho da dire, quando, come, se e perché", ha spiegato oggi il portavoce vaticano, il gesuita Federico Lombardi, in un briefing convocato in occasione della pubblicazione delle motivazioni. " una possibilità, aspettiamo e vediamo". La decisione, ad ogni modo, non scatterà prima dell'esaurimento del tempo a disposizione per la pubblica accusa, tra pochi giorni, di presentare appello. Conseguentemente, "se adesso avviene una carcerazione è da prevedere che avvenga in Vaticano" e non in Italia. "Attualmente non c'è alcuna iniziativa per chiedere (che la detenzione avvenga) in Italia e anche se il trattato del Laterano lo prevede come possibilità, non c'è una convenzione per attuare tale possibilità". Paolo Gabriele sarebbe detenuto presso una cella attrezzata nella caserma della gendarmeria vaticana. Nello stesso luogo, cioè, dove ha trascorso oltre cinquanta giorni in un periodo di detenzione preventiva, tra maggio e luglio, durante il quale - lo ha denunciato la sua legale nel dibattimento - ha anche subito trattamenti inumani. Una vicenda sulla quale, peraltro, la gendarmeria del comandante Domenico Giani ha respinto le accuse e il pm vaticano ha aperto un fascicolo. Oggi, intanto, è stato annunciato che il prossimo 5 novembre ci sarà la prima udienza del secondo processo nel caso 'Vatileaks', quello a carico di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato, accusato di favoreggiamento. La sua posizione era stata stralciata dal primo processo, quello a carico del maggiordomo. Tra i testimoni che verranno chiamati a deporre, un monsignore della segreteria di Stato, Carlo Maria Polvani, nipote di quel monsignor Carlo Maria Viganò che, spedito dal governatorato vaticano alla nunziatura negli Usa, dette la stura, con le sue denunce, al caso della fuga di documenti riservati. (segue)

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